‘Sussurri’ urbanistici a Cinecittà est

Voci su trasformazioni diverse da quelle progettate dai cittadini e volute dal Municipio sui 35 ettari della località "Quadrato"
di Aldo Pirone - 11 Novembre 2009

Che succederà sui 35 ettari di proprietà del Comune di Frascati intorno al terminal di Anagnina?

Girano voci strane su distese di case. E l’esperienza ormai ci dice che quando su consistenti trasformazioni urbanistiche si cominciano a sentire ‘’sussurri’’ poi arrivano le ‘’grida’’ che in questi casi non sono mai ‘’manzoniane’’ perché si materializzano sempre in qualche centinaia di migliaia di mc di cemento.

Siamo in località ‘’Quadrato’’. Accanto al popoloso quartiere di Cinecittà est. Nell’autunno del 2005 arrivò alla chetichella in Municipio, per il parere consultivo, una delibera per uno dei tanti ‘’accordi di programma’’ che prevedeva lì un’edificazione complessiva di ben 550.000 mc. Una densità doppia rispetto alla ‘’centralità’’ di Torre Spaccata e di circa il 40% superiore a quella famigerata di Scarpellini in quel di Romanina. Il tutto poggiava su una struttura sanitaria ‘’prevalentemente pubblica’’ a carattere, si disse, ‘’riabilitativo’’. Anche qui negli anni precedenti erano corse voci su progetti in proposito della famiglia sanitaria degli Angelucci che avrebbe aspirato a segnare il territorio, dopo averlo punteggiato di presidi e ambulatori vari, con una clinica privata, da convenzionare, di ragguardevoli dimensioni. La famiglia, come si sa, oggi è nei guai con la giustizia ed è al centro di varie polemiche sia nella nostra Regione che in quel di Puglia. Il capostipite, Antonio, deputato del PDL, stando alle cronache contornanti e conturbanti dell’affaire Marrazzo, pare che abbia brigato per far dimettere lo sgradito, per la prosperità dei suoi affari, ex assessore regionale alla sanità Augusto Battaglia. Malgrado la collocazione politica di centrodestra del ‘’sor’’ Antonio, la famiglia sta nell’editoria in modo rigorosamente bipartisan, editando i giornali ‘’Il Riformista’’ e ‘’Libero’’. Il giornale ‘’l’Unità’’, l’anno scorso si è salvato per un pelo dall’abbraccio fraterno, probabilmente grazie all’intercessione celeste del suo fondatore Antonio Gramsci.

Saputo di straforo della delibera i rappresentanti del Cdq Cinest e della Comunità Territoriale insorsero costringendo il Comune a bloccare l’’’accordo’’ voluto da Frascati e spingendo il Municipio, che in questo caso si era dimenticato della ‘’partecipazione’’, ad attivare un percorso partecipativo di discussione con i cittadini durato 10 mesi. Nel novembre del 2006, raccogliendo le richieste, le proposte, le progettualità avanzate dai cittadini il Municipio approvò una nuova delibera chiedendo principalmente: una riduzione delle cubature complessive soprattutto nel comparto commerciale; la creazione di un grande polo culturale multifunzionale; l’acquisizione in proprietà di 100 ettari del Parco degli Acquedotti con i casali annessi e, last but not least, che la struttura sanitaria, verosimilmente ospedaliera, fosse inequivocabilmente ‘’pubblica’’. Inoltre il Presidente Medici, da vecchia volpe urbanistica, volle inserire una clausola per così dire ‘’dissolvente’’ per cui se veniva a mancare l’ospedale ‘’l’intero Accordo di Programma dovrà essere sottoposto a una nuova valutazione complessiva, sia a livello comunale che a livello municipale’’. A dicembre la giunta Veltroni controdedusse la delibera municipale, all’insaputa dei cittadini, del Comitato di quartiere e della Comunità territoriale. Praticamente respinse tutte le richieste qualificanti e dissolse la ‘’clausola dissolvente’’ promettendo che, se l’ospedale non si fosse fatto, un altro servizio pubblico di pari livello sarebbe venuto ad adagiarsi sui morbidi prati di Cinecittà est. Forse il Presidente Medici subodorò qualcosa di simili impietose bocciature perché qualche mese dopo, nel 2007, digrignando i denti volpini minacciò: ‘’Poche storie, indietro non si torna. Quel presidio ospedaliero si deve fare e si farà. Ma sia chiaro, se qualcuno si metterà di traverso su quel terreno farò pascolare le pecore, non consentirò speculazioni’’. Le pecore da richiamare pare fossero di pura razza abruzzese.

Con la fine anticipata della consiliatura, e anche del centrosinistra capitolino, l’’’accordo’’ controdedotto non fu approvato dal Consiglio comunale, rimase nel cassetto. Da lì lo tolse tosto il Commissario prefettizio Morcone che lo firmò l’11 aprile 2008. Saputa la cosa il Comitato di quartiere Cinest e la Comunità Territoriale fecero un appello disperato chiedendo al nuovo Sindaco Alemanno di bloccare l’iter del provvedimento e di riaprire il confronto partecipativo con i cittadini. E sollecitarono il Municipio ‘’a far sentire la sua voce a difesa delle sue proposte emendative così malamente respinte dalla giunta Veltroni’’. Il primo cittadino non se ne dette per inteso mentre il secondo cittadino, in questo caso il Presidente Medici, fu sopraffatto e tradito dalla sua stessa maggioranza che fece seguire, al suo ruggito da leone dell’anno prima, il flatus vocis di una risoluzione approvata il 25 luglio 2008 in cui si diceva, impudicamente, che ’’La Giunta Comunale nella seduta del 13 dicembre 2006 in merito a quanto su esposto, ha accolto la maggior parte delle richieste’’.

Cinest e Comunità Territoriale si rivolsero, nell’ottobre successivo, al neopresidente della Commissione urbanistica comunale Di Cosimo per avere un’audizione, comunque un ascolto, sul problema. L’onorevole chiese qualche settimana di tempo per avere contezza della questione e per raccapezzarsi nell’intricata materia urbanistica. Poi avrebbe fissato un incontro. Si sta ancora raccapezzando. Una cosa è certa: i cittadini di Cinecittà est non si sono dimenticati della ‘’clausola dissolvente’’ né della delibera 57/2006 che assicura loro il diritto ad essere messi a parte e coinvolti in qualsiasi altro progetto che volesse modificare quello precedente e, soprattutto, non vogliono che la trasformazione urbana diventi l’ennesima, informe, colata di cemento.


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