Municipi: ,

Stiamo davvero in smartworking?

Intervista al Presidente della Teleconsys SpA Agostino Angeloni

Stavolta comincia con una straordinaria paura il cambiamento. Valla a spiegare adesso coi corsi e ricorsi, caro G.B. Vico, questa storia di starcene tutti quanti irrimediabilmente a lavorare da casa.

Mettiamo da parte un attimo quelli che si sono fermati del tutto, togliamo quelli che di colpo si accorgono che non c’è più tempo da sprecare in un lavoro che non gli è mai piaciuto, sottraiamo chi lavora e rischia fuori casa per la sopravvivenza di chi sta dentro, restano quelli dello smartworking. E sono una marea.

Prima del diluvio a costruire l’arca c’era la Teleconsys SpA, la società che ha fornito know how e strumenti al Ministero dell’Interno e al Ministero del Lavoro, per la realizzazione di un piano per lo smartworking dei dipendenti.

Cos’è allora lo smartworking improvvisato in questo periodo?

“Ti dirò cosa non è smartworking – risponde il Presidente Agostino Angeloni –  Lo smartworking non è una videochiamata, né una call conference, non è condividere una presentazione e non è neanche avere strumenti nel cloud, sebbene il cloud sia importante. Lo smartworking è la possibilità di essere produttivi con tutti gli strumenti di cui possiamo disporre in quel momento, non soltanto un PC ma anche un tablet, un telefonino, un PC dentro il business centre di un albergo. L’applicativo che utilizzi normalmente in ufficio (SAP, Oracle) deve poter essere convertito e reso disponibile nelle modalità smart, ovvero devi poter accedere a queste risorse nella stessa modalità con cui accederesti dall’ufficio e con la stessa velocità. Devi inoltre avere tutti i documenti digitalizzati, non puoi fare il lavoro smart se non hai prima digitalizzato l’ufficio. Devi soprattutto intervenire sui processi autorizzativi, – continua Agostino – se sei un manager e alcune cose richiedono la tua firma o la tua approvazione durante un processo di workflow, non puoi pretendere che la tua segretaria arrivi a casa tua con il libro firma e tutti i pagamenti da autorizzare. Lo smartworking parte prima dello strumento di collegamento, parte da un progetto di trasformazione digitale delle aziende. Prima ancora di farti lavorare da casa l’azienda stessa deve diventare smart”.

Il vostro slogan è “anziché il luogo di lavoro, il lavoro nei luoghi”, quanto altro va fatto per raggiungere questo obiettivo?

“Devo metterti nella condizione di lavorare da casa o altrove rispettando tre condizioni: la prima è la sicurezza, cioè devo assicurarmi che dal momento in cui tu operi in un contesto lavorativo al di fuori del mio perimetro di cybersecurity, tu sia ugualmente in sicurezza; la seconda è quella di rispettare la privacy perché il lavoro entra a casa tua, dove tu hai delle abitudini, ci sono terze persone ecc. La terza condizione: nel rispetto delle norme, io devo poter misurare la tua produttività, questo è un tema con contorni piuttosto sbiaditi, c’è un problema di tutela dell’individuo, io devo poter monitorare ma non vessare”.

In quanto manager, quale ritieni sia migliore in termini di produttività del lavoratore, il lavoro in presenza o lo smartworking?

“Assolutamente lo smartworking”.

Come state gestendo adesso all’interno della Teleconsys lo smartworking, siete senz’altro i più preparati!

“Sicuramente sì e siamo anche molto abituati. Va considerato però anche che quando tu stai a casa perché lo scegli è un posto bello, ma la casa, se stai in cattività, diventa una galera! E chiaramente poi se ci stai bene a casa, ti fanno un regalo ma se tu non ci stai volentieri, insomma se già scappavi da casa per andare in ufficio! A parte queste note di colore che comunque ci stanno, sicuramente noi avevamo già un approccio digital, è bastata una circolare interna con cui discipliniamo il lavoro. Poi, visto che del lavoro fanno parte anche le relazioni, quindi il caffè coi colleghi, la battuta, la presa in giro, noi abbiamo creato un gruppo whatsapp dove a ciclo continuo c’è chi mette il post, chi fa l’indovinello. Affianchiamo la parte lavorativa a quella ludica: abbiamo appena bandito un piccolo concorso fotografico interno sui bambini durante lo smartworking, poi ci sarà il peggior outfit dentro casa… e l’umore è buono, è alto. Anche la parte lavorativa tiene su, ci si sente utili anche a distanza”.

Tutto questo modificherà il nostro modo di lavorare in futuro?

