Undicesima Rassegna dei Castelli Romani di Teatro Amatoriale

Dal 10 Al 14 luglio 2019 dalle ore 21:15, Parco Karol Wojtyla (ex Romito) - Monte Compatri
Redazione - 5 Luglio 2019

Prende il via il 10 luglio 2019 l’undicesima rassegna dei Castelli Romani di Teatro Amatoriale, la manifestazione ideata e curata dall’Associazione di promozione sociale Photo Club Controluce con il Comune di Monte Compatri e il gradito patrocinio del Parco Regionale dei Castelli Romani e della Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini.
5 giorni interamente dedicati al teatro amatoriale.
5 compagnie teatrali fra Roma e i Castelli Romani si mettono in gioco.
5 spettacoli originali.

Una sfida all’ultima battuta con il pubblico che potrà decidere a chi assegnare il ‘Premio di gradimento del pubblico’!
5 giurati d’onore avranno il difficilissimo compito di scegliere la compagnia teatrale più appassionata!
In giuria, Carlo Benso, Alberto Ferraro, Serena Gara, Armando Guidoni e Bruno Vanzo.

Programma della manifestazione:

10 luglio – “Con permesso Don Raffaè” e “Cento lire – Storia di un viaggio” di Moschetti e Scialanca; Compagnia teatrale “TradirEfare Teatro” di Roma.

11 luglio – “Destabilizzati” di Nicolangelo Grieco; Compagnia teatrale “Insieme per caso” di Roma.

12 luglio – “Pagamento alla consegna” di Michael Cooney; Compagnia teatrale “Chi sarà di scena” di Frascati.

13 luglio – “Ulissea” di Enrico Paris; Compagnia teatrale “Gruppo comico A4” di Roma.

14 luglio spettacolo finale fuori concorso; “Antigone – Tragicommedia dell’Arte” di Carlo Boso: Compagnia teatrale “I Fiori di Bacco”.

A seguire, premiazione e consegna delle targhe ideate e offerte dall’artista Tiziana Properzi.

Quando e Dove
Da mercoledì 10 Luglio a domenica 14 Luglio – ore 21:00 – 23:59
Monte Compatri – Parco Karol Wojtyla (ex Romito) in via San Francesco dìAssisi

 

Note di regia

Cento lire – Storia di un viaggio.
Lo spettacolo si propone di indagare le dinamiche del viaggio dei moderni migranti, in un gioco di confronto con la storia del personaggio di Pulcinella, che fra il ‘600 e l’800 si è trovato a “migrare” e cambiare nome e forma, più volte, trasformandosi in personaggi diversi, suoi “eredi” in tutto e per tutto, in ogni Paese in cui ha messo radici: dal Karagiozis greco al Kasperle austriaco, dal Mr. Punch britannico al Polichinelle francese e al Don Christobal Polichinella spagnolo. La maschera campana (per molti la più antica fra quelle della Commedia tradizionale, poiché direttamente derivata dalle maschere latine e delle Atellane) è stata l’origine di decine di storie e personaggi, che ad essa devono la propria sorte e la propria fortuna.
Su una scena vuota (una piazza, una strada, un vicolo, un cortile) dominano solo le orme bianche dei due attori che si contendono la Maschera, la Voce di Pulcinella e di tutto il popolo che rappresenta. Insieme a loro, una valigia di cartone, esattamente come quelle di chi sfidava avversità e incertezze, per un’avventura costata cento lire, nella speranza di trovare, in fondo al viaggio, una fortuna sempre negata. Una valigia che contiene un mondo, trasformandosi in un palcoscenico in miniatura, dal quale emergono le immagini dei mestieri, delle mille vite tentate da Pulcinella in giro per il Mondo, per cercare, disperatamente, un’occasione nuova e per soddisfare la sua eterna fame. Proprio come la fame che spinge oggi migliaia di individui a scappare da guerre e carestie. Perché, come crediamo fermamente, le vicende delle Maschere della grande tradizione sono cicliche: tornano periodicamente, magari dopo secoli, per insegnarci (di nuovo) ad interpretare il mondo, attraverso gli occhi dei loro volti buffi e grotteschi.

Con permesso, Don Raffaè.
I personaggi di questa vicenda “italiana” assumono i caratteri delle maschere di Commedia dell’Arte. Così il Don Raffaè del titolo diventa un vecchio Pantalone, recluso e stanco, ma ancora attaccato al proprio potere, alla propria ricchezza. Allo stesso modo Pasquale Cafiero, il brigadiere servile, incarna perfettamente un Arlecchino ingenuo e distratto, lavoratore sfaticato, alla ricerca di soluzioni per guadagnarsi il pane. Un povero diavolo disperato, che lotta per sopravvivere, in un mondo quasi più grottesco di lui. In carcere Pasquale deve sorvegliare il ricco boss camorrista Don Raffaè. Nei suoi confronti ha un sentimento di grande ammirazione e rispetto. Inoltre, grazie al rapporto di ossequiosa amicizia, chiede al boss qualche piccolo favore. Le storture di un paese e la deformità di un intero sistema sociale si accentuano ancora di più, e diventano protagoniste assolute, facendo della loro natura ironica la propria stessa forza. Attraverso alcuni momenti chiave si costruisce uno spaccato di un mondo assurdo, in cui il senso di giustizia e di moralità passa attraverso la lente distorta di mafiosi e corrotti. Si fa quasi fatica a distinguere fra ironia e serietà. Prendono forma dubbi su quale sia il lato corretto dal quale guardare la giustizia: al di qua o al di là delle sbarre?

