Al Vittoriano di Roma prima retrospettiva italiana di Mikel Gjoka

In ‘Terre e cielo’ dipinti ad olio, disegni, acquerelli, tecniche miste ed incisioni dell’artista, nato in Kosovo, ma che vive da 35 anni in Italia

Oltre cento opere di Mikel Gjoka nelle sale del Complesso del Vittoriano. ‘Terre e cielo’ è la prima retrospettiva di dipinti ad olio, disegni, acquerelli, tecniche miste ed incisioni realizzate negli ultimi trentacinque anni dell’artista, nato in Kosovo, ma che vive da 35 anni nel nostro paese.

Le tele di Gjoka raccontano della sua terra di origine, i paesaggi rievocano luoghi remoti. La sua pittura è caratterizzata dalla cultura e dell’impostazione dell’est europeo degli anni 70, una cultura plumbea, problematica che in pittura si esprime attraverso colori densi e definiti.

Enzo Bilardello, autore del catalogo sulle opere di Mikel Gjoka, scrive: “Perché un dipinto del 1977 è stato intitolato Enigma? Probabilmente perché la fascia centrale, costituita da una macchia di vegetazione, compressa tra un primo piano di terra e foglie raffigurate in modo speditivo, a chiazze, e da un cielo divisionista, non si decifra. Si sa che è natura, si sa che è paesaggio, ma come riferimento naturalistico si sfalda sotto i nostri occhi, si nega ad ogni approccio identificativo e lascia spazio solo ad effetti generali che colpiscono la rétina e la sensibilità ai colori di chi guarda. Alla fine la natura appare un pretesto, a prevalere è la grande varietà dei colori, varietà tenuta sotto controllo da una gamma parsimoniosa. L’enigma è forse una natura che si trasforma in pittura con quel cielo contesto di fitte pennellate viola che s’intersecano, a contrasto con il terreno più omogeneamente ocra e verde. E’ quasi un dipinto astratto legato per la coda ad un referente naturalistico”.

Caratteristica tecnica dell’artista è il sovrapporre nelle sue opere più strati di colore e riuscire comunque ad offrire trasparenze, gli ultimi lavori dell’artista sono in particolare un gioco di colori brillanti e sfumature.
“Che metamorfosi ha subito Gjokaj nei 35 anni di soggiorno romano? – spiega Bilardello – La sua tempra di paesaggista si è evoluta ed affinata: la messa a fuoco un tempo orientata su un ristretto lembo di natura, quasi un sacro pomerio, lavorato con colori densi, gravi e quasi estratti con pena, si è dipanato in larghi orizzonti nei quali la natura si esprime con brio, effervescenza, forza di colori che approdano alla violenza. Spesso, in primo piano si dispone un intrico o un tappeto volante di foglie di eucalipto, quasi un volo d’ali elegante, propenso a smaterializzarsi. Alla distanza intermedia, terra e cielo si alternano come se volessero risolversi astrattamente in campiture araldiche. Le misure dei dipinti non hanno importanza, la struttura è sempre monumentale, panoramica anche nel piccolo formato. La divisione per fasce orizzontali ha la funzione di neutralizzare il referente naturalistico, sia esso siepe, campo, caseggiato, risolvendolo nei suoi componenti cromatici… La miglior condizione per apprezzare i dipinti di Gjokaj sarebbe presso il suo studio, ritrovarsi dispersi nel verde della campagna romana, in una piccola radura pervenutaci dall’età dell’oro”.

La mostra ‘Terre e cielo’ è aperta al pubblico nel Salone Centrale del Complesso del Vittoriano dall’11 settembre al 10 ottobre 2010, tutti i giorni dalle 9.30 –19.30, con ingresso gratuito. Per informazioni: tel. 06/6780664.

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