Un eroe solitario

Giorgio Perlasca vissuto in incognito per oltre 40 anni
di Luciano Di Pietrantonio - 31 Gennaio 2015

Un gruppo di una ventina di ragazzi, allievi dei corsi della Scuola del Centro di Formazione Professionale dello storico “Borgo Ragazzi Don Bosco”, per motivi didattici si reca alla Scuola Nazionale di Circo (convenzionato con l’Università di Tor Vergara per i corsi triennali), di Liana Orfei, al Teatro Tendastrisce, in via Giorgio Perlasca, al Collatino.

La distanza fra le due scuole è meno di un chilometro. Sono quattro strade o vie con nomi diversi, una breve passeggiata, per fare una esperienza particolare di formazione professionale. A piedi, e a gruppetti di tre o quattro persone, i giovani si trasferiscono verso la sede della scuola circense, conversando fra loro, su argomenti d’attualità e cari ai giovani.

Si parla, tra l’altro, di musica e di cd, delle ultime partite di Roma e Lazio, di nuovi cellulari e di tablet, solo due ragazzi, che sono gli ultimi del gruppo, quasi per gioco hanno avviato una conversazione sulla toponomastica, e specificatamente sulle intitolazioni di strade del quartiere (Prenestino – Labicano), per cercare di conoscere che cosa rappresentano o quali meriti hanno avuto i nomi delle vie che stanno percorrendo.

Non ci sono dubbi su via Prenestina, storica strada consolare dell’antica Roma, (da Porta Maggiore, verso Palestrina, per arrivare fino a Fiuggi). Entrando in via Giovanni Battista Valente vengono i primi dubbi, chi era stato il personaggio che aveva avuto l’onore di una intitolazione di quella strada? Risolve il quesito un anziano signore, al quale i due giovani incontrano sul marciapiede della via sulla quale stanno camminando, e spiega che “ G. B. Valente, genovese, è stato uno dei più autorevoli rappresentanti della CIL (Confederazione italiana dei lavoratori) fondata nel 1918, e considerata progenitrice della CISL”.

Ringraziano e continuano, sempre in coda al gruppo, verso via Collatina, ma è risaputo che è un’antica strada del Lazio, ed oggi di fatto esiste solo un tratto urbano in periferia; in passato iniziava da Porta Tiburtina, attraverso il quartiere di San Lorenzo, oltre il fosso della Marranella, per arrivare al castello di Lunghezza.

Il trasferimento verso il sito circense si conclude con l’innesto in via Giorgio Perlasca, si fanno diverse ipotesi sul nome dato a questa via: commerciante, imprenditore, benefattore, partigiano, diplomatico, ma ormai sono arrivati tutti gli allievi al Teatro Tendastrisce e la discussione fra i due giovani, forse, proseguirà in un’altra occasione, ma il dubbio rimane sul nome di quella via.

Francobollo commemorativo su nascita di Giorgio PerlascaMa in effetti Giorgio Perlasca chi era? Nasce a Como il 31 gennaio 1910, dopo qualche anno la sua famiglia si trasferisce a Masera, in provincia di Padova. In gioventù aderì in maniera convinta al Partito Fascista e parte volontario per la guerra in Africa orientale e poi alla guerra civile in Spagna, nel Corpo Truppe Volontarie, a fianco dei nazionalisti del generale Francisco Franco, fino al termine del conflitto (aprile 1939).

Al suo congedo ottiene dal generale Franco un documento che recita “ in qualunque parte del mondo ti troverai rivolgiti alle ambasciate spagnole”. Questo in seguito gli darà la possibilità di cambiare la sua identità. Rientrato in Italia entra in crisi il suo rapporto con il fascismo. Essenzialmente per due motivi: l’alleanza con la Germania, contro cui l’Italia aveva combattuto solo vent’anni prima, e la leggi razziali entrate in vigore nel 1938, che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani. Smette di essere fascista, senza però mai diventare un antifascista.

Riprende la sua attività di commerciante, scoppiata la seconda guerra mondiale, è mandato con lo status di diplomatico nei paesi dell’est, come incaricato per conto di una azienda italiana, che importa carni dall’estero per l’esercito italiano. Proprio a Budapest si svolge la sua vicenda quasi inverosimile. Con l’armistizio di Badoglio del 1943, (a seguito della defenestrazione di Mussolini il 25 luglio 1943) sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà prestato al Re, rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana ( Repubblica di Salò), ed è quindi internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici.

