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Traffico e pensieri in onore di Gaza

Riflessioni forse dettate da ingenuità e ignoranza, ma che comprendono tutte le guerre del mondo

È giorno di scuola lunedì 22 settembre, ma alle 9 ci sono già molti ragazzi in Oratorio a giocare. «C’è sciopero in onore di Gaza», mi dice felice un ragazzo.

Dovremmo dire «in memoria di Gaza», invece, perché è data già per spacciata, non per gli attacchi di Hamas o i bombardamenti israeliani, ma perché nello studio di Trump sono arrivati i progetti per i resort di lusso da realizzare lì sulla costa. Il turismo dei VIP val bene il sangue dei poveri e dei diseredati. 

Di questo però non se ne parlerà oggi a scuola, perché è stato indetto uno sciopero e i ragazzi giocano quindi a pallone nel nostro oratorio, per oggi in onore di Gaza. E tutto facciamo oggi per Gaza.

Lo sciopero è totale. Niente trasporti pubblici, niente informazioni aggiornate, né polizia municipale in giro in città. Negozianti, ristoratori e lavoratori dei supermercati sono a lavoro a quanto vedo, perché non tutti possono scegliere se scioperare. E comunque oggi sono i diritti di quelli di Gaza che importano.

Alcuni anche oggi si ostinano ad avere altre priorità, comunque, perché sento diverse ambulanze arrivare lì dove sono, in auto bloccato da più di un’ora. Esasperato, riuscirò a parcheggiare e a chiamare un amico in soccorso. Mentre però resto lì, due ambulanze dopo un po’ si rassegnano e spengono motore e sirene. Fa impressione vederle immobili in mezzo alle auto. Per qualcuno oggi è come essere a Gaza, mi dico. 

Nessuno dà in escandescenza, sembrano tutti tranquilli. Alcuni tengono il motore acceso con i finestrini chiusi, altri irrequieti escono dall’auto, risalgono, chiedono… anche la radio rispetta lo sciopero e dà poche notizie. Io prego e rifletto.

Dicono che hanno chiuso la Tiburtina per il corteo, dicono che quelle che sarebbero l’unica alternativa a essa – tangenziale est e autostrada per L’Aquila – sono state invase da persone uscite dal corteo. Roma est è un unico blocco di macchine ferme. È una pazienza incredibile che vedo a me intorno. 

Oggi quindi c’è chi rimane per ore senza acqua o servizi, c’è chi occupa un’autostrada gridando slogan in mezzo agli applausi e anche chi agonizza in un’ambulanza a poche centinaia di metri da un ospedale di Roma: tutto si fa per il bene di Gaza. Non ne sapremo di più oggi sulla situazione per cui scioperiamo ma, in ogni caso, tutto dobbiamo fare in onore di Gaza.

La sera vengo a sapere degli avvenimenti successi a Milano. Persone senza testa e coscienza hanno fatto finta di essere in guerra, naturalmente per fini di pace. Meriterebbero di andare lì dove la guerra è vera, di essere trasferite di forza nella striscia di Gaza, mi verrebbe da dire, ma già hanno tanti problemi da quelle parti. Ce li teniamo noi, e questo lo facciamo davvero per amore di Gaza.

Più di uno mi manda la sera un messaggio su alcuni preti che sfilano anch’essi in corteo. I preti hanno un animo aperto a ogni dolore e pregano perciò ogni giorno per la pace di ogni paese. Se alcuni sono andati per un giorno al corteo, ogni giorno per tutti il centro di preghiera per la pace è la Chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami, dove accanto all’altare sono poste le bandiere di Palestina, Congo, Colombia e Sudan, senza per questo dimenticare i tanti nostri amici uccisi in Nigeria, e tutte le altre guerre e guerriglie del mondo; tra di loro è compresa anche Gaza.

Sono in auto nel pomeriggio per un incontro con un migliaio di pellegrini del Ministero della Giustizia venuti a Roma per il Giubileo. Lo hanno programmato da tempo, ma sono molti di meno di quanto previsto, tra chi non è riuscito a partire e chi è stato dato per disperso già all’arrivo in stazione. 

Parlo loro del giubileo dei cattolici e delle indulgenze. Non basta il sacramento della confessione vissuto in solitudine davanti ad un prete per sanare ogni ferita, ripristinare ciò che è stato guastato e consolare chi è stato offeso. Il nostro peccato ha dato il suo contributo a quell’atmosfera di morte che respiriamo ogni giorno. 

Il giubileo è il cammino della riconciliazione completa, familiare e sociale, nella quale ciascuno riconosce il proprio bisogno del perdono dell’altro. Non è ciò di cui ci sarebbe bisogno anche a Gaza? Non è questa l’unica via di pace: perdonare il passato, aprirsi al dialogo nel tempo presente, programmare un futuro di accoglienza reciproca? 

