

Al Teatro dell’ Angelo, in via de Saint Bon, è ancora in scena fino a domenica 21 maggio 2017 il capolavoro dell’autore, regista e interprete Max Caprara dal titolo The Carnage–I Cannibali. L’associazione con il pluripremiato film del 2011 di Roman Polanski, The Carnage, ma la trama è differente.
Il film ci presenta l’ incontro di due coppie americane che mostrano gradualmente la loro natura feroce e bestiale nascosta dietro l’eleganza e l’ipocrisia borghese. L’opera di Caprara ci parla ugualmente di due coppie sconosciute che, però, si ritrovano a cena insieme per iniziare dei rapporti di buon vicinato. Purtroppo però la serata prenderà una piega imprevista: gradualmente inizieranno ad emergere i conflitti nascosti nella coppia che ospita gli altri due, e la violenza verbale non si risparmierà. Dietro all’apparenza della famiglia perfetta, benestante e realizzata, si nasconde una realtà ben diversa: un marito e una moglie che hanno perso il lavoro e che hanno un rapporto inquietante con il proprio figlio. I due, a cui prestano i volti Stefano Ambrogi e Antonella Alessandro, si distruggeranno a colpi di attacchi personali squalificanti e offensivi che denotano la tendenza umana a fagocitare l’altro per nascondere la propria di frustrazione. Diverso l’atteggiamento della coppia ospitata. Lui, di cui veste i panni Caprara, impersona l’uomo medio che cerca di evitare il conflitto, svincolandosi da situazioni problematiche, mentre sua moglie sembra una nota fuori dal coro. Lei, interpretata da Alessandra Muccioli, rappresenta ancora la parte sana e umano dell’individuo che fatica però a farsi spazio in quel contesto. Parla di arte, di poesia, del potere della cultura di elevare l’ uomo, di condivisione di valori. Simbolicamente e fisicamente, l’altra consorte tenta di ucciderla con un coltello da cucina. Le due donne impersonificano questa battaglia: l’una è l’ipocrisia, la falsità, il vacuità di alcuni comportamenti, che metaforicamente cercano di uccidere l’autenticità e la nobiltà dell’essenza umana dell’altra.
Ad accomunare il lavoro di Caprara e Planski sono le tematiche di fondo e l’intento della regia di smascherare il perbenismo borghese per far emergere la bestialità celata nell’essere umano. Molti grandi scrittori, come lo stesso Pirandello, hanno tolto la maschera misera e meschina del mediocre borghese, ma Polanski e Caprara attualizzano il messaggio presentandoci uno spaccato di vita contemporanea in cui tutti possono riconoscersi. La desolante realtà che emerge è il disorientamento e il vuoto di valori e di spessore morale dell’ individuo. Lo stesso Caprara ci dice di aver costruito la pièce partendo dai discorsi della gente comune che ascolta ogni giorno.
La regia si mantiene pulita e la sua presenza è impercettibile. Scelte basate sull’essenzialità che cercano di mettere in primo piano il dialogo e i suoi contenuti sottesi. La bravura dei quattro attori, che non sono gli stessi delle passate stagioni, hanno permesso la realizzazione di questo testo complesso ed elaborato che ha subito delle variazioni per cucire meglio i personaggi addosso ai suoi interpreti. Ottimo il risultato se si considera che la materia è stata trattata con ironia, permettendone la fruizione ad un vasto pubblico.
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