Da metà ottobre del 1944, i nazisti ungheresi che hanno preso il controllo della città iniziano il trasferimento di tutti i diplomatici in Germania. Perlasca riesce a fuggire durante una visita medica, e grazie a un documento che aveva ricevuto in Spagna si rifugia nell’ambasciata spagnola, in brevissimo tempo diventa cittadino spagnolo, con un regolare passaporto diplomatico, intestato a Jorge Perlasca. Inizia a collaborare con Sanz Briz, l’Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti a Budapest (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano), sta già rilasciando salvacondotti per proteggere cittadini ungheresi di religione ebraica.

A fine novembre del 1944, il consolato spagnolo rimane deserto: i dignitari sono scappati per non riconoscere il governo del filonazista Szalasi. A quel punto a Perlasca non è difficile far credere che Sanz Briz si sia allontanato solo per comunicare meglio con Madrid. Compila di suo pugno la sua nomina ad ambasciatore spagnolo, e la presenta senza problemi al Ministero degli Esteri. Quindi prende una importante decisione che interessa gli ebrei ungheresi e comunica al governo di Budapest: “Sospendete tutto! State sbagliando! La sua è una missione diplomatica importantissima. Informatevi presso il Ministero degli Esteri. Esiste una precisa nota di Sanz Briz che mi nomina suo sostituto per il periodo della sua assenza.”

Perlasca ricopre questo ruolo dal 1° dicembre 1944 al 16 gennaio 1945. Auto ufficiale e portabandiera gli assicurano di sfilare indisturbato tra le strade della capitale occupata. Nelle vesti di diplomatico regge pressoché da solo l’ambasciata spagnola, organizzando l’incredibile impostura, che lo porta a proteggere, salvare e sfamare migliaia di ebrei ungheresi ammassati in case protette lungo il Danubio. Impedì inoltre l’incendio e sterminio nel ghetto di Budapest, con 60.000 ebrei, intimando direttamente al Ministro degli Interni ungherese, una fittizia ritorsione legale ed economica spagnola sui “circa 3000 cittadini ungheresi” residenti in Spagna.

Nei 45 giorni, in cui è reggente dell’Ambasciata spagnola, Perlasca realizza un sistema che consiste nel recuperare gli ebrei con salvacondotti falsi, che mostra al governo ungherese, sostenendo che parenti spagnoli reclamino la presenza dei loro congiunti ebrei. Così potevano partire grazie alla legge promossa da Miguel de Rivera nel 1924, che riconosceva a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita cioè di antica origine spagnola, sparsi in tutto il mondo, e questa fu la base legale dell’intera operazione, che gli permise di portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.

Dopo l’entrata a Budapest dell’Armata Rossa, Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, rientrerà in Italia attraverso un viaggio avventuroso passando per i Balcani e la Turchia, superando molte difficoltà. Riprende a condurre una vita normale e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno ai suoi famigliari, la sua storia di coraggio, di altruismo e tanta solidarietà.

Soltanto nel 1987, oltre quarant’anni dopo quei fatti accaduti a Budapest, alcune donne ebree ungheresi, residenti in Israele rintracciarono finalmente Perlasca (reputato da molti un cittadino spagnolo di nome Jorge) e divulgarono e fecero conoscere la sua storia di coraggio e di solidarietà. Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivarono i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si recò nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto. Un libro di Enrico Deaglio (“La banalità del bene”) e uno sceneggiato della TV, interpretato da Luca Zingaretti (Un eroe italiano) hanno contribuito a far conoscere agli italiani Giorgio Perlasca.

Oggi a 115 anni dalla nascita, di questo “eroe solitario,” è ricordato come “Giusto tra le Nazioni” in Israele, fra i 525 italiani citati (1989), le molte decorazioni conferite in Ungheria, negli Stati Uniti, in Spagna (1989/1990), e in Italia con una medaglia d’oro al merito civile (1992) oltre a intestazioni di strade e scuole. Una Fondazione a nome di Giorgio Perlasca è stata costituita in onore dell’opera di questo uomo straordinario e per custodire i documenti originali, gli oggetti personali e i materiali storici.

Ecco chi è stato Giorgio Perlasca, scomparso a Padova, il 15 agosto 1992.

Serenella

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