

Il ricavato della vendita del volume sarà destinato al restauro della Chiesa della Madonna della Rocca
Sabato 16 gennaio 2010 in una Sala Convegni del Museo Civico di Tolfa assiepata di pubblico è stato presentato l’ultimo libro di Ettore Pierrettori, Storie e Personaggi de la Vecchia Tòrfa, che raccoglie le sue più belle poesie dialettali, .
Già poco prima dell’inizio, avvenuto puntuale alle 11, la Sala Convegni del Museo Civico di Tolfa era completamente piena. E questo la dice lunga sia sul valore di Pierrettori, sia sull’amore che la sua gente ha per lui, poeta di rilievo nazionale che ha saputo rappresentare l’anima del paese dello Scojo. L’evento aveva un nobile intento: raccogliere, con la vendita del libro, i contributi per il restauro della Chiesa della Madonna della Rocca.
La presentazione, presieduta da don Giovanni Demeterca, parroco di Sant’Egidio Abate di Tolfa, dopo un saluto dell’Assessore alla Cultura, Valerio Finori, è stata arricchita dagli interventi di Ferdinando Bianchi, Eugenio Bottacci, Vincenzo Luciani, Giuseppe Morra e Giovanni Padroni. Quest’ultimo è autore delle belle foto del libro che hanno illustrato i sonetti e le ottave di Pierrettori.
Il programma è stato completato dalla recitazione di brani poetici a cura di Orlando Copponi e dalle musiche di Sergio Brusselles, alla chitarra.
In tutti gli interventi si è elogiata la sensibilità del poeta, pronto a cogliere ogni particolarità della sua terra. I relatori hanno sottolineato il valore artistico, culturale e storico dei componimenti in lingua tolfetana di Pierrettori.
“Il dialetto produce e ha prodotto poesia – ha sottolineato nel suo intervento Ferdinando Bianchi – E una società si rompe quando si corrompe il proprio linguaggio, quando si perde il dialetto. Grazie a Pierrettori, a Tolfa questo pericolo non c’è”.
“Vi voglio raccontare la favola di Ettore poeta – ha rivelato Bottacci – All’inizio poeta, dialettale e non, nascosto. Perché si vergognava”. L’umiltà dei grandi.
Molto apprezzato l’intervento di Vincenzo Luciani. Dopo aver fatto un accostamento tra coltura delle erbe selvatiche e dialetto, dopo aver elogiato la descrizione che Pierrettori fa della fame e della povertà, dopo aver sottolineato l’efficacia dei versi ha recitato alcune poesie del poeta tolfetano in cui emerge il suo io diviso e tormentato tra il paese d’origine e quello dell’attuale residenza. Luciani ha esortato Pierrettori, ora che è nel pieno della sua maturità espressiva ad abbandonare la gabbia dorata del sonetto e delle ottave. Il meglio di sé il poeta lo potrebbe forse sicuramente dare con una poesia a schema libero.
Alla fine degli interventi dei relatori, dopo aver ricevuto una statuetta di Sant’Antonio dal parroco di Allumiere e una targa ricordo dell’amministrazioine comunale, la parola, naturalmente, è andata al vero protagonista, a Ettore Pierrettori.
Da buon poeta concreto e di poche, ma efficaci parole, Pierrettori ha chiuso simpaticamente così la bella mattinata: “Dopo tutti gli interventi che sono stati fatti, c’è poco da di’. Se so’ magnati tutto lo prosciutto e a me m’hanno lasciato l’osso”.
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