

Cortei e presidi nella Capitale da Fiumicino a Montecitorio. Ventidue sigle sindacali in piazza per chiedere regole certe sui decreti attuativi. Salvini convoca le parti
Roma si è svegliata sotto il rombo dei motori. Dal primo mattino, una lunga carovana di taxi ha invaso le strade della Capitale, trasformando le arterie principali in un campo di battaglia di clacson e bandiere sindacali.
Oltre venti sigle hanno risposto all’appello della protesta contro quello che viene definito lo “strapotere degli algoritmi” e l’avanzata delle multinazionali del ride-hailing come Uber.
La tensione è palpabile. I tassisti, licenza comunale alla mano e nervi tesi, chiedono da anni la chiusura di un iter legislativo rimasto fermo al 2019, quello dei decreti attuativi contro l’abusivismo e la liberalizzazione selvaggia del settore.
Il raduno è avvenuto all’aeroporto di Fiumicino: centinaia di taxi incolonnati, provenienti da tutta Italia, pronti a partire verso il centro. Il corteo ha percorso via Cristoforo Colombo, viale Aventino e lungotevere fino a Piazza Bocca della Verità, dove la manifestazione è esplosa in un presidio rumoroso e colorato.
Poi l’inevitabile spostamento verso Montecitorio, con i conducenti che hanno occupato simbolicamente le piazze del potere, tra striscioni e slogan contro il “governo dei click”.
Dal fronte politico, il dibattito è infuocato. La Uiltrasporti denuncia come sicurezza e qualità del servizio non possano essere affidate a “app senza controllo pubblico”. La Cgil attacca frontalmente l’esecutivo Meloni, accusandolo di non aver mantenuto gli impegni presi per proteggere chi ha pagato regolarmente la licenza.
Dal canto suo, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini prova a smorzare i toni: «Ho convocato tutte le sigle domani pomeriggio al Ministero. Quelli tra taxi e Ncc sono i tavoli più impegnativi che abbia mai gestito, vere e proprie avventure». Parole che non bastano però a fermare l’onda di protesta.
Non tutti i tassisti hanno aderito allo sciopero. Unione Radiotaxi d’Italia (Uri) e il consorzio itTaxi hanno confermato la fiducia nel dialogo istituzionale, criticando i colleghi in piazza. «Dovrebbero protestare contro se stessi — attacca il presidente Loreno Bittarelli — furono loro nel 2019 a chiedere modifiche che hanno creato l’attuale vuoto regolatorio».
Sul tavolo delle rivendicazioni, tre punti chiave:
Regole chiare per le piattaforme digitali e stop agli algoritmi opachi che gestiscono il servizio.
Chiusura immediata dei decreti attuativi rimasti fermi da sette anni.
Difesa del servizio pubblico: riaffermare il taxi come Servizio Pubblico Locale, opponendosi alla liberalizzazione selvaggia.
Mentre Roma lotta con il traffico paralizzato e le sirene in sottofondo, la “guerra del tassametro” mette a nudo tensioni vecchie e nuove: la sfida tra tradizione e innovazione, tra piccoli imprenditori e giganti digitali, è destinata a trasformarsi in uno scontro durissimo nei mesi a venire.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
La protesta sembra raccontare più di una semplice vertenza di categoria