TVA ferma ai blocchi di partenza: la tranvia verso il Vaticano è ancora un miraggio

Dieci associazioni hanno scritto al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per avere rassicurazioni sulla realizzazione della nuova tranvia

Il progetto della tranvia Termini–Vaticano–Aurelio (TVA) resta sulla carta, nonostante fondi europei già stanziati e una crescente pressione da parte di associazioni, cittadini e addetti ai lavori. E ora che il tempo stringe, a preoccupare non è solo la sorte dell’infrastruttura, ma anche la credibilità degli impegni presi dal Campidoglio.

A rompere il silenzio e a chiedere conto dello stallo è una lettera indirizzata direttamente al sindaco Roberto Gualtieri, firmata da dieci importanti associazioni romane – tra cui Legambiente, Carteinregola, Metrovia e Osservatorio Regionale Trasporti. Un appello accorato, quasi una richiesta d’aiuto: “Il 2024 è abbondantemente passato, l’anno giubilare è trascorso per oltre metà, ma del nuovo tram non c’è nemmeno l’ombra”.

Il progetto: 273 milioni e 11 chilometri ancora sulla carta

La TVA, sulla carta, è un asse di 11 chilometri che dovrebbe collegare Termini al quartiere Aurelio, passando per il cuore simbolico di Roma: il Vaticano.

Un’opera strategica per la mobilità sostenibile e per alleggerire la pressione sul sistema del trasporto pubblico romano, soprattutto in vista dei flussi giubilari del 2025. Il costo complessivo dell’opera è di 273 milioni di euro, dei quali 120 milioni finanziati dal PNRR per il primo tratto, da Giureconsulti a Porta Cavalleggeri.

Tuttavia, i cantieri non sono mai partiti. Nemmeno il primo, considerato “il più facile”, ha visto la posa del primo binario. E i fondi europei, a rischio definanziamento, sono stati salvati solo grazie a un cambio di strategia dell’ultimo minuto, come ha ammesso l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè.

Il “piano B” per non perdere i soldi: 10 tram al posto dei binari

Per rispettare le scadenze imposte da Bruxelles, il Comune ha cambiato obiettivo: non più 2,8 km di binari, come inizialmente previsto, ma l’acquisto di 10 convogli tranviari nuovi, attesi entro il 30 giugno 2026. Un escamotage tecnico, utile a salvare i fondi, ma che di fatto rimanda la realizzazione dell’infrastruttura vera e propria.

Nel frattempo, qualche passo avanti c’è stato: è stata acquisita l’area di Largo Micara, dove sorgerà un nuovo deposito tram, ed è stata firmata una convenzione per lo spostamento dei sottoservizi. Ma nessun progetto esecutivo approvato, nessun tracciato definitivo fino a Termini, e soprattutto nessun cronoprogramma pubblico.

Le associazioni: “Non basta un deposito per fare un tram”

«Non si capisce se l’opera verrà mai completata interamente», denunciano le associazioni nella loro lettera. Il riferimento è al tratto più delicato e controverso: quello che dovrebbe passare per via Nazionale, cuore pulsante del centro storico. Il progetto è ancora in alto mare e nessuno, al momento, garantisce che i tram arriveranno davvero fino a Termini.

La preoccupazione è doppia: da un lato per l’effettiva utilità dell’opera monca; dall’altro per il rischio di buttare al vento fondi preziosi e disattendere ancora una volta le promesse fatte ai cittadini.

L’attacco finale: “Sindaco, quegli impegni valgono ancora?”

La lettera si chiude con toni netti, quasi amari: “Ci aspettiamo da Lei chiarezza, progetti dettagliati, scadenze precise. I suoi impegni elettorali sono ancora validi? Qualcosa Le ha fatto cambiare idea?”.

La risposta, al momento, non è arrivata. E intanto la TVA resta una tranvia immaginaria, sospesa tra progetti mai completati, fondi salvati per il rotto della cuffia e un’opinione pubblica che – tra ritardi e mancate risposte – comincia a perdere fiducia.


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