Totòtruffa e la Fontana di Trevi, ma che dire della Tour Eiffel?

Un libro "Le più belle truffe del mondo" ce lo racconta

Lo so, dovrei lavorare invece di cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro.” (Antonio Peluffo [Totò] nel Film “Totòtruffa ’62”, diretto da Camillo Mastrocinque nel 1961)

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 “Non capisco gli uomini onesti: conducono vite disperate e piene di noia”. (Victor Lustig, boemo e truffatore emerito)

Nel Film di Camillo Mastrocinque, “Totòtruffa ’62,” c’è una scena in cui – davanti alla romana Fontana di Trevi – voluta da Papa Clemente XII e iniziata nel 1732 dall’Architetto Nicola salvi, fu terminata 27 anni dopo, dall’Architetto Pietro Bracci, aiutato dal figlio Virginio –  Antonio Peluffo (Totò) e Camillo (Nino Taranto) cercano di vendere la Fontana medesima ad un turista italo-americano, Decio Cavallo (Ugo D’Alessio), convincendolo di esserne i proprietari e di essere disposti a venderla per una cifra tutto sommato modesta. L’affare è quasi concluso, ma andrà in fumo perché il turista americano capirà di essere sull’orlo di una truffa e non accetterà l’offerta dei due mariuoli

(https://www.youtube.com/watch?v=ykiUL9NB0Os).

Antonio e Camillo – che vivono di piccole truffe – avevano anche tentato di vendere addirittura il Colosseo, ma anche qui senza successo. I due sono, in fondo, dei simpatici lestofanti per i quali lo spettatore prova simpatia, ammirando la loro intelligenza truffaldina. Un atteggiamento oggi irripetibile, anzi fortemente stigmatizzato dalla morale simil-poliziesca corrente.

La storia made in Italy della vendita della Fontana di Trevi è evidentemente frutto della fantasia dei due sceneggiatori del Film di MastrocinqueFranco Castellano e GiuseppPipolo ma la storia di cui tra poco leggerete è, invece, vera. Si svolge in Francia, nel 1925 e certamente è da essa che i due Sceneggiatori italiani hanno tratto l’idea che ha reso celebre il loro Film, girato appena 37 anni dopo quella truffa in salsa francese, ma dovrei scrivere meglio in salsa boema, visto il luogo di nascita del suo geniale esecutore.

Qui conoscerete, dunque, la storia dell’uomo che tentò di vendere – per ben due volte – la Tour Eiffel di Parigi. Il suo nome era Victor Lustig (1890-1947) e così continuerò a chiamarlo, ma pare si chiamasse per davvero Robert Miller, anche se questo nome e cognome potrebbe essere anch’esso inventato, così come gli altri 50 (ma forse di più) che Lustig utilizzò nella sua vita di truffatore emerito.

Come ho accennato, Lustig non era francese, bensì boemo, nato quando la Boemia faceva parte integrante dell’Impero Austro-ungarico e sarà considerato, in assoluto, uno dei migliori artisti della truffa di inizio Secolo. Tra la fine degli anni ’10, del XX Secolo, e il 1935, mise in atto decine di raggiri in Europa e negli Stati Uniti d’America. Per catturarlo, ci vorranno i Servizi Segreti statunitensi che lo costringeranno a passare ben 15 anni della sua vita nel famigerato Carcere di Alcatraz.

Lustig però supererà anche questa prova durissima finendo la sua esperienza terrena a Springfield, la terza città più grande dello Stato del Missouri andando a morire nel Centro Medico della Prigione Federale di quella città, dove era stato ricoverato per essere curato dalle complicanze di una polmonite che però lo uccideranno. Era l’11 Marzo del 1947.

Ma veniamo alla sua truffa più famosa. E’ il 1925 quando Victor Lustig legge su di un Quotidiano francese un articolo sulle pessime condizioni in cui versa la parigina Tour Eiffel, a causa della scarsa manutenzione derivante dagli alti costi di gestione e dal fatto che la Francia si stava ancora riprendendo dalla Prima guerra mondiale. Nell’articolo, si paventa addirittura la demolizione di quello che oggi è il simbolo per eccellenza della Capitale francese.

