

Ecoitaliasolidale rilancia la proposta concreta del Parco Nazionale del Tevere
Dal padiglione italiano dell’Expo di Osaka, il sindaco Roberto Gualtieri ha lanciato una promessa ambiziosa: entro cinque anni si potrà nuotare nel Tevere. Un annuncio che ha riacceso i riflettori sul fiume che da secoli scorre tra le bellezze di Roma, simbolo della città ma anche specchio delle sue contraddizioni.
Alle parole del sindaco ha però fatto eco la voce critica del governatore del Lazio Francesco Rocca, che ha definito la balneabilità del Tevere una “suggestione”, ricordando che le priorità restano altre: mobilità, decoro urbano, sicurezza.
In questo duello di visioni si inserisce Ecoitaliasolidale, che accoglie con favore l’attenzione al fiume, ma avverte: non bastano gli slogan. Servono progetti concreti e strutturali.
La proposta? Creare il Parco Nazionale del Tevere, un piano di rigenerazione ambientale, sociale ed economica che cambierebbe il volto del bacino fluviale.
Il dibattito sul Tevere si intreccia a una crisi più grande. Il Mar Mediterraneo si sta scaldando a un ritmo tra il 20% e il 50% più veloce della media globale. Entro il 2100, la temperatura superficiale potrebbe crescere fino a +4,5°C, con conseguenze irreversibili sugli ecosistemi.
Un mare che rappresenta appena l’1% delle acque del pianeta, ma che ospita 12.000 specie marine e custodisce fino al 12% della biodiversità mondiale.
E poi c’è l’inquinamento da plastica: dal 1950 l’umanità ha prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Oggi, 22 miliardi di chili sono già nei mari, e gli scienziati avvertono: entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani.
Non è un caso se gli studi indicano il Tevere tra i fiumi più inquinanti del Mediterraneo. Secondo l’Università di Tor Vergata, tra il 2006 e il 2016 oltre 8.000 tonnellate di microplastiche sono state trascinate in mare dai corsi d’acqua italiani.
Nel luglio 2020, analisi condotte alla foce del Tevere hanno trovato polistirolo e microplastiche in tutti i campioni prelevati, con punte di 60 microgrammi per litro di sedimento, anche a 6 km dalla costa.
Queste sostanze non si fermano alla riva: entrano nella catena alimentare, nei pesci, nei molluschi e, alla fine, nei nostri piatti.
Per Ecoitaliasolidale, il futuro del fiume non può ridursi a un tuffo estivo. Serve una visione più ampia: un Ente unico di gestione del Tevere, che si occupi di:
riqualificazione ambientale e depurazione delle acque,
mobilità alternativa e turismo fluviale,
valorizzazione di argini, ciclabili, ippovie,
recupero dell’archeologia industriale dell’area Ostiense.
Il cuore del progetto è il Parco Nazionale del Tevere, che si estenderebbe su 80.000 ettari, attraversando 4 Regioni, 8 Province e 82 Comuni.
Sarebbe il sesto parco nazionale italiano per estensione e includerebbe anche l’Aniene e gli affluenti inferiori. Un passo che aprirebbe la strada alla candidatura del Tevere come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, accanto a luoghi unici come la foresta fossile di Dunarobba.
L’Italia conta oggi 29 aree marine protette e 2 parchi sommersi: 228.000 ettari di mare e 700 km di costa tutelati. I parchi assorbono ogni anno 145 milioni di tonnellate di CO₂, un terzo delle emissioni nazionali. Ma l’Europa chiede di fare di più: 30% di territorio protetto entro il 2030.
“I fiumi non sono solo corsi d’acqua. Sono arterie di vita”, ammonisce Ecoitaliasolidale. “Il Tevere può diventare il simbolo di una rinascita ambientale, sociale e culturale per tutto il Paese. Basta promesse: servono azioni, competenze e coraggio. Fermiamo l’invasione della plastica, salviamo il Tevere, proteggiamo il Mediterraneo”.
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