Oggi però dobbiamo tutti o stare a casa o gridare slogan in piazza. Non è tempo per pensare, riflettere, programmare iniziative di pace, e questo, naturalmente in onore di Gaza. Tutto si deve fare per Gaza.

Mentre sono bloccato nell’auto, da solo, ho molto pensato. In fondo di noi a nessuno importa davvero. Siamo numeri, contiamo per quanti siamo, per la somma delle nostre presenze. Il nostro peso politico, per chi ci governa e chi lo vorrebbe, è solo in base alla conta. 

Come sarebbe diverso se – ho immaginato – invece di uno sciopero che serva a bloccare, si fosse prevista una giornata per conoscere, pensare e agire. Sul posto di lavoro e nelle aule scolastiche di ogni ordine e grado avremmo avuto un giorno di incontri con esperti e testimoni oculari, per conoscere un po’ di più cosa succede nel mondo, condividere i propri pensieri e alla fine, prima che sia ora di tornarsene a casa, scrivere una lettera insieme per il nostro governo, ricordandoci che siamo noi che diamo loro il potere che hanno. 

Avremmo evitato di subire la violenza dei soliti idioti o che ne fosse andato di mezzo un ammalato, avremmo evitato di restare da soli chiusi in auto per ore. Non saremmo stati una semplice somma, ma padroni dei nostri pensieri, con idee nostre davvero, da condividere con chi ci governa e ricordar loro per cosa li abbiamo votati. 

Scusatemi, sono forse pensieri dettati dalla ingenuità e ignoranza, ma sono i pensieri pensati da solo, tutti miei e, ve lo assicuro, comprendono tutte le guerre del mondo e, tra loro, il primo pensiero è stato la striscia di Gaza.


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7 commenti su “Traffico e pensieri in onore di Gaza

  1. Non ci sono commenti ad uno scritto tanto intelligente ed illuminato.
    L’unico commento è: “perché sono così poche le persone di buon senso, al di là di qualsiasi schieramento politico?”

  2. Don Domenico, sei una persona di buon senso e sei una persona intelligente.
    Sempre onorato di leggerti.

    Attilio Migliorato

  3. Il 22 Settembre sono passati 1080 da giorni da quando è iniziato il massacro ed il genocidio a Gaza e sono trascorsi 78 anni da quando Israele occupa, umilia e massacra un popolo rendendolo esule e schiavo.
    Ora, si contesta che la sola giornata in questi 1080 giorni in cui c’è stato dal basso un risveglio di umanità, è stata una giornata persa perché doveva essere usata per comprendere e conoscere, nei posti di lavoro, nelle scuole e magari aggiungo nelle parrocchie.
    Mi chiedo e chiedo, in questi 1080 giorni è stata svolta una conferenza da parte di chi può decidere di svolgerla nei luoghi di lavoro (dovrebbe pensarci il datore giusto?) oppure nelle scuole (dovrebbe pensarci il Dirigente scolastico con l’avvallo del MIUR giusto?) oppure nella sua parrocchia (dovrebbe pensarci lei non so, con l’avvallo del Vescovo giusto)? in cui si siano fatti parlare esperti e testimoni oculari?
    Probabilmente no, per ragioni formali che sono certamente inoppugnabili e quindi, non capisco come si fa a contestare la mancata predisposizione di questa magnifica giornata di conoscenza da parte di persone che non possono decidere se farla e che quindi decidono per una volta dopo 1079 giorni, per un giorno dopo 1080 giorni di alzare la voce e dire, noi ci siamo, non vogliamo tutto questo e far capire a chi vuol capire….datori di lavoro, ministero, parroci, medici, dirigenti, presidenti della repubblica e chi più ne ha più ne metta….per noi questo è inaccettabile e testimoniamo con la nostra presenza fisica il nostro pensiero.

    Ma va bene così, è stata una giornata persa, molto meglio che fosse pari ed uguale alle altre 1079, meglio passarla in un centro commerciale, perché non si creda che il non svolgerla porti a cultura e conoscenza ma anzi, allontana l’umanità dall’uomo e un uomo senza se stesso non si sente e non sente ovviamente Dio, da qui le chiese vuote di uomini e donne e il disastro culturale e sociale in cui viviamo.

