

La sovrintendenza blocca l’edilizia popolare
Il 18 giugno del 2012, più di un anno fa, Antonio Rugghia parlamentare Pd ha presentato un’interrogazione al ministero per i Beni e le Attività Culturali a tutela e valorizzazione dei reperti archeologici presenti nella città di Ciampino, nella zona via Mura dei Francesi. L’interrogazione è stata presentata in seguito alla delibera numero 42 del 27 marzo 2006 del Comune di Ciampino che ha destinato l’area a piano di zona di edilizia economica e popolare (L. 167).
Il 13 giugno 2013 la sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Lazio ha comunicato l’apposizione del vincolo nella zona 167 di Via Mura dei Francesi, delocalizzando in questo modo l’intervento di edilizia economica e popolare.
“È doveroso però precisare alcuni aspetti: il vincolo che la sovrintendenza intende porre, non esplicita legami con i ritrovamenti archeologici che si sono rivelati in questa zona, infatti la sovrintendenza per i beni archeologici ha rilasciato il proprio nulla osta poche settimane fa, accogliendo il riposizionamento delle sagome degli edifici, in un contesto di rispetto e valorizzazione – dichiara in un nota Carlo Verini, Vice Sindaco di Ciampino – I pregevoli ritrovamenti fatti, sono stati resi possibili proprio dai sondaggi archeologici pagati dai soci delle cooperative, che ci hanno permesso di rinvenire testimonianze della nostra storia, che altrimenti sarebbero rimaste sepolte per sempre. Il comune peraltro ha intrapreso un progetto di conservazione e musealizzazione dei reperti che in parte vanno a collocarsi nel parco archeologico che si intenderebbe realizzare all’interno dell’area, in parte in un zona museale che troverà spazio nei locali adiacenti al comune nella ex cantina sociale ed in fase di ristrutturazione”.
“Il nuovo vincolo postumo rispetto all’iter autorizzativo, che la sovrintendenza paesaggistica vorrebbe mettere, e che si contraddice con quanto già espresso in fase di approvazione regionale, andrebbe a riguardare le cosiddette “mura dei francesi” che costeggiano la via dei laghi, i casali che sono all’interno ed alcuni uliveti e vigneti, peraltro non più esistenti da anni. Questo nuovo vincolo di fatto bloccherebbe l’insediamento abitativo con conseguenze sociali ed economiche a dir poco imprevedibili”.
“Per queste motivazioni non è possibile per me gioire di questo risultato, la delocalizzazione della zona 167 come alcuni in modo quantomeno prematuro paventano, richiederebbe un tempo di almeno 2 anni, ammesso che la zona che si andrebbe ad individuare non incontri nessun tipo di vincolo dal punto di vista aecheologico, paesaggistico e soprattutto geologico”.
“Il danno economico che il vincolo andrebbe a creare è ingente. Le zone erano state già pre assegnate, alle cooperative vincitrici del bando ed i soci, tutti nostri concittadini hanno già versato cospicue somme, ciascuno per l’acquisizione delle aree e per i sondaggi archeologici obbligatori per legge. Non solo, i proprietari dei terreni che sono stati ceduti al comune per la realizzazione delle aree, hanno ottenuto in cambio una superficie edificabile che oggi di fatto diventerebbe anch’essa non utilizzabile – conclude Verini – A questo punto nel rispetto del ruolo che la sovrintendenza riveste, è opportuno che l’amministrazione faccia la propria parte a tutela sì della bellezza del nostro territorio ma anche dei cittadini di Ciampino che rischiano di vedere vanificato il sogno di costruirsi la prima casa”.
Ma quali sono le antichità nella zona che hanno convinto la sovrintendenza ad apporre il vincolo archeologico? Via Mura dei Francesi, che la Soprintendenza per i beni e le attività culturali del Lazio ha definito la presenza storico e monumentale più significativa del comune di Ciampino è delimitata da una cinta muraria impreziosita dal portale, gioiello dell’arte Barocca del ‘600 (recentemente crollato), e custode di ville e casali, come quello dei Monaci, Maruffi e dei Francesi. L’area fu teatro di importanti episodi storici, tra i quali spiccano molte vicende legate all’Unità d’Italia.
Nella zona adiacente, tra l’altro, sono stati rinvenuti i ricchi ambienti di una grande villa che, sembrerebbe attribuita a Valerio Corvino Messala, console del 31 A.C., dunque una residenza suburbana di uno dei personaggi più influenti della cultura di età augustea del cui circolo letterario Tibullo fu principale esponente.
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