Tor Bella Monaca, sangue nel giorno del suo compleanno: un agguato che sa di regolamento di conti

L’uomo, originario di Napoli, è arrivato da solo al pronto soccorso del Policlinico Casilino, stringendo i denti per il dolore. Indagini in corso

Era il suo 35° compleanno, ma Marco P. difficilmente dimenticherà quella giornata. La festa, ammesso che ce ne fosse una, è finita tra le corsie d’ospedale, con due proiettili conficcati nella schiena e una serie di domande a cui, per ora, nessuno ha ancora dato risposta.

L’uomo, originario di Napoli, è arrivato da solo al pronto soccorso del Policlinico Casilino, stringendo i denti per il dolore.

Ha lasciato la sua auto nel piazzale d’ingresso, una vettura che raccontava già da sola un pezzo di quella storia: una ruota bucata, tracce di sangue sui sedili, il silenzio di chi ha appena visto la morte in faccia.

I medici lo hanno portato d’urgenza in sala operatoria. Ce l’ha fatta, per ora. Ma gli interrogativi sono molti.

Una sparatoria nel cuore di Tor Bella Monaca

Tutto sarebbe successo a via Ferdinando Quaglia, una strada che scorre parallela a via dell’Archeologia.

Un quartiere che segue le sue regole, dove il confine tra piccole scaramucce e regolamenti di conti si fa sempre più sottile.

Marco ha raccontato agli investigatori una versione scarna, quasi sbrigativa. Due uomini si sono avvicinati alla sua auto e hanno sparato. Senza un avvertimento. Senza una parola. Lui non li aveva mai visti prima, dice. Ma in certe zone, le domande più semplici spesso non hanno risposte credibili.

Perché era lì? Perché qualcuno voleva colpirlo? C’era un conto in sospeso che andava regolato?

immagine di repertorio

Un omicidio mancato?

C’è un dettaglio che non sfugge agli investigatori. Chi spara per “dare un avvertimento” di solito mira alle gambe. Ma i proiettili che hanno raggiunto Marco erano puntati al busto, vicino alla schiena.

Non un messaggio, non un monito: qualcuno voleva uccidere.

Eppure, qualcosa è andato storto. Forse la vittima ha reagito, forse i sicari non erano così abili con la pistola, forse è stato solo un caso. Ma Marco P. è ancora vivo, e adesso gli investigatori vogliono sapere perché.

Tor Bella Monaca, una polveriera pronta a esplodere

In un quartiere dove la criminalità detta le regole e le pistole parlano più delle parole, ogni episodio di sangue è solo un tassello di un mosaico più grande.

Qualcosa sta cambiando, il clima è sempre più teso. Forse l’equilibrio fragile tra i gruppi che gestiscono il giro dello spaccio sta vacillando.

Per ora, l’unica certezza è che Marco P. ha visto la morte da vicino. E se chi ha premuto il grilletto non ha finito il lavoro, non è detto che non ci riprovi.

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