

L'uomo detenuto in Grecia, ha rifiutato l’estradizione e ora il destino della giustizia italiana è nelle mani dei giudici elleni
Per quindici notti ha dormito sotto le fronde di Villa Pamphili. Invisibile agli occhi dei più, Francis Kaufmann — alias Rexal Ford — viveva ai margini di Roma, insieme alla compagna e alla figlia, Andromeda, spostandosi tra il verde silenzioso del parco e il vicino mercato di San Silverio, dove cercava ristoro e cibo. Ma dietro quella routine di sopravvivenza si celava, forse, un’ombra molto più oscura.
Oggi, Kaufmann è detenuto in Grecia, accusato del duplice omicidio aggravato di Anastasia Trofimova e di un altro delitto su cui gli inquirenti mantengono ancora il massimo riserbo.
È stato proprio il suo cellulare — che per giorni aveva tracciato la sua presenza costante a Villa Pamphili — a raccontare agli inquirenti gli ultimi movimenti dell’uomo prima della morte della donna. Un telefono che si è improvvisamente spento tra il 3 e il 4 giugno, proprio nelle ore in cui Anastasia smetteva di vivere. Da allora, nessun altro segnale.
La donna, 42 anni, originaria di Omsk, in Siberia, è stata ritrovata senza vita all’interno del parco. Le cause del decesso non sono ancora del tutto chiare, ma l’ipotesi più concreta — che gli esami istologici previsti per luglio dovranno confermare — è quella del soffocamento.
Uno scenario che rafforza i sospetti sul compagno, già in fuga e poi bloccato in territorio ellenico. Ha rifiutato l’estradizione e ora il destino della giustizia italiana è nelle mani dei giudici greci.
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