

La droga non è uno scherzo, ma un business milionario. Questa è la storia di un 23enne romano e di suo padre, finiti nel mirino di un pusher albanese
Una manciata di dosi di cocaina non pagate.Un debito di appena mille euro. Da qui la discesa in un incubo fatto di minacce, aggressioni e paura, con tanto di molotov lanciata fuori la porta di casa.
È la storia di un 23enne romano e di suo padre, finiti nel mirino di un pusher albanese di 35 anni, E.L., arrestato dagli agenti del X Distretto Lido per lesioni gravissime e intimidazioni a mano armata.
Tutto comincia ad agosto. Il ragazzo, residente ad Acilia, acquista cocaina “a credito” dal 35enne, promettendo di saldare in pochi giorni. Ma i soldi non arrivano, e il pusher decide di farsi pagare con la forza.
Quel debito cresce in fretta: da poche centinaia di euro a 1.100 euro, gonfiato dagli interessi usurai imposti dal trafficante.
Da quel momento, la famiglia vive settimane di terrore. Prima le minacce di morte, poi l’aggressione nei pressi di un distributore, dove E.L. avrebbe persino investito la vittima con la bici.
Quindi l’escalation più violenta: una bomba molotov artigianale lanciata contro la loro abitazione, per far capire che non si scherzava.
Il 13 settembre, l’epilogo. Il pusher raggiunge il 23enne davanti a un bar di piazza di Acilia, cuore del quartiere. Con lui ci sono alcuni complici.
Scoppia una lite, volano insulti, poi la furia. L’albanese tenta di accoltellare il ragazzo, ma il padre, 53 anni, si mette in mezzo per proteggerlo.
Viene travolto di botte, colpito al volto e al corpo, e finisce in ospedale con 45 giorni di prognosi.
L’episodio accende i riflettori su un territorio fragile, dove le piazze di spaccio sono spesso in mano a bande albanesi e piccoli gruppi criminali.
Un mosaico di violenza e droga che ha già visto nomi pesanti come Arben Zogu, Elvis Demce e Bardhi Petrit, figure cresciute all’ombra del boss ultras Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”.
Il pestaggio però non passa inosservato. Gli agenti del X Distretto, diretti da Alessandro Mennini e coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ricostruiscono passo dopo passo la vicenda.
Determinanti le telecamere di sorveglianza e il coraggio delle vittime, che alla fine rompono il muro di omertà e raccontano tutto. E.L. viene identificato, arrestato e condotto a Rebibbia, dove resta a disposizione della magistratura.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.