“Sì, duemila volte sì. Noi abbiamo visto troppi benefici in questo momento, dal punto di vista della produttività ma anche dell’inquinamento, del traffico, della qualità della vita. Noi torneremo negli uffici ma ci torneremo meno. Faremo gli incontri se veramente serve fare l’incontro. Siamo animali abitudinari, cerchiamo la nostra comfort zone nell’abitudine, il coronavirus ci ha obbligato ad uscire dalla comfort zone e ad esplorare un territorio che prima era soltanto intravisto. Alla fine diremo scusa ma io perché devo andare in ufficio quando questa cosa me la posso fare in pigiama col caffè di casa mia, ci vado più tardi. Il timbrare il cartellino non ha più senso nel momento in cui tu puoi lavorare dovunque e dal momento che se non ti va di lavorare non ti va né se hai timbrato il cartellino né se stai a casa. Il problema della produttività non può essere misurato con un orario di lavoro in entrata e in uscita, questa è una cosa arcaica. E poi io azienda ho bisogno a questo punto di meno spazio. Ottimizzo i costi aziendali, i costi degli spostamenti, i biglietti aerei, i costi dei treni, delle auto; mi serve meno superficie fisica per ospitare meno dipendenti perché la maggioranza non è in ufficio; ho meno faldoni di carta perché ho tutto digitalizzato, si liberano centinaia di metri quadri. E’ una grande opportunità per migliorare la qualità della vita di tutti”.

Sei un manager ma anche un papà, ti è capitato di lavorare con il tuo bambino intorno, come gestisci la situazione?

“Non ho mai avuto problemi perché devo dire che mia moglie in questo mi ha sempre aiutato, se vede che sto facendo una telefonata o sono concentrato sul lavoro, quella stanza magicamente diventa silenziosa”.

Si tratta quindi solo di collaborazione tra moglie e marito?

“Si tratta di buona educazione e di rispetto, in questo gli strumenti tecnologici non possono aiutarci! Ma sarà così per tutti quando questi strumenti, oltre che adottati nella pratica, saranno digeriti all’interno dei nuovi ecosistemi che si creeranno virtualmente e nelle case”.

 

Ecco che in questo tempo sospeso avanza inesorabile quella “semplice rivoluzione” che il sociologo De Masi annuncia da anni, perché “cellulare e internet, skype e whatsapp riescono ormai a realizzare l’antico sogno umano dell’ubiquità, annullando i vincoli spaziotemporali”.

 

Patrizia Artemisio

 


GLOSSARIO

CALL CONFERENCE: Conferenza telefonica

 

CLOUD: vasta rete di server collegati tra loro che operano come un unico ecosistema. Questi server possono archiviare e gestire dati, eseguire applicazioni o distribuire contenuti o servizi, ad esempio video in streaming, posta elettronica Web, software di produttività aziendale o social media. Grazie al CLOUD anziché accedere a file e dati da un computer locale, vi accederai online, da qualsiasi dispositivo con connessione Internet, e le informazioni saranno disponibili ovunque tu vada e ogni volta che ti servono.

 

WORKFLOW: gestione informatica dell’insieme dei compiti e dei diversi attori coinvolti nella realizzazione di un processo lavorativo (detto anche processo operativo)

 

CYBERSECURITY O SICUREZZA INFORMATICA: l’insieme delle tecniche e dei dispositivi, sia software sia hardware, mediante i quali si attua la protezione di dati e sistemi informatici. Gli aspetti principali della s. informatica riguardano la difesa delle informazioni dai tentativi di intrusione a scopo di spionaggio o di danneggiamento dell’intero sistema, e la salvaguardia della loro integrità, ovvero la protezione delle informazioni nei confronti di modifiche, accidentali o volontarie, del loro contenuto

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Un commento su “Stiamo davvero in smartworking?

  1. Articolo molto interessante e che, permettetemi, mi aiuta anche a far capire perché in questi anni io abbia investito in cloud per la memoria dei dati, in software a pagamento di sicurezza per il GDPR, virus e non solo, per software che mi “aprissero il mio pc” da qualunque device.
    Addirittura pago 3 abbonamenti internet, anzi 4 per garantirmi coperture di vari operatori. Perché l’inconveniente è dietro l’angolo ma non voglio che da fuori si veda
    C’è chi pensava fosse solo una moda nerd.
    Oggi è diventata la mia “assicurazione”: investi un po’ sempre ma nel momento di crisi non tracolli.
    Qui il mio articolo sullo smartworking (al netto di quanto ho scritto qui!)
    https://www.letiziapalmisano.it/come-organizzare-lo-smart-working-e-lavorare-da-casa-senza-diventare-matti-in-10-mosse-digital-detox/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento