No alla privatizzazione dell’Acea

Riformulato l’emendamento della Lanzillotta (SC). Controllo pubblico delle società e nessun licenziamento
Serenella Napolitano - 20 Dicembre 2013

L’acqua pubblica di Roma è salva. Il Senato ha, infatti, riscritto l’emendamento a firma di Linda Lanzillotta (Sc) approvato il 17 dicembre scorso dal Senato e contenuto nel decreto Salva-Roma in cui si svenderebbero le quote comunali dell’Acea. (Ecco cosa recita: “Il Comune di Roma, contestualmente o successivamente all’approvazione del bilancio di previsione per il 2014, adotta specifiche delibere volte a: estendere l’applicazione dei vincoli del patto di stabilità interno a tutte le società partecipate direttamente o indirettamente, nonché quelli in materia di assunzioni di personale e di acquisti di beni e servizi; dismettere ulteriori quote di società quotate in borsa limitandosi a mantenere la quota di controllo; operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società da esso partecipate prevedendo, per quelle in perdita, licenziamenti per motivi economici; liberalizzare il servizio di trasporto pubblico locale, raccolta dei rifiuti e spazzamento delle strade; mettere in liquidazione tutte le società partecipate che non abbiano come fine sociale prioritario attività di servizio pubblico”).

L’emendamento aveva trovato un secco no dal capogruppo del Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio e dal presidente della Commissione Bilancio Alfredo Ferrari che in una nota avevano cosi dichiarato: “Siamo nettamente contrari a qualsiasi ipotesi di vendita di Acea. Non possiamo condividere l’emendamento approvato stamattina in Commissione Bilancio e contenuto nel decreto Salva-Roma, che stabilisce la diminuzione del capitale aziendale in mano al Comune di Roma. La diminuzione del capitale da parte del Comune di Roma innescherebbe contraddizioni irricevibili sulla questione del ruolo pubblico nel settore idrico. Inoltre l’emendamento introduce una normativa sul complesso mondo delle partecipate che rischia di generare, così come concepita, riflessi negativi sui livelli occupazionali e sulla qualità dei servizi”.

Dopo una prima dichiarazione incerta da parte del sindaco Marino (riportato sulla cronaca di testate nazionali: “è un emendamento del Senato e io faccio il sindaco”), lo stesso ha poi preso una chiara posizione: “Non si può mettere in alcun modo in discussione il risultato del referendum del 2011. Noi vogliamo che Acea resti in mano pubblica e puntiamo al rilancio industriale dell’azienda perché si tratta di uno dei settori strategici della città”. E alla fine l’annuncio dello scampato pericolo. “L’acqua pubblica di Roma è salva. E’ stato respinto al mittente il tentativo di privatizzazione della gestione del servizio idrico della Capitale. Si tratta di un importante risultato nell’interesse della città e di tutte quelle persone che, nel referendum del 2011, hanno sostenuto l’importanza del controllo pubblico dei servizi locali. Il nostro unico orizzonte è l’interesse collettivo. Sbaglia chi conduce battaglie ideologiche senza tenere in considerazione la complessità della situazione della Capitale che ha da pochi mesi intrapreso la strada del rigore e della trasparenza amministrativa. Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati in queste ore, anche il presidente Luigi Zanda”.

Il Senato dunque ha riscritto l’emendamento dell’ ex rutelliana, approvato con 142 si che ora prevede «il controllo pubblico delle società e delle reti ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, primo comma punto 1». Ed è stato eliminato il riferimento ai licenziamenti per motivi economici per le partecipate in perdita: nella proposta approvata si prevede una «ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate prevedendo per quelle in perdita il necessario riequilibrio con l’utilizzo degli strumenti legislativi esistenti».

La senatrice aveva chiesto il ripristino del testo originario, che prevedeva la dismissione dell’Acea e il licenziamento per motivi economici nelle società partecipate. Il senatore Zanda (PD) ha difeso il compromesso raggiunto. Scelta Civica, Per l’Italia, Nuovo Centrodestra e Gal si sono dichiarati contrari alla riformulazione che vanifica la dismissione di quote di società controllate. Contro la privatizzazione dell’Acea, che contraddice l’esito del referendum popolare, si è pronunciata la senatrice De Petris (Misto-Sel). Il senatore Aracri (FI-PdL) ha proposto un subemendamento, poi accolto, che richiama l’accordo con le organizzazioni sindacali. Il M5S si è dichiarato favorevole alla prima parte dell’emendamento, riguardante il rapporto sulle cause del debito, e contrario alla seconda parte, che svende il patrimonio pubblico. Sebbene l’emendamento sulla svendita dell’Acea sia stato riformulato, la senatrice Lanzillotta non ha ritirato l’emendamento sulla soppressione dell’aumento dell’addizionale IRPEF, cioè sopprimere la possibilità per il Campidoglio di aumentare l’aliquota dell’addizionale comunale Irpef di 3 punti percentuali, cioè dallo 0,9 % all’1,2%.


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