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1° Maggio 2013: una festa fra tensioni sociali e speranze

E’ sempre difficile parlare di questa festa del lavoro 2013, perché rappresenta la somma delle contraddizioni e del malessere sociale che il nostro paese ha accumulato nel corso degli ultimi anni.

Esiste una esasperazione individuale e collettiva, che non trova riscontri positivi da decenni, che chiede sviluppo economico e lavoro, riforme e moralità nella vita pubblica, confronto sui problemi reali dell’Italia per restituire speranza nel futuro, in modo particolare ai giovani e alle donne.

In questo clima, festeggiare celebrando la storica data del 1° Maggio, è complicato, anche se è importante guardare al passato per orientare un nuovo impegno unitario del mondo del lavoro.

Occorre recuperare e superare una crisi che non è solo del nostro paese, ma risente della situazione e dei vincoli imposti dalla Comunità, che pur rimane l’unico approdo, non solo per realizzare gli “Stati Uniti d’Europa” ma per rilanciare il vecchio continente, e poterci confrontare e competere con i paesi emergenti del nostro pianeta come Cina, India e Brasile.

Guardando, studiando, analizzando e cercando di “ leggere gli indicatori” che rappresentano uno spaccato della nostra società, ma sono anche concretamente causa di questo diffuso stato di esasperazione e di malessere sociale, così come i numeri documentano.

Sono quattro gli indicatori e i parametri che offrono un quadro sintetico e rappresentativo del nostro paese:

* Il tasso di disoccupazione, in Italia, è passato dal 6,4% del 1977, all’11,7% del gennaio 2013, pari a circa tre milioni di disoccupati. In 35 anni il Mezzogiorno, il tasso è più che raddoppiato: dall’8% del 1977 al 17,2 del 2012.

La disoccupazione giovanile (15/24 anni) a gennaio 2013, ha toccato il record assoluto con 38,7%, il livello più alto da 35 anni, inizio delle serie storiche ricostruite dall’Istituto di Statistica. Quindi oggi i giovani disoccupati sono 4 su 10, mentre 35 anni fa, erano 2 su 10.

Livelli record anche per il 2012, soprattutto per quanto riguarda i contratti a tempo determinato: i precari sono arrivati a quota 2,8 milioni.

* La cassa integrazione (ordinaria, straordinaria, in deroga, contratti di solidarietà, ecc.) lo scorso anno ha superato un miliardo di ore erogate, è il peggior anno degli ultimi cinque, dopo il 2010. Per i circa 500 mila lavoratori che sono stati coinvolti a zero ore, hanno avuto un taglio di reddito pari a 6500/7000 euro per ogni singolo cassaintegrato. “ Il declino iniziato con l’esplosione della crisi e acuito dalle scelte di austerità e di rigore”, è la causa di questa situazione, e coincide con il giudizio che le forze sindacali esprimono di fronte a questo dato impressionante della cassa integrazione.

* L’andamento delle attività delle imprese è un altro parametro significativo che ci rappresenta una realtà spesso sconosciuta, perché appare come dato quantitativo (imprese individuali, artigianali, industriali manifatturieri, ecc.) ma difficile da quantificare in termini di occupazione.

Sono 383.883 le imprese nate nel 2012 (il valore più basso degli ultimi otto anni e 7.427 in meno rispetto al 2011), a fronte delle 364.972 (mille ogni giorno) che sono quelle che hanno chiuso i battenti (+24 mila unità rispetto all’anno precedente). Come conseguenza, il saldo tra entrate e uscite si è attestato sul valore di 18.911 imprese, il secondo peggior dato del periodo considerato e vicino (dopo due anni consecutivi di recupero) a quello del 2009, l’anno peggiore dall’inizio della crisi. Sono questi i dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese secondo il Registro delle imprese di Unioncamere. Giovani under 35, immigrati e donne, attività del turismo, del commercio e dei servizi alle imprese e alle persone, sono le tipologie di imprenditori e i settori di attività che, nel 2012, hanno consentito a mantenere in lieve attivo il bilancio anagrafico delle imprese italiane (+0,3% contro il +0,5 del 2011).

* Il Pil (prodotto interno lordo) cioè la ricchezza del nostro paese, nel 2012, è crollato del 2,4%, con un peggioramento rispetto al 2011, quando l’economia era cresciuta dello 0,4 %. Nel corso dell’ultimo decennio, il Pil è cresciuto del 2,43% , ed è uno degli ultimi paesi nella graduatoria di 180 nazioni. L’Istat rileva che la pressione fiscale è salita al 44% nel 2012: si tratta del livello più alto dal 1990.

Non è difficile, dopo aver ragionato su questi indicatori, comprendere come per tanti il malessere sociale, che si identifica anche in parte in questi numeri, può essere causa di esasperazione, di frammentazione, che spesso viene portata alle estreme conseguenze, come la cronaca racconta, con dovizia di particolari anche nelle reti televisive in forme discutibili e retoriche.

Lavoratori che fanno gesti folli, imprenditori che si tolgono la vita, e l’ultima in ordine di tempo la vicenda a Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, sede del Governo, dove un disoccupato edile spara e colpisce con una pistola, in maniera grave, due servitori dello Stato – due carabinieri – uno dei quali lotta fra la vita e la morte al Policlinico di Roma, ma voleva uccidere un uomo politico.

Questo è il contesto nel quale cade il 1° Maggio – Festa internazionale dei lavoratori- che Cgil, Cisl e Uil, organizzano, con la presenza dei tre Segretari Generali, la tradizionale manifestazione a Perugia: “ perché all’inizio di marzo è stata teatro di un dramma del lavoro. Nella città umbra, due impiegate, della Regione, sono state uccise da un imprenditore, che poi si è suicidato. La vicenda è diventata il simbolo della necessità di restituire centralità al lavoro. Per queste ragioni la festa del lavoro si celebrerà a Perugia”. A Roma si terrà il tradizionale “ Concertone a San Giovanni” con questo slogan: “Sostenere la cultura. Crisi economica e crisi di idee: per evitare il declino.”

Ma cosa riserva il futuro ai lavoratori del nostro paese se questa è la situazione?

Forse qualche speranza ci può essere per credere nel rilancio del nostro sistema produttivo che generi lavoro, come priorità dell’azione del Governo, che proprio alla vigilia della festa del 1° maggio ha avuto la fiducia da tutti e due i rami del Parlamento.

Dopo un governo tecnico come quello di Monti, chiamato a ridare credibilità di solvenza internazionale all’Italia e facendo fare grandi sacrifici ai cittadini, il risultato delle elezioni politiche dello scorso febbraio non hanno dato un risultato di governabilità bipolare, anzi le forze in campo ora sono tre. Da qui un evento che nel nostro paese, sul piano politico, si era manifestato due volte: nell’immediato dopoguerra e nel 1977/78 ai tempi di Moro e Berlinguer. La grande alleanza per salvare l’Italia, un governo di servizio sotto la tutela del Presidente della Repubblica.

Oggi il nostro paese è governato, con tutte le riserve possibili, da tre partiti PD, PdL e Monti. Sono tempi eccezionali e c’è un Governo eccezionale.

Si tratta di verificare se i 18 mesi annunciati dal Presidente Letta per le riforme e il rilancio dell’economia avranno successo.

Questa è la speranza che le Organizzazioni Sindacali aspettano insieme ai tanti senza lavoro.

Oggi delusi, ma non rassegnati, potranno riconsiderare il 1° Maggio ancora la loro festa.

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