

Che invitia anche gli altri Municipi, l’associazionismo ed i cittadini a fare altrettanto
Da diversi anni è in corso in Val Susa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV).
Nella manifestazione di giugno erano presenti ben 30.000 persone (in tutta la Val Susa ci sono 50.000 abitanti) anche se la cosa è stata portata all’attenzione dei media solo negli ultimi tempi. Massimiliano Smeriglio, Presidente del Municipio Roma XI, ci ha tenuto a manifestare tutta la solidarietà di questo municipio rispetto alle gravissime violenze attuate contro i manifestanti in Val di Susa: “Il nostro municipio e la Rete del Nuovo Municipio sono accanto alle popolazioni e gli enti locali impegnati nella tutela del proprio territorio perché in questa loro battaglia, che è politica e non meramente localistica, il loro punto di vista ha dignità ed una valenza d’interesse generale. Lo Stato ha deciso ed agito bypassando la volontà e gli interessi della comunità locale e questo è inaccettabile”. Proprio per ribadire la legittimità delle comunità e degli enti di prossimità, che le rappresentano istituzionalmente, di prendere la parola sugli assetti e sul futuro del proprio territorio, il Municipio Roma XI è stato presente al sit-in del 6 dicembre, di fronte a palazzo Chigi e parteciperà anche alla manifestazione del 17 dicembre a Torino.
L’XI municipio lancia un appello: “Invitiamo gli altri municipi, l’associazionismo ed i cittadini a fare altrettanto, la mobilitazione delle popolazioni della Val di Susa ci riguarda tutti perché è una battaglia per un mondo, possibile, pensato sul principio della sostenibilità socio-ambientale”.
E’ inoltre importante ricordare che:
1. La tratta Torino-Lione è di dubbia utilità: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria non completamente sfruttata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050.
2. La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali.
3. Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile.
4. L’amianto sotto al Musinè esiste veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c’è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell’amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della ValSusa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino e nella stessa Torino. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo una fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l’inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.
5. Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l’opera è bloccata in tutti i suoi aspetti.
6. Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l’opera sono i finanziamenti europei.
7. L’appalto per la costruzione del tunnel di 52Km (7,5 miliardi di euro) è stato vinto da una ditta francese che l’ha subappaltato alla francese RockSoil, di proprietà della moglie del ministro Lunardi.
Per questi motivi nelle proteste degli abitanti sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza.
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