  4. I più anziani ricorderanno le bombe quotidiane sui bus, nei bar, nei mercati a Gerusalemme e in tutto Israele. Negli anni 70 persino gli scuolabus venivano fatti esplodere con tutti i bambini dentro oppure li crivellavano con i mitra. A tal punto che i genitori mandavano i loro figli con scuolabus diversi e itinerari diversi per poterne riabbracciare almeno qualcuno. La violenza genera sempre altra violenza da ambo le parti.
    Forse il 7 ottobre Hamas non sapeva che Israele non avrebbe offerto l’altra guancia ma avrebbe restituito occhio per occhio? Lo sapeva benissimo ma ha effettuato la strage e il sequestro degli ostaggi fregandosene delle conseguenze che avrebbero patito i palestinesi.
    E purtroppo così è stato.

  5. Cristiano sembra proprio arrabbiato con me, ma non ne capisco la ragione. Siamo d’accordo sulla situazione a Gaza, giusto? Siamo d’accordo sull’intervenire, giusto? C’è stato uno sciopero e io ho proposto un’alternativa. Se mi fossi solo lamentato, mi avrebbero chiesto cosa avrei fatto io invece. Lo dico e neanche questo va bene. C’è qualche problema ad accettare che finché c’è democrazia si possano manifestare idee differenti?
    Mi stupisce ancor di più il fatto che si lamenti della mancanza di cultura, addirittura del baratro culturale dell’Italia di oggi, ma alla mia proposta di eventi culturali si inalberi tanto. Forse pensa che la mia proposta non sia realizzabile.
    Se sui posti di lavoro, precari o in nero, non è possibile che un lavoratore prenda iniziative, lo si deve anche a un pacchetto di leggi varato proprio da quella parte politica che è quella che ora grida di più per i diritti di Gaza. Per risultare credibili, è bene, a mio parere, che non si metta ancor di più in difficoltà chi lavora, come sembra che vogliano fare, ma che chi ama combattere per i diritti combatta anche per quelli dei lavoratori in Italia.
    Per le scuole basta una proposta di un professore nella riunione di Istituto oppure che ciascuno contatti i genitori per proporre uno o più incontri dedicati ai focolai di guerra nel mondo.
    Mi fa colpe che io non ho. Io ho solo dato un’idea, ma non spettava a me organizzare dibattiti o altro nei più dei mille giorni passati. Se chi ha organizzato lo sciopero pensa che la mia idea sia buona, ha tutti i mezzi per proporla e attuarla in futuro.
    Da quanto scrive, non mi sembra che conosca le parrocchie e il loro scopo. In ogni caso, in tutte le parrocchie d’Italia si è pregato e si è digiunato, si è raccolto ciò che serviva a Gaza (oltre ai soldi), si sono aperti luoghi e dato disponibilità per accogliere chi fugge da lì, ognuna secondo le proprie possibilità. Ci sono altri che lo hanno fatto, questo? E questo lo si fa per Gaza, ma anche per la decennale guerra nello Yemen e per la dura persecuzione che stanno subendo i preti in Nigeria da parte dei fondamentalisti islamici, per ogni profugo d ogni etnia.
    Mi perdoni se ho osato pensare e manifestare in modo libero il mio pensiero e così l’ho offesa. Spero di incontrala, ma, se possibile, non come vicino di auto bloccato nel traffico.

  6. Salve. Non sono rimasto offeso né arrabbiato con l’autore del post. Così come lei ha il diritto ad avere una sua opinione e ad esprimerla così credo che anch’io posso averne una difforme dalla sua e questa diversità non credo possa porta un interlocutore con il liquidare l’altro come “arrabbiato” ne inalberato, portare la discussione su questo è spostare la questione da idee a PREgiudizi personali e non richiesti. Ho semplicemente trovato nella sua descrizione di quanto avvenuto il 22 una scarsa comprensione delle ragioni di chi per una volta ha deciso di protestare e si, facendolo ha creato dei disagi. La storia a volte però si cerca di scrivere non con pranzi di gala ma anche con azioni di rottura che travalicano il normale corso degli eventi….quante forzature e rotture ha avuto la Chiesa ad esempio…il concilio di Nicea…gli ordini mendicanti….il concilio di Trento e anche quello vaticano sono stati in alcune componenti degli strappi che hanno forzato il placido e sereno andamento delle cose e si, hanno creato mal di pancia in tanti ma…così soffia lo spirito giusto? Detto questo, sono certo che sia uscito dall’ingorgo in cui si è trovato e assicuro che anche come vicino nell’ingorgo non avrebbe trovato in me alcuna arrabbiatura ne mi sarei e ne sono stato offeso da nulla di ciò che ha detto.
    Così come gli scrittori ebraici antichi amavano porre l’accento sulla cosa più importante nell’ultima frase del loro discorso lei sottolinea nuovamente che il mio post è stato un attacco alla sua libertà di pensiero e scrittura…uso anch’io questa tecnica per dire che non è così, contestavo le sue parole, non il fatto che le abbia dette.

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