“Sto senza una lira”. Gli audio choc dei truffatori in trasferta da Napoli a Roma per circuire gli anziani

Indagini in corso della Polizia Locale e Polizia di Stato. Eseguite misure cautelari a carico di due ragazzi

«Sto senza una lira… sabato devo andare a ballare e mi servono 200, 300 euro». La voce arriva da un telefono, graffiata dal rumore di fondo e dalla disinvoltura di chi non vede nulla di strano nel dichiarare le proprie intenzioni criminali. È giovane, sicura di sé.

È la voce di un ragazzo partito da Napoli alla volta di Roma per mettere a segno l’ennesima truffa ai danni di anziani soli e vulnerabili. Non l’audio di un film, ma un’intercettazione reale che fa gelare il sangue.

Perché dietro quelle parole apparentemente leggere – mi servono soldi per andare a ballare – si nasconde un sistema rodato, fatto di viaggi organizzati, telefonate studiate a tavolino, storie costruite per far leva sulle paure più intime delle vittime.

Una rete che da anni muove giovani truffatori dalla Campania alla Capitale, sperando di passare inosservati.

Questa volta, però, i loro piani si sono scontrati con il lavoro certosino degli agenti della polizia locale di Roma Capitale, insieme al commissariato Viminale.

La vittima prescelta è un’anziana di 89 anni che vive nella zona nord di Roma. A marzo 2025 riceve una telefonata: dall’altro capo della linea le raccontano che un suo familiare è rimasto coinvolto in un incidente e che, senza un rapido pagamento, rischia guai seri con la giustizia.

La donna, già provata da problemi di mobilità e sola in casa, entra nel panico. I truffatori lo sanno. Ci giocano. Insistono.

Le chiedono soldi, gioielli, qualsiasi cosa possa servire a “sistemare” la situazione. Le chiedono di affrettarsi. Lei non può muoversi, e allora accetta di mandare la propria badante a Termini, dove uno dei due giovani la aspetta per ritirare il bottino.

Non c’è esitazione nei loro gesti: per loro è un lavoro. Una scorciatoia.

Ma i passi dei truffatori vengono seguiti a ritroso grazie alle telecamere, alle analisi delle celle telefoniche, ai riscontri degli agenti sul territorio.

Pezzo dopo pezzo, gli investigatori ricostruiscono il mosaico del raggiro, fino a individuare prima il 18enne che ha raccolto la refurtiva e poi il 23enne che aveva orchestrato le telefonate dal capoluogo campano.

Il giudice dispone per entrambi l’obbligo di dimora nei comuni di Melito di Napoli e Casoria e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Ma l’indagine non si ferma: si sospetta che i due non siano nuovi a episodi simili, e gli investigatori stanno proseguendo gli accertamenti per incastrare eventuali ulteriori responsabilità.

Il caso si inserisce nel più ampio filone coordinato dalla procura di Roma, lo stesso che nel 2023 aveva già portato a 11 misure cautelari, sempre legate al sistema dei “finti incidenti”.

IL VIDEO E AUDIO DELLA TRUFFA:


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