Su Alice Galli vogliamo chiarezza

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo la richiesta del Pm di chiedere l’archiviazione dell’accusa di omicidio colposo per il tassista che il 20 maggio del 2017, investì e uccise Alice Galli, sentiamo il bisogno di mettere in fila ciò che è successo.
Alice ha solo sedici anni. Tutti i giorni attraversa quell’incrocio maledetto a Via dell’Amba Aradam, all’altezza di Porta Metronia. Un crocevia trafficatissimo e molto pericoloso.

Un crocevia che da anni richiede un forte impegno di riqualificazione: una carreggiata unica per i mezzi che arrivano da San Giovanni, spesso a gran velocità, una strada in discesa dal Celio e il grande movimento di auto provenienti dalla Cristoforo Colombo. In questo incrocio i pedoni devono affrettarsi ad attraversare perché il tempo semaforico è
limitato. Inoltre le strisce non sono nemmeno simmetriche rispetto all’incrocio stesso. E’ un attraversamento -come tanti ce ne sono a Roma- in cui i pedoni non si sentono sicuri ad attraversare.

Dopo l’incidente annunciato, con una fiaccolata commovente e molto partecipata, i cittadini del quartiere Appio Latino portano la loro vicinanza alla famiglia di Alice. Ognuno la sente una figlia, una sorella, un’amica, una nipote. Tutti i residenti conoscono la pericolosità di quell’incrocio, ognuno sa cosa significa attraversarlo. Ed anche Alice, nonostante lo attraversasse tutti i giorni, quel 20 maggio di certo non si sentiva sicura. Il video a disposizione degli inquirenti mostra una ragazza che attraversa, a metà è titubante, sta arrivando a tutta velocità una Smart. E’ indecisa, fa un passo indietro, ma in direzione opposta arriva come una missile il tassista che la sbalza con una violenza tale che le stronca la sua giovane vita.

Ritorniamo alla fiaccolata. Tanta commozione, tante candele e soprattutto tante promesse. Presenti le istituzioni che promisero ai genitori affranti che presto si sarebbe fatto qualcosa per quel maledettissimo incrocio, ribadendo la “necessità di portare la sicurezza sulle strade della città”.
Il Comune già a marzo si era mosso costituendo la Consulta Cittadina sulla sicurezza stradale con tanti obiettivi tra cui quello di ridurre il numero delle morti su strada. Associazioni, Asl, Assessorati…etc. etc. tutti insieme con un obiettivo comune, migliorare la vita dei cittadini sul tema della mobilità e soprattutto ridurre il numero delle vittime della strada. Ma i risultati sono evidenti. Nulla è stato fatto, a partire da questo incrocio maledetto, sebbene le promesse fatte durante la fiaccolata e il progetto presentato all’interno della Consulta.
Perciò è necessario avere chiarezza su come sono andate le cose quel maledetto 20 maggio. Non siamo noi a dover giudicare l’operato del Corpo di Polizia Locale che quel giorno fece i rilievi. La cosa che sappiamo è che già quel giorno si parlava di una velocità importante, circa 70 km orari, perché era pomeriggio, non c’era traffico e il taxi doveva accompagnare dei turisti all’aeroporto. Ora una perizia, ritiene che il tassista andava ad una velocità ridotta. Addirittura al di sotto del limite. Purtroppo è difficile crederci, perché crediamo alla verità e soprattutto perché sappiamo cosa succede continuamente a quell’incrocio a semaforo verde.
A 35 km/h, se sei vigile e attento alla situazione sulla strada davanti a te, lo spazio di arresto è di circa 13 metri, tempo di reazione compreso. Nel frattempo da 0 a 13 metri l’automobile rallenta fino a velocità zero. Il tassista invece ha effettuato una manovra al limite per tentare di schivare Alice, senza riuscirci. Difficile credere che andasse “piano”.
E la percentuale di rischio di rimanere uccisi, se l’impatto avviene a 35 km/h è di poco superiore al 10%. Alice, quindi, secondo l’accusa, si è trovata “per sua sfortuna” in questo range probabilistico, buttandosi senza guardare sotto un’ automobile che arrivava a semaforo verde con velocità moderata.
Adesso ci sarà una controperizia ma nessuno parla o vuole parlare della estrema pericolosità di quell’attraversamento, di una strada progettata senza tutela alcuna per i pedoni, strada che come tutte le strade della città non prevede sicurezza per nessuno.
A distanza di mesi non è cambiato nulla, l’incrocio sta sempre lì, la sera è buio pesto, le auto arrivano a grande velocità ad ogni ora, se attraversi anche con il segnale verde per i pedoni non sai dove guardare e non capisci da dove può arrivare il pericolo. E comunque devi attraversarlo a tutta velocità altrimenti non ce la fai ad arrivare dalla parte opposta, rimanendo facile bersaglio delle automobili.
I lavori della Consulta per la Mobilità Cittadina e Sicurezza Stradale hanno dimostrato che non si è in grado di dare nessun segnale immediato alla città in termini di sicurezza stradale. Nessuno. Gli ultimi dati del Ministro dell’Interno ci dicono che nel 2017 il numero degli incidenti mortali è aumentato del 1.4%. Nel 2018 è previsto un ulteriore aumento di morti e feriti. L’andamento di questi numeri ci dà forte preoccupazione perché non è accompagnato da misure urgenti e adeguate, prima tra tutte la prevenzione esercitata dalle forze dell’ordine.
E invece non succede niente. Nulla nei programmi elettorali, nulla nelle misure di contrasto, nulla nella messa in sicurezza di questo incrocio, di nessuno incrocio, di nessuna strada, di nessun attraversamento pedonale.
Come se il problema non esistesse.

Comitato Mura Latine
Associazione VIVINSTRADA
Fondazione Luigi Guccione

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