

“E mo che faccio?” è la preoccupazione spontanea di chi si trova collocato in quiescenza dopo una vita dedicata al lavoro.
Una risposta a questo interrogativo è scaturita casualmente da un incontro con una persona di nostra conoscenza: Alberto Canfora, romano di anni 74, in pensione dopo una carriera nell’Enel dove è stato anche sindacalista come segretario provinciale e dirigente nazionale del settore.
Amante della natura, ha visitato l’Italia e svariati Paesi in auto, aereo, moto e navi. Una breve nota apparsa su un opuscolo ci ha consentito di conoscere che col pensionamento Canfora si era “reinventato”, fornendoci le seguenti motivazioni: “ho voluto evitare il rischio di vegetare nella tranquillità familiare per gli anni che ancora mi restavano da vivere; – guardandomi intorno ho ritrovato i libri coperti di polvere ed ammucchiati di mio padre, dal Touring Club Italiano a quelli del Belli, Trilussa che mi hanno sempre di più spinto a conoscere la mia Roma, che nel confronto con altre città rimane comunque la più bella del mondo”. Parlando con l’interessato, abbiamo appreso che si dedicò subito alla studio della ceramica, del nudo, della recitazione, del canto e della composizione musicale; inoltre, un piccolo libretto dal titolo La Metrica, reperito su una bancarella, gli ha dato lo spunto di provare l’esperienza di scrivere poesie.
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E’ conosciuto per i suoi bassorilievi in ceramica sulla Roma Sparita (così come fotografata da Alinari dal 1840 al 1900) e per le sue composizioni poetiche o raffigurazioni in acquarello, sempre ispirate da sentimenti o presi dalla realtà. Notevolmente impegnato nel canto e nella musica, l’artista – accompagnato dall’inseparabile chitarra – ha cantato in oltre 30 recital-concerto, caratterizzando il suo repertorio popolare (folk) della canzone romanesca. La poesia ha assunto notevole importanza nell’attività del Canfora; tutte le sue composizioni sono in vernacolo ed in buona parte riguardano Roma e la sua gente (osservazione sulla città, letture di fatti di cronaca, ecc.).
Recentemente è stata presentata una sua raccolta dal titolo Quer che me dice er core, quanno… formata da 67 poesie suddivise in 5 tematiche: Penzo a chi sta peggio – guardo e penzo – sto male drento e fora – so’ alegro – penzo a le guere dell’antri. Alcuni di questi testi sono stati accompagnati da un disegno a china o ad acquerello, altri sono stati musicati e trasformati in canzoni in romanesco ( vedasi Nova giovinezza, Er giubileo de Haidi ed Arancio).
Il prof. Giuseppe Renzi, Presidente dell’Accademia Belli e Titolare della Cattedra di Letteratura e Dialettologia, sulla poesia di Canfora si è così espresso: “…la semenza è bona, e magara… potrebbe nun èsse lontano er tempo pe diventà poeta co la “P” maiuscola…”. Il Canfora ha partecipato ad una rassegna di Artisti Italiani a Londra ed a concorsi di Arti Figurative e Poesia risultando spesso vincitore o tra i primi classificati. Riconoscimenti gli sono stati attribuiti dall’Accademia Belli, dal Centro Trilussa, dall’Accademia di Ripa Grande, dall’Accademia Normanna di Roma, da Insieme per la Cultura di Mestre e dalla Fenice di Marta per la poesia e da ARTI-ANSE dell’Enel, Il Girasole di Roma e il Comune di Lanuvio per le arti figurative.
Alberto Canfora fa parte del Coro Scuola Popolare Musica di Testaccio, è componente del Consiglio Direttivo dell’Accademia Belli nonché socio del Centro Artistico Culturale IL LEONE di Roma e dell’ANADI (Associazione Acquerellisti d’Italia). Presso l’abitazione dell’artista esiste prova consolidata dell’intensa attività svolta: ne è prova il folto numero dei dipinti, attestati, medaglie e testi di vari editoriali con sempre in mostra l’immancabile chitarra. “E’ ‘na vita da nun morì mai” queste sono le parole di commiato lasciateci con l’immagine di un viso sereno e pienamente soddisfatto. Un personaggio dunque da additare quale esempio per tutti coloro che dalla quiescenza potrebbero trarre spunti per mille opportunità.
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