Un’altra proposta di censimento: questa volta per le moschee

Il consigliere comunale Athos De Luca: "un'altra misura inutile e provocatoria"
di A.M. - 9 Luglio 2008

"Un censimento delle moschee in Italia", questa la dichiarazione del Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi che, si presume farà, ancora, discutere dopo le polemiche recenti sul censimento dei rom, attraverso le impronte digitali. 

Subito arriva la protesta del consigliere comunale del Pd Athos De Luca: " Siamo certi che la Prefettura ed il governo di Roma siano ben a conoscenza di quante siano le moschee sul territorio della nostra città. Crediamo, piuttosto, che quello del Ministro Ronchi sia un ulteriore atto per continuare ad alimentare le paure e la diffidenza, facendo leva sui sentimenti degli uomini di Umberto Bossi, impegnati in una personale lotta ai minareti.

Sappiamo bene che l’integrazione è una sfida complessa, che richiede disponibilità da entrambe le parti, fermezza nel rispetto delle leggi e certezza dei diritti e che la via maestra per combattere ogni forma di fondamentalismo sia quella di evitare la strumentalizzazione delle religioni e la demonizzazione di chi è diverso.

Per quanto ci riguarda – conclude De Luca – incoraggeremo e sosterremo quei progetti che in un quadro di regole, contribuiranno a concretizzare un’idea di cittadinanza più forte e condivisa, adottando strategie di inclusione ben più ampie della semplice programmazione, quella fondata sulla forza lavoro e crescita economica".

Ma c’è anche chi plaude l’iniziativa del Ministro " Ottima la proposta di Andrea Ronchi – dichiara Silvia Ferretto, consigliere regionale di AN.

 "Si rende indispensabile un’intesa – ha aggiunto Ferretto – tra la comunità islamica e lo Stato italiano perchè per ogni moschea venga chiarito chi ne è responsabile, chi la controlla, chi la finanzia, chi la gestisce e soprattutto chi deve vigilare affinchè i frequentatori rispettino tutte le leggi dello Stato italiano".

"Chiedere il rispetto della legalità non significa essere xenofobi o razzisti, ma al contrario pretendere che a parità di diritti corrisponda anche una parità di doveri, senza alcuna distinzione di sesso, razza o fede religiosa, impedendo così che, soprattutto, i bambini e le donne islamiche possano crescere in un pericoloso ed insormontabile isolamento culturale".

Occorrono regole certe. Occorre maggiore trasparenza e garanzie sul fatto che i luoghi di culto non vengano trasformati in centri di istigazione all’odio o di reclutamento di terroristi.

Per questo –  ha concluso la Ferretto – al fine di poter garantire una reale trasparenza, sarebbe importante che i sermoni venissero svolti in lingua italiana". Una proposta, quest’ultima che viene direttamente dal Ministro alla Difesa, Ignazio La Russa, al termine dell’incontro con il sindaco di Milano, Letizia Moratti.


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