Destabilizzati.
Una cena tra amici si trasforma in un gioco al massacro che mette a dura prova le coppie! Questo il tema di Destabilizzati, adattamento teatrale e regia di Angelo Grieco dal film P.S.; un atto unico, con nove personaggi, le cui personalità e vite, note e segrete, si dispiegano in un divertente e amaro gioco comunicativo. Oggi la vita segreta di ognuno di noi passa, inevitabilmente, attraverso i nostri cellulari e lo smartphone è diventato la ‘scatola nera’ della nostra vita, dove c’è tutto e il contrario di tutto e che racchiude ogni esperienza, fissa i confini tra ciò che è giusto o sbagliato, corretto e scorretto, disdicevole o no. Così, nel corso della cena affiorano, grazie ad un gioco proposto dalla padrona di casa, le vite segrete dei personaggi, tutti a loro modo protagonisti di una falsità, tutti all’improvviso “sconosciuti”. Le uniche verità passeranno, come nella più classica delle tradizioni letterarie, attraverso la voce del “popolo” di Monica o della “saggia maturità” di Simonetta (peraltro personaggi nuovi inseriti dal regista), per ribadire che le mode cambiano, ma le verità sono eterne.

Pagamento alla consegna.
Esilarante commedia gremita di personaggi umoristici, che caratterizzano una farsa che ironizza sul sistema sanitario e di previdenza sociale.
Intrappolato dalla burocrazia il protagonista Eric Swan, disoccupato da due anni, mette in atto una truffa ai danni dell’assistenza sociale; ma il truffatore, preso dal pentimento, non riesce a frenare il flusso di assegni e sussidi, neanche a seguito di esplicita e formale richiesta di rinuncia.
I personaggi che animano la commedia, si trovano coinvolti in una serie di avvenimenti ingarbugliati, che originano fraintendimenti straordinari e condizioni paradossali ed ironiche, che non fanno che complicare la già intricata situazione.
Il finale risulta decisamente inaspettato.

Ulissea.
Vincitori del primo premio Roma Comic Off ed. 2017, gli A4 propongono uno spettacolo EPICO. “Il personaggio di Ulisse si fa perno, in questa esilarante pièce, di tutta una serie di avventure grottesche e parodiche tratte dalla letteratura classica tradizionale, attraversandola trasversalmente grazie ai testi di Omero: Iliade e Odissea, e all’Inferno dantesco. Gli episodi si susseguono rapidi, a ritmo serrato. I personaggi si moltiplicano esponenzialmente: gli dei dell’Olimpo, gli eroi epici e i personaggi del Sommo Poeta si sovrappongono, si mescolano, interloquiscono, in un clima post-moderno portato al parossismo, all’iperbole. A regnare è il “non senso” in questa parodia del classico, tanto da pretendere dallo spettatore stesso completo abbandono, noncuranza rispetto alla comprensione: unica predisposizione possibile affinché il riso possa affiorare e lo spettacolo agire. Ritmo e trasformismo sono le parole chiave dello spettacolo: una dissacrante galleria di antichi ritratti, tanto consueti da dover essere traditi perché al pubblico sia concessa la riscoperta del nuovo, con sagacia e sarcasmo.

Antigone. Tragicommedia dell’Arte.
È uno Spettacolo di Commedia dell’Arte liberamente ispirato all’Antigone di Sofocle.
La saga dei Labdacidi rappresenta uno dei miti fondatori della nostra società. La lotta fra l’amore del potere ed il potere dell’amore che caratterizza l’opera di Sofocle, dà adito ad una serie di episodi tragici, l’eco dei quali è ancora vivo ed è determinante per comprendere l’agire di coloro che sono stati eletti guide “morali” da noi cittadini. Laio condanna a morte il proprio figlio Edipo che a sua volta, senza saperlo, uccide il padre Laio e si congiunge con la propria madre, Giocasta; con lei dà alla luce quattro figli; i due maschi, spinti dall’ambizione, si scontrano in una lotta fratricida; Antigone, loro sorella, trasgredisce alle leggi del Re Creonte volendo dare sepoltura al fratello Polinice vittima di Eteocle; Creonte, lo zio, la fa condannare a morte. Ed è questa degradazione morale, che è causa di morti, di complotti, di attentati e di vittime collaterali, che abbiamo voluto portare sulle scene utilizzando le tecniche espressive proprie della Commedia dell’Arte, tecniche che hanno contribuito al rendere famosi gli attori del teatro italiano nel mondo.
Protagonisti dello spettacolo sono tre attrici e tre attori che danno vita ad una forma di teatro totale, dove l’uso della maschera, del canto e della mimica, partecipano al coinvolgimento dello spettatore che si ritrova così situato al centro di questa “Tragicommedia dell’Arte” destinata a fargli toccar con mano il gioco dei potenti, a riderne di cuore e ad applaudirne gli interpreti.
Canti, danze, pantomime e combattimenti arricchiscono una storia che fa divertire e fa riflettere sul dramma, ancora attuale, di Antigone.


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