

Non è la prima volta. Nell’ottobre scorso, nella Pineta Pinciana erano stati abbattuti sei esemplari per “alterazioni strutturali gravi”
Nuovi abbattimenti a Villa Borghese. Le motoseghe sono tornate a risuonare nel cuore verde di Roma, dove nei giorni scorsi sono stati tagliati 22 alberi dichiarati “secchi morti in piedi” dal Dipartimento Tutela Ambientale.
L’elenco è lungo e doloroso per chi vive e frequenta quotidianamente il parco: 5 robinie, 10 lecci, un platano, due Prunus pissardi, due olmi, un ippocastano e un bagolaro. Tutti alberi che, secondo i tecnici, non garantivano più la sicurezza dei visitatori.
Il regolamento del verde prevede che entro un anno arrivino nuove piantumazioni, ma intanto le radici spezzate e i tronchi mozzati hanno lasciato ferite ben visibili.
Non è la prima volta. Nell’ottobre scorso, nella Pineta Pinciana erano stati abbattuti sei esemplari per “alterazioni strutturali gravi”; ancora prima, nella primavera del 2024, era toccato a 15 alberi in piazzale del Pincio. Ogni volta con lo stesso copione: decisioni prese dai tecnici e polemiche accese da parte di residenti e associazioni.
Anche questa volta le proteste non si sono fatte attendere. Francesca Marranghello, attivista storica in difesa del verde capitolino, ha documentato con un video gli abbattimenti a Villa Borghese. Le immagini, condivise in numerosi gruppi Facebook, hanno riacceso il dibattito, trasformandosi in un nuovo terreno di scontro fra istituzioni e cittadini.
E non è un caso isolato. Dall’Eur a Villa Gordiani, da Monteverde a Centocelle, la vicenda degli abbattimenti è diventata ormai un tema caldissimo. A Monteverde il caso è addirittura approdato in procura, mentre a Centocelle, in via Delpino, le proteste dei residenti si sono moltiplicate negli ultimi mesi.
Villa Borghese, dunque, si aggiunge alla lista. Il parco simbolo della Capitale si ritrova ancora una volta a fare i conti con la difficile convivenza tra la sicurezza e la tutela del patrimonio arboreo, in una città dove ogni albero tagliato lascia dietro di sé non solo un vuoto verde, ma anche una nuova ferita nel cuore dei cittadini.
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