Al via la stagione teatrale 2018 nel Teatro degli Audaci, si inizia con “Tutti a letto”

Una commedia esilarante e ben realizzata dalla Compagnia degli Audaci
Manuel Marchetti - 17 Gennaio 2018

Anno nuovo, stagione teatrale nuova. Inizia con “Tutti a Letto” il programma del 2018 nel Teatro degli Audaci, targato “Compagnia degli audaci”. Capitanati da Flavio De Paola, gli audaci questa volta sono andati in scena con una commedia che definire esilarante è probabilmente riduttivo.

“Tutti a Letto”, questo il titolo dello spettacolo scritto da Ludovic Marceau, diretto da Flavio De Paola e portato in scena da: Flavio De Paola, Maria Cristina Gionta, Emiliano Ottaviani, Giuseppe Abramo, Alessia Di Fusco, Stefano Centore, Annamaria Fittipaldi, Marina Pedinotti. La storia è ambientata in Italia ai giorni nostri, in un salotto borghese di Roma.

In un appartamento ristrutturato sopra gli uffici della casa editrice di Filippo ed Enrico, si ritrovano i due soci con le loro mogli, un eccentrico arredatore, una ragazza alla pari disinibita, un’operatrice di call center ed una scrittrice bizzarra. L’intreccio è quello classico: due coppie a confronto, qualcuno sa qualcosa che l’altro non deve sapere, in una ci si tradisce e nell’altra no.

Poi l’imprevisto fa scattare la peripezia. La pagina di una lettera caduta per caso da una borsetta creerà una serie di imbarazzanti equivoci, un gioco reso con brio, ma senza scadere mai nella volgarità. Giovanna, moglie fedele di Filippo, si troverà al centro di un intreccio di tradimenti di cui diverrà l’inconsapevole vittima.

Ma a tanta frenesia, eccitazione e follia, in una serie di esilaranti colpi di scena, seguirà la resa dei conti finale dove, come in ogni commedia che si rispetti, trionferà la verità.

A sipario ormai chiuso Flavio De Paola, proprietario del Teatro degli Audaci, (in via Giuseppe de Santis 29) si è intrattenuto con noi per un’intervista.

Nell’ottobre 2016 le chiesi come stava cambiando il teatro e la risposta fu: “non per vedere il bicchiere mezzo vuoto, anche perché sono un audace e tendo a fare il contrario, però la società credo stia cambiando in peggio e di conseguenza anche il teatro.” La situazione è la medesima?

Sicuramente il Teatro degli Audaci è cresciuto ed è diventato sempre più un punto di riferimento per il territorio ed è un aspetto molto positivo, vedo sempre più pubblico, sempre più persone che vengono e ringraziano proprio per l’aspetto ricreativo sociale. Questo mi rende felice perché in parte abbiamo colmato questo gap del quartiere-dormitorio che ha davvero poco dal punto di vista ricreativo; posso dire che è diventato un centro di aggregazione e da questo punto di vista è molto positivo.

Il discorso della società in generale è complesso, le persone sono quasi automi, vivono la loro vita sui social network, non parlano, non comunicano. In “aspettando Godot” è un aspetto che ho voluto mettere in evidenza, questa non comunicazione che porta ad ammazzare il tempo in molteplici modi.

Sapevamo di un rapporto non molto idilliaco con il Municipio, la situazione a che punto è?

In questo momento è sospesa, siamo in attesa, aspettiamo.

Il teatro probabilmente è sempre stato qualcosa per pochi ma andando avanti così diverrà quasi elitario, tutto questo che emozioni suscita?

Nel mio teatro elitario né si né no, nel senso che intercetto un pubblico medio-alto. Sicuramente alcuni spettacoli comici e molto leggeri attirano molte più persone e con questa scusa posso abituarle al teatro, magari si incuriosiscono, vedono un aspetto nuovo rispetto al consueto, si fanno due risate, si conservano la locandina e continua questa voglia di vedere altro, in un certo senso li rieduchiamo, questo è il compito di un direttore artistico.

Una volta all’anno presentate uno spettacolo impegnato, lo scorso anno “Il nome della rosa”, quest’anno “Aspettando Godot”, questa formula di dare la pillola di teatro classico una tantum sta funzionando, riscuote consenso?

Mi riaggancio alla risposta di prima, ovvero al compito del direttore artistico. Devo dire con gioia che rispetto allo scorso anno c’è stata una crescita di pubblico; nel “Il nome della rosa” avevo una platea con un numero di spettatori sicuramente inferiore ad “Aspettando Godot” che ha registrato buone 80-90 persone e questa è una scommessa vinta e sto vincendo perché le persone hanno capito che non è vero che alcune opere sono noiose o pesanti, sicuramente non sono la solita cosa. Quindi, sono contento e posso dire che questa formula sta riscuotendo consenso.

Il bilancio di questi tre anni di vita del Teatro degli Audaci?

Molto molto positivo, siamo in crescita, sta andando sempre meglio. Lo scorso anno abbiamo sfiorato le diecimila presenze e quindi è molto positivo.

Cosa vuole diventare Flavio De Paola e dove sta andando?

Il mio obiettivo è quello di crescere sempre di più dal punto di vista artistico, come si sa l’attore non ha mai una fine, è una ricerca continua di una crescita professionale e del suo percorso formativo. Vorrei apportare incremento alla mia qualità di attore ricercando spettacoli sempre diversi e ricercati.Come direttore artistico invece dico che l’obiettivo è quello di avere un teatro che sia funzionale a tutti gli strati sociali, proprio per questo facciamo anche laboratorio teatrale proprio per cercare di educare le persone a conoscere il teatro e crescere all’interno del teatro. Per quanto mi riguarda noi sostituiamo la politica perché facciamo molto di più noi per il sociale, per le persone, rispetto alle Istituzioni.

L’augurio che De Paola si fa per il 2018?

L’augurio che mi faccio è che tutta la stagione in programma sia ripagata dal pubblico che viene a teatro, perché come dico sempre: senza teatro, addio civiltà…

Teatro degli Audaci

Via Giuseppe de Santis 29, 00139 Roma
Telefono: 06 9437 6057


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