Ed è proprio da quella presunta demolizione che parte la sua truffa.Trasferitosi in uno degli Alberghi più lussuosi della città, Victor Lustig invita tutti i più importanti commercianti di ferro a fare un’offerta per l’acquisto dei rottami derivanti dalla demolizione della Torre. A loro chiede la massima riservatezza per non far trapelare la notizia. Sarà tale André Poisson, un commerciante di rottami di ferro la sua prima vittima il quale cadde nella trappola consegnando a Lustig 250.000 franchi. E lui, non appena ricevuta la somma, lasciò immediatamente Parigi per Vienna.

Di quella truffa non uscì alcuna notizia sui giornali: vergognandosi troppo della propria ingenuità, André Poisson non l’aveva denunciata. Lustig tentò dunque di replicarla e di vendere ad un secondo commerciante di ferro la Tour Eiffel, ma l’uomo si accorse che qualcosa non andava, avvertì la polizia e Lustig scappò negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti Lustig proseguì con le sue truffe, la vendita delle macchine per fare soldi e la stampa di banconote false, fino a quando non venne arrestato in Oklahoma. Ma riuscì a cavarsela corrompendo il poliziotto incaricato di sorvegliarlo. Nel 1934, preoccupato dalla crescente circolazione di banconote contraffatte, il governo di Franklin Delano Roosevelt creò una Commissione Speciale per affrontare il problema e Lustig venne arrestato di nuovo.

Incarcerato a New York in attesa del processo, riuscì a fuggire dalla prigione calandosi dalla finestra con una corda fatta di lenzuola e fingendosi un lavavetri per non attirare l’attenzione. Dopo circa quattro settimane venne nuovamente arrestato, processato, condannato a quindici anni di carcere e mandato ad Alcatraz, la prigione più famosa della Storia statunitense e una delle più note del mondo. Nel 1947, Lustig si ammalò di polmonite e morì poco dopo il suo trasferimento in un Centro medico per persone detenute del Missouri.

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Storia di una Torre di Ferro divenuta un simbolo nazionale

La Tour Eiffel venne costruita nel 1889, per celebrare il centenario della Rivoluzione francese, durante l’Esposizione Universale agli Champs de Mars svolta quell’anno. Lo scopo era quello di mostrare alle altre Nazioni la potenza e le capacità industriali della Francia. La Torre stessa venne utilizzata come ingresso all’Esposizione Universale.

Per costruirla c’erano voluti esattamente due anni, due mesi e cinque giorni, dal 1887 al 1889, e il lavoro di oltre 300 operai dell’Azienda di costruzioni dagli Ingegneri Maurice Koechlin e Émile Nouguier, seguendo il Progetto dell’Ingegnere francese Gustave Eiffel, la cui Azienda era specializzata nella costruzione di strutture metalliche. La Torre di Parigi che porta il suo nome, non fu, però, la prima Opera realizzata dall’Ingegnere francese: Gustave Eiffel realizzerà, infatti, molte Opere metalliche in Europa tra cui il  Viadotto della città di  Porto, il Viadotto du Garabit (Francia) e la Stazione ferroviaria di Budapest.

La Tour Eiffel è alta esattamente 312,27 metri, oggi arrivati ad essere 324, per via delle antenne posizionate in cima alla Torre. Sebbene sia diventata un simbolo, non solo di Parigi ma della Francia, all’inizio la costruzione della Torre Eiffel non venne ben accolta. L’imponente Struttura Metallica venne accusata infatti, dall’élite artistica e letteraria francese del tempo, di essere una “mostruosità di metallo” che avrebbe “rovinato il panorama di Parigi”.

Forse non tutti sanno che originariamente la Tour Eiffel doveva essere demolita dopo 20 anni dalla sua costruzione, esattamente nel 1909. Tuttavia, l’altezza si rivelò un valore strategico come Piattaforma per le comunicazioni soprattutto durante la Prima guerra mondiale, evento bellico che riuscì dunque ad impedirne la demolizione, lasciandola come oggi la conosciamo.

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La truffa della Tour Eiffel è stata raccontata in un Libro del 1961 “The Man Who Sold the Eiffel Tower scritto da James F. Johnson e Floyd Miller; Libro che ha ispirato l’episodio cinematografico diretto dal regista Claude Chabrol e intitolato “L’homme qui vendit la torre Eiffel”, inserito all’interno del Film collettivo “Les Plus Belles Escroqueries du monde” (“Le più belle truffe del mondo”) Film uscito nel 1964 e composto da cinque Episodi diretti, oltre che da Claude Chabrol, da Jean-Luc Godard, Ugo Gregoretti, Hiromichi Horikawa e da Roman Polański.

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