Viaggio a Lunghezzina 2 tra vecchie e nuove discariche

Un piccolo fosso divide la cementificazione abusiva dalla discarica abusiva
di Antonello Dionisi - 9 Dicembre 2007

Sembra strano, ma a Roma, nelle neonate periferie, spesso il lassismo la vince di gran lunga su buonsenso e diritti.

Purtroppo abbiamo già documentato in un recente passato come la presenza massiccia di cantieri nella zona di Lunghezzina 2 abbia causato non pochi disagi ai residenti, molti dei quali si raccontano come dei pionieri quando hanno potuto accedere negli appartamenti, sebbene circondati da gru, camion e grandi lavori in corso.

Inizia qui un piccolo viaggi all’interno di Lunghezzina 2, un luogo dove fino a pochi mesi fa era possibile vedere cacciatori alla ricerca di beccacce e fagiani, mentre oggi solo gru ed escavatori rendono quasi impossibile la convivenza tra i residenti e le maestranze impiegate nei cantieri.

Siamo qui perché chiamati a verificare uno strano fenomeno di “straripamento” edilizio che sta interessando alcuni giardini privati che si affacciano su un piccolo fossato: effettivamente alcuni condomini di via Pescosansonesco hanno “allungato” la rete di cinta di quei quattro cinque metri utili a destinazioni quali magazzino oppure fioriera. Se fosse solo un piccolo fenomeno di abuso edilizio avremmo considerato l’idea di tornarcene a casa, ma a ridosso di quello stesso fossato, a circa duecento metri dalle prime abitazioni, sentiamo come il rumore di un rivolo d’acqua: scopriamo quindi che nel fossato ci sono ancora scarichi ed odori a cielo aperto, come se la zona fosse ancora interessata dalla sola presenza di cacciatori ed agricoltori.

Il rivolo d’acqua e ci dà modo di chiederci cosa ci sia al di là del fosso: scavalchiamo senza fatica il fossato e scopriamo una vera e propria discarica a cielo aperto: cumuli di materiale edilizio di scarto e altri “reperti” provenienti da demolizioni, ristrutturazioni e non si sa quale altra natura (ci sono mobili, giocattoli ed elettrodomestici) che viste le erbacce cresciute sui giacigli, ci danno modo di pensare che le immondizie siano lì da diverso tempo.

Eppure quel terreno, ufficialmente come recitano i cartelli all’entrata, è considerato area di cantiere nonché spazio adibito a solo magazzino: scopriamo infatti di essere entrati in un’area recintata su tre lati, con il quarto lato coperto, teoricamente, dal solo fossato.

Fatto sta che in quell’area, circondata da villette e palazzi adornate da fioriere e giardini all’inglese, un cumulo di immondizie infesta il terreno e l’ambiente, contribuendo non poco al degrado di una zona già sottoposta ad una cementificazione tanto rapida quanto dolorosa.

Torniamo sui nostri passi riattraversando il fossato: le ghiande cadute a terra si confondono con i liquami, il fango ed alcune immondizie giunte dai cumuli di rifiuti lì vicino: uno sguardo intorno e altri cumuli sparsi di immondizie, quasi nascoste tra i rovi e gli avvallamenti, sono un po’ dappertutto.

Incontriamo il sig. Piero P. con il suo cane: “Abito in via Guardiagrele ed ogni sabato ci mettiamo di guardia per evitare che le betoniere vengano qui a scaricare i detriti di una settimana di lavoro. Il risultato, per quelli che la fanno franca, è che lasciano sul terreno pozze di cemento fresco pericolose per bambini e cani che frequentano la zona: questa zona verde è proprio sotto le nostre case e vederla deturpata da tanta incuria è proprio un peccato che non possiamo permetterci”.

Altri residenti si avvicinano e sorgono diversi punti caldi di protesta: mancanza di infrastrutture primarie, incuria di quelle esistenti ed inciviltà a farla da padrone, con i sacchi dei rifiuti quasi lanciati vicino a contenitori lasciati quasi vuoti.

Forse, azzardiamo come ultima soluzione, un decentramento sarebbe la cosa più opportuna: non è possibile sintetizzare una politica territoriale efficace quando il Municipio l’VIII, si trova lontano dieci, quindici chilometri, e con una zona, come Lunghezzina 2, che non può più permettersi altra indifferenza.


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