

Un racconto fatto di ghisa, ruggine e ....sentimenti
“Nasone rosicone” del parco Bonafede, con addosso le non recenti “cicatrici” lasciate da un atto vandalico, da tempo cova un risentimento sordo.
Ogni giorno davanti a lui passano bambini, adulti, anziani, cani, che cercano di dissetarsi dalle poche gocce di acqua che escono dal suo “naso”, ignorando le sue ferite.
Si sente trascurato, è un “nasone” ferito nell’indifferenza generale.
L’amarezza di “nasone rosicone” è aumentata quando è venuto a conoscenza dell’articolo scritto e pubblicato da Abitare A Roma sul “nasone lacrimoso“, che è ubicato a qualche centinaio di metri di distanza.
Che bravo “nasone lacrimoso”, ha fatto parlare di sé a Tor Tre Teste e pure all’Alessandrino.
“Nasone rosicone” è stato vittima anche lui di atti vandalici evidenti, ha ricevuto attenzioni verbali, segnalazioni e promesse di restauro, ma nulla si è concretizzato
È ingiusto, borbotta tra i suoi tubi arrugginiti, lui, invece, è con i suoi graffi ben visibili nel parco Bonafede e nessuno si accorge del suo dolore.
“Nasone lacrimoso” si è lamentato un po’ alle prime luci dell’alba al parco di Tor Tre Teste e il “camminatore”, che ha amici cronisti, è subito accorso ed è stato pubblicato l’articolo.
La gelosia di “nasone rosicone” è una metafora che vuole invitare le autorità competenti (V Municipio, ACEA ATO2) a riflettere sul rapporto del cittadino con lo spazio pubblico.
Ogni “nasone” vandalizzato è un segnale di trascuratezza che non si può ignorare.
Prendersi cura di questi umili eroi dell’idratazione urbana significa rispettare la storia di Roma e garantire un futuro più decoroso per tutti.
In una foto è ben visibile il marchio SPQR.
Le autorità competenti devono imparare a prestare attenzione a ogni “segnalazione” che viene dal territorio.
C’è mancanza di una cura costante e uniforme per questi piccoli ma significativi elementi dell’arredo urbano romano.
Se la voce del territorio sollecita l’autorità competente, a seguito di danni eclatanti, e non riceve risposte certe, si rischia di sentirsi ignorati, lasciandoci addosso un senso di abbandono.
Noi cronisti siamo abituati alla vostra “voce del silenzio”, “nasone lacrimoso e nasone rosicone, NO!
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