Tre artiste in dialogo sulla Natura

Marina Buening, Lucy Clink, Anita Guerra, il 12 novembre 2019 al Centro Culturale St Stephen’s in viale Aventino (accanto alla FAO).
Carla Guidi - 9 Novembre 2019

Il 12 novembre 2019 alle ore 17.00, il St Stephen’s Cultural Center presenta la mostra Looking at the trees gazing at the sky, un dialogo sulle poetiche di tre artiste: Marina Buening, Lucy Clink, Anita Guerra. Testo critico di Roberta Melasecca. Vernissage 12 novembre ore 17.00 e fino al 26 novembre 2019. St Stephen’s Cultural Center | via Aventina 1 – angolo viale Aventino 17 | Roma

Tre artiste a confronto, in dialogo tra loro sulla natura e sul naturale, un argomento sicuramente d’attualità, considerando quanto vogliamo essere consapevoli di cosa possiamo fare per l’ambiante, che ci contiene, ed al quale dobbiamo la salvaguardia della nostra salute fisica e mentale. Con i simboli ed il linguaggio delle immagini le tre artiste mettono in evidenza la fragilità e la spiritualità della Natura che permette anche il procedere artistico in dimensioni intimistiche per sorvolare passato e presente, ma per confrontarsi continuamente con la sua realtà, mentre l’illusione viaggia a ritmi sostenuti nella nostra tecnologia digitale.

Il risveglio di una diversa sensibilità ed il tentativo di recuperare una spiritualità perduta più o meno risuona con le parole di Mircea Eliade – In tutte le religioni di tipo cosmico la vita religiosa consiste proprio nell’esaltazione della solidarietà dell’uomo con la vita e la natura – (trad. it. La nostalgia delle origini, Morcelliana, Brescia 1980). Niente come la poesia descrive questo rapporto – “Che cos’è l’erba? mi chiese un bambino, / portandomene a piene mani; / Come potevo rispondergli? Non so meglio di lui che / cosa sia. / Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione, / fatto col verde tessuto della speranza.” (Walt Whitman, Canto di me stesso)

La curatrice, Roberta Melasecca, espone il senso della mostra con queste parole: Marina Buening, Lucy Clink e Anita Guerra hanno travalicato separatamente e poi congiuntamente le barriere del loro pensiero e si sono poste nel naturale, dalla parte della nascita, dalla parte di ciò che aprendosi diviene, nello stare tra il silenzio delle cose e i loro nomi, nei pressi del loro respiro (cit. Antonio Prete). Hanno percepito il battito e l’essenza, hanno edificato figure di prossimità e di ascolto, di co-appartenenza e di identificazione, di straniamento e trascendenza. Hanno identificato i limiti dell’impossibile e dell’ignoto, dell’immaginazione dell’impossibile e dell’oltre. Hanno indagato parole senza confini che mostrano l’insondabile, che pongono domande ma non trovano risposte efficaci. Sono giunte ai cieli nascosti che ogni giorno gli alberi osservano, all’interiorità abitata dal percorrere di tempi e spazi e, in minimi movimenti, spostandosi di orizzonti in orizzonti, hanno tentato di dischiudere il visibile e l’invisibile, generando in tal modo una duplice visione. Ed hanno scrutato, osservato, raccontato di ambiti intimi e familiari, a tratti respingenti o illusori, in istanti di finzioni e materialismi: hanno scoperto un viaggio comune di stati d’ombra da cui giungono da vicinanze o lontananze. –

 

Marina Buening (foto 1) realizza una mini installazione di scatole trasparenti che prendono forma da strane conchiglie e, dietro di esse dei disegni realizzati a matita e delle acqueforti a punta secca. Plasma ed organizza dei micro-mondi, quasi corrispondenti alle innumerevoli stanze dell’anima e degli accadimenti dello spirito: contenitori trasparenti che eliminano ogni limite visivo ed incarnano la poetica del doppio, dove ogni elemento riflette se stesso e il suo altro. Prendono forma da strane conchiglie, pungenti e spinose, o apparentemente morbide e avvolgenti: narrano storie di mondi lontani, frammenti di conoscenze, stanze vuote e abbandonate. Ogni involucro chiama l’osservatore ad ascoltare suoni perduti di scaglie di mare che rimbalzano sui segni impressi ed incisi, elaborando il flusso di informazioni esterne ed interne verso luoghi di anticipazione e memorie. L’artista, nata nella Germania del Nord, studia e lavora dapprima in un ambito economico, per poi approfondire gli studi nel campo dell’arte e della scultura sempre in Germania. Ha partecipato a diverse mostre in Italia, Germania e USA, sia collettive che personali. Attualmente insegna presso L’American University of Rome e presso la Temple University Rome. Dal 1989 vive e lavora in Sabina.

 

Lucy Clink (foto 2) presenta una serie di fotografie in bianco e nero, stampe in gelatina d’argento, ispirate agli elementi tipici della tradizione pittorica quali la natura morta, il paesaggio e il ritratto. Con mano lieve ma decisa, scruta negli anfratti angusti di tempi di rimembranze: nelle sue fotografie monocromatiche, dall’odore e dal colore delle stampe in gelatina d’argento, rivivono gli elementi tipici della tradizione pittorica – la natura morta, il paesaggio il ritratto – risolvendosi ed aprendosi a essenze intime e intimistiche. L’artista vive e lavora a Roma; ha ottenuto l’MFA alla Tyler School of Art di Philadelphia e un B.F.F.A dalla James Madison University, Harrisonburg, Va. E’ stata protagonista di numerose mostre personali e collettive sia in Italia che negli Stati Uniti.

 

Anita Guerra (foto 3) mostra un mondo di paesaggi naturali, reali ed illusori, presentando un olio su rame. Modellando e lucidando il rame, rigido e malleabile, si trasforma e si scioglie, contiene la stessa energia, la stessa forza elettrica, parte essenziale del nostro organismo, del nostro essere materiale-naturale. Anita forgia lastre sottili e sopra fa scorrere liquidi di pigmenti. E nascono vuoti e fiamme, paradisi e ruscelli, fronde e frutti ignoti, segnali di passaggi umani, di strade accennate e costruite, di tempi immemorabili e di istanti sospesi. L’artista, nata a Cuba, vive e lavora a Roma dal 1977. Ha partecipato a diverse mostre sia in Italia che nel continente americano, e in modo particolare ha preso parte al progetto “C.A.F.E.”, un gruppo itinerante di artisti cubani fondato da Leandro Soto. Nel 2016 è stata selezionata dall’Ambasciata Italiana a Cuba per partecipare all’evento “Mi Cuba, La mia Italia” in occasione della XIX edizione della Settimana della Cultura Italiana all’Havana. Dal 2012 studia e sperimenta su varie superfici e con vari materiali il tema della nostalgia, della perdita e della trasformazione. Attualmente sta lavorando alla stesura di un libro di memorie illustrato sulla sua famiglia di origine. Insegna disegno, pittura e scultura presso la Temple University of Rome, la St John’s University of Rome e la St. Stephen’s School of Rome.

 

Vernissage 12 novembre 2019 ore 17.00. Fino al 26 novembre 2019

St Stephen’s Cultural Center, via Aventina 1 – angolo viale Aventino 17 | Roma

Orari: su appuntamento mail: agnes.martin@sssrome.it / tel: +39 3392019315

Leggi di più su – www.melaseccapressoffice.it


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