

Dal 1926 al 1962 l’ambientista, scultore e paesaggista, progettò importanti lavori di architettura e di giardini per Roma
Dal 16 maggio al 30 settembre 2018, grazie all’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale e alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, potremo ammirare al Museo di Roma Palazzo Braschi quasi 100 opere di Raffaele De Vico.
Le “testimonianze” del celebre architetto e paesaggista abruzzese provengono da collezioni e archivi romani. In mostra disegni, progetti, fotografie e documenti, per lo più inediti, che raccontano la trasformazione urbana e sociale di Roma nella prima metà del Novecento.
Raffaele De Vico, figlio d’arte dello scultore Angelo De Vico e di Emma Bartolini, nacque il 18 aprile 1881 a Penne (Pescara) e morì quasi novantenne a Roma il 15 agosto 1969.
Dopo gli studi di agrimensura presso l’istituto tecnico di Chieti e successivamente di perito tecnico agrario, conseguì a Roma il diploma di professore di disegno architettonico presso l’Accademia di belle arti, dove approfondì come autodidatta la conoscenza della Città Eterna, in particolare dell’ urbanistica, dei monumenti e dei giardini.
Innumerevoli sono le opere realizzate in quasi quarant’anni di attività. Si parte con la realizzazione di parchi e stupendi giardini quali Villa Glori, Villa Paganini, il Roseto di Roma, il giardino del Campidoglio, Colle Oppio, il Giardino degli Aranci, l’ampliamento del Giardino Zoologico, i giardini del Laghetto dell’Eur, e così via. Vanno anche ricordate il Palazzo dell’Acea a Porta Maggiore, la sistemazione dei giardini degli scavi di Ostia Antica, il serbatoio di Villa Borghese e il monumento ai caduti della Grande Guerra presso il Cimitero monumentale del Verano.
I curatori della Mostra allestita a Palazzo Braschi e lui dedicata sono Alessandro Cremona, Claudio Crescentini, Donatella Germanò, Sandro Santolini e Simonetta Tozzi.
Bruno Cimino e Bruna Fiorentino
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