

Nanni: "un regolamento comunale per stroncare racket"
Nonostante la crisi economica aumentano in maniera esponenziale le sale giochi. Ma dietro ad esse spesso c’è un sistema poco pulito. A lanciare l’allarme è l’associazione Libera. Secondo un dossier redatto dall’associazione sarebbero settantasei miliardi di euro il fatturato del mercato legale del gioco nel 2011: 10 miliardi quello illegale; 1260 euro pro-capite la spesa per i giochi. Quattrocentomila slot machine in Italia, una «macchinetta mangia-soldi» ogni