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A Bologna l’eccezionale mostra antologica Giorgio Morandi 1890-1964

Fino al 13 aprile 107 opere provenienti dalle più importanti raccolte di tutto il mondo esposte al MAMbo
di Nicola Capozza e Alvaro Colombi - 28 Febbraio 2009

A poco meno di un secolo dai suoi esordi pittorici, Bologna celebra Giorgio Morandi (a cui è anche dedicato un viale a Tor Sapienza) con una mostra antologica fra le più complete mai realizzate.

I 90 dipinti a olio più i 13 acquerelli, i 2 disegni e le 2 acqueforti del grande maestro saranno esposti fino a tutto il 13 aprile presso il Museo di Arte Moderna di Bologna (MAMbo), nello storico palazzo di via Don Minzoni.

L’evento è stato organizzato dal polo museale bolognese in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York , lo stesso che ha ospitato la mostra dal settembre al dicembre dello scorso anno registrando uno straordinario afflusso di pubblico. Non meno interessato il pubblico italiano che, dall’apertura dell’esposizione (il 22 gennaio) ad oggi, ha fatto segnalare più di 14 mila presenze.

I visitatori hanno la possibilità di ammirare lavori provenienti dai maggiori musei e collezioni italiani e internazionali, riuniti in un corpus esaustivo che documenta il percorso e l’evoluzione espressiva dagli esordi dell’artista attraverso la ricerca metafisica, fino alla dissolvenza degli acquerelli degli ultimi anni, passando attraverso tutte le tecniche nelle quali si è cimentato.

La selezione espositiva comprende lavori appartenenti, oltre che al museo Morandi di Bologna (aperto dal 1993 all’interno di palazzo d’Accursio, in piazza Maggiore), alle raccolte di studiosi e amici dell’artista, come Roberto Longhi o Cesare Brandi (c’è anche un olio di Vittorio De Sica).

Il percorso espositivo parte, in sequenza cronologica, dall’esordio del maestro.

L’incipit della mostra è straordinario. Nella prima sala nove opere dal 1913 al 1919 individuano quelli che diventeranno i temi portanti della poetica morandiana: la natura morta e il paesaggio. Morandi, com’è noto, dipinge le colline di Grizzana, un paese dell’appennino a circa 50 km da Bologna, dove il maestro si rifugiava, e che oggi si chiama Grizzana Morandi, grazie al referendum locale che ha voluto così rendere onore al famoso ospite.

Le opere successive evidenziano le esperienze formative di Morandi, dal confronto con i grandi maestri antichi e contemporanei, che lui scelse e reinterpretò senza mai copiarli, fino al periodo di una personale adesione alla Metafisica. Di particolare interesse le Bagnanti del 1915, uno dei pochissimi dipinti, tra cui due suoi autoritratti, in cui Morandi affronta la figura umana: il riferimento diretto è alle Bagnanti di Cézanne (1885).

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Il tema, antichissimo, della natura morta, per proseguire con la vista degli altri quadri, è ripreso con la consapevolezza dell’artista contemporaneo, attento al suo tempo, conscio delle innovative soluzioni stilistiche adottate da Picasso e sostenuto nella scelta del genere proprio dalle sperimentazioni condotte dai pittori cubisti.

Dagli anni venti, poi, Morandi si allontana dalla Metafisica per tornare a guardare alla realtà, intraprendendo quel cammino personale che lo porterà a diventare il grande artista che tutti conosciamo.

Uno dei temi più cari al pittore bolognese è senz’altro quello dei fiori, regalandoci una poetica sequenza di quei piccoli bouquet (le sue rose, memori del tardo Renoir) dalle corolle impastate di luce e di colore che era solito dipingere per farne dono agli amici e alle persone più care.

Negli anni quaranta, rifacendosi a Rembrandt, sono le conchiglie a diventare uno dei suoi temi dominanti . Le loro forme irregolari, concave e contorte sono pretesto per il pittore per catturare la luce di volta in volta in modo diverso.

La sala più ampia della mostra raccoglie alcuni tra i maggiori capolavori del maestro, in un ideale abbraccio che mette in stretta relazione i due temi portanti della sua opera: la natura morta e il paesaggio. Paesaggi scarni ed essenziali, spogliati totalmente da qualsiasi cenno di naturalismo, giocati sui tre colori fondamentali con cui sono costruiti con nettezza i rapporti spaziali.

Il percorso prosegue con un susseguirsi di nature morte che evidenziano come le bottiglie, per Morandi, siano in realtà degli oggetti usati dall’artista per scalare lo spazio e modulare l’intensità della luce, giocando su minime variazioni.

Negli ultimi anni della sua vita è ormai più evidente come il soggetto dipinto, sia esso una natura morta o un paesaggio, non sia altro che un pretesto per ragionare sullo spazio e sulla luce. Gli oggetti, vasi, bottiglie, case o alberi, tendono a raggrupparsi verso il centro della composizione creando un senso di vuoto, perdendo progressivamente la loro riconoscibilità, divenendo evocazioni più che rappresentazioni pittoriche.

L’occasione, dunque, per godere di questa mostra, che abbiamo personalmente visitato e studiato, non può essere mancata.

Si potrà rendere onore ad un artista che, pur ispirandosi nel lavoro ad alcuni fra i grandi maestri e mode pittoriche del passato o a quelli a lui contemporanei, ha comunque mantenuto uno stile peculiare e una sua originale rappresentazione della realtà.

Museo MAMbo di Bologna – via don Minzoni, 14.
tel. 051 6496611 – info@mambo-bologna.org
Orari: martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 18; giovedì dalle 10 alle 22; sabato e domenica dalle 10 alle 20. Lunedì riposo.
Costo: € 6, ridotto € 4.

Informazioni per chi viene in treno: prendere l’autobus n. 35 alla stazione FS e scendere alla fermata Don Minzoni (5 minuti di percorrenza). 


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