

Alla Sapienza una tesi di laurea sull'informazione locale, impostata sul periodico di Roma est
Lo scorso 23 febbraio, alla Sapienza Università di Roma, nella Facoltà di Scienze e Tecnologie della Comunicazione, è stata discussa una tesi sull’informazione locale.
Come riferimento editoriale è stato preso il nostro periodico, Abitare A, distribuito da più di venti anni nei cinque municipi (V, VI, VII, VIII e X) della periferia est della capitale.
Il laureando, ormai dottore, nella sua presentazione in Power Point, ha spiegato come la testata del direttore Vincenzo Luciani si inserisca perfettamente nel quadro dei concetti moderni di globalizzazione e glocalizzazione.
La globalizzazione, con il suo mercato globale, il McMondo, ha contratto sia lo spazio che il tempo, al punto tale che i loro confini, una volta perfettamente riconoscibili, ora non lo sono più.
Lo stesso fenomeno è stato prodotto nella dicotomia città-campagna. Anche i confini tra questi due diversi ambienti non sono più ben marcati. Nel mondo d’oggi abbiamo la presenza di un continuum urbano-rurale, una città infinita, come l’ha definita Aldo Bonomi nel libro Glocal, a cura di Franciscu Sedda: “Basta percorrere la Pedemontana lombarda: una città infinita di paesi denominati da segnaletiche per segnare le differenze di luogo, a volte scritte in dialetto, che non risolvono il senso di spaesamento che prende viaggiando in quel continuare di capannoni, megastore, villette con giardino e nanetti davanti casa. Tracce di comunità moderne che si aggregano attorno alle fredde passioni del benessere e del produrre per competere.
Capannoni e nanetti da soli non bastano, come non basta denominare come sistema pedemontano ciò che non c’è. La Pedemontana lombarda e il raddoppio della Milano-Brescia sono le sue infrastrutture che impatteranno su questo territorio, cuore produttivo di un sistema ormai infartuato che ruota intorno a Milano, dove su quattro milioni e mezzo di abitanti ci sono tre milioni e centomila autoveicoli”.
I luoghi del mondo globale si sono trasformati nei “non luoghi” descritti dall’antropologo francese Marc Augé. Siti senza identità, tutti uguali: gli stessi centri commerciali in tutto il mondo; identici spazi in ogni aeroporto e stazione del pianeta Terra.
L’incontro tra universalismo e particolarismo, tra globale e locale, è stato imposto da una globalizzazione verticale, venuta dall’alto, che ha causato una reazione dal basso con la conseguente riscoperta della propria identità, delle radici tipiche di ogni territorio. Ecco quindi la proliferazione dei prodotti locali ed etnici, della cultura del posto, indigena. E in questo nuovo contesto glocale, nato dal globale più il locale, si inserisce con forza proprio l’informazione locale.
I fogli del sociale, come li etichetta il grande sociologo Franco Ferrarotti, come Abitare A, rappresentano il Corriere della Sera di domani, un futuro già presente nella nuova città policentrica verso cui si sta dirigendo Roma.
L’informazione locale fa nascere un senso di appartenenza nella gente del territorio di riferimento, perché coinvolge, mette in agenda i problemi del quartiere, favorisce la partecipazione del cittadino. Una partecipazione che è sinonimo di libertà, come diceva Giorgio Gaber nella sua canzone La libertà, del 1972: “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.
Se il cittadino diventa attivo, partecipe della vita sociale di un paese, si realizza quella democrazia dal basso, tanto auspicata da Ferrarotti, che a pieni titoli rappresenta una vera democrazia, perché conquista di coscienza dell’individuo.
Giorgio Gaber La libertà
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