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Tiburtino Nord, festa per i 50 anni del comprensorio

I giovani di ieri e di oggi hanno festeggiato il comprensorio nato nel 1975

Nel pomeriggio di sabato 25 ottobre presso i locali comuni del condominio di via di Pietralata 430 si è tenuta la festa per i 50 anni del comprensorio “Tiburtino Nord”, occasione in cui tanti testimoni, dai condomini attuali a quelli di un tempo, passando per soggetti che hanno contribuito alla realizzazione del complesso edilizio, hanno voluto rivivere insieme questi 50 anni di storia, con racconti, aneddoti e curiosità in una storia che parte dal lontano 1975.

Ad aprire l’evento due condomini nati e cresciuti nel comprensorio, Francesca Berna e Emanuele Gallo (tra coloro che hanno organizzato l’evento) che hanno lasciato il compito di coordinare gli interventi a Federica Desideri, per l’occasione non in veste istituzionale di Assessora municipale ma da ex condomina, cresciuta con la propria famiglia nel comprensorio fin dal 1975 (anno della costruzione dello stesso da parte del consorzio AIC).

 

Ed è stato infatti proprio Fabrizio Scorzoni, Presidente dell’AIC, a prendere la parola per primo portando i suoi saluti e ricordando come, già 50 anni fa, c’erano molti esempi di come si poteva progettare – citando appunto Tiburtino Nord – in modo qualitativamente alto.

Molti gli interventi di condomini o ex condomini incentrati sul ricordo di un’epoca diversa, un’epoca in cui “la casa non era un semplice obiettivo, ma una vera e propria meta” come ha detto nel suo primo intervento il condomino Norberto D’Alessandro. “Parliamo di un tempo in cui la casa era una conquista sociale” ha detto D’Alessandro “e se non ci fosse stata la grande lotta del movimento sociale per la casa molti romani non avrebbero proprio avuto la possibilità di acquistarla. Ci sentivamo parte di un progetto comune“.

Molto commosso l’intervento di Michele Ariganello, che ha sottolineato come si sia arrivati ad avere le proprie case in un clima di “tanti sacrifici e tanta paura per il futuro“.

Intervenuto anche Alvaro Moretti, vicedirettore del Messaggero, arrivato anch’egli fin dai primi anni nel condominio, quando era ancora un bambino piccolo. “Il mio è il ricordo di un territorio che si è evoluto giorno dopo giorno, tra strade sterrate, trasporti inesistenti e pericoli quotidiani, dovuti al passaggio quotidiano obbligato in zone del quartiere dove ancora erano molto presenti delle vere e proprie baraccopoli, degradate sotto tutti i punti vista, con tutto ciò che ne conseguiva a livello sociale.”

Intervento centrale quello dell’Architetto Pierluigi Cavicchioni che – all’epoca trentenne – ebbe il compito di redigere per il Comune di Roma il Piano di Zona di Pietralata. “Io e i colleghi con cui partecipammo al primo bando per progettare i Piani di Zona, scegliemmo Pietralata perché era un bando piccolo, a differenza degli altri due (Laurentino 38 e Spinaceto, n.d.R.) che consideravamo troppo grandi per 3 giovani che si erano laureati da poco.” ha detto Cavicchioni. “decidemmo di progettare il piano con due elementi per l’epoca innovativi: la presenza di case in linea e la presenza di soffitte sotto tetto, che al contempo isolavano gli ultimi piani dalle intemperie dirette e non costituivano ulteriori cubature rispetto al progetto dell’edificio”.

Cavicchioni ha raccontato anche dell’intuizione di Virgilio Melandri, all’epoca Presidente dell’AIC, che decise di assegnare la realizzazione del Piano di Zona al gruppo di studenti che lo aveva ideato, con la sicurezza che il progetto sarebbe stato perfettamente in linea con le previsioni normative approvate dal Comune.

Citando il ruolo avuto all’epoca dall’AIC, un ricordo è stato portato anche da Claudio Signorini, figlio di Ennio – presidente dell’AIC dopo Melandri scomparso poco più di un anno fa.

Virgilio Melandri iniziò un percorso partendo da una grande intuizione, per l’epoca sicuramente visionaria, ossia creare una cooperativa con centinaia di soci. Visione continuata dopo il 1971, anno della morte di Melandri, da mio padre, che puntò molto sul responsabilizzare tutti dal basso e sul potenziare lo strumento cooperativo. Ennio ha speso tutta la sua vita per una missione, aiutare chi non aveva una casa ad essere in condizione di potersela permettere.

Ed ancora oggi l’esigenza della casa è un bisogno sentitissimo, come al tempo stesso il bisogno comune rimane quello di costruire progetti comuni. L’essere umano è fatto per stare in comunità, non per stare da soli. Progetti come questo, e più in generale il concetto di cooperazione, continuano ad essere un’ossatura fondamentale della nostra società“.

Il pomeriggio è proseguito con testimonianze di vecchi e nuovi condomini, che hanno raccontato le varie esperienze vissute che hanno contribuito negli anni a creare un forte senso di comunità, testimoniato ancora oggi dalla presenza quotidiana in un contesto comune di tutte le generazioni che hanno vissuto il comprensorio, dai più anziani, ai ragazzi di ieri, fino ai bambini di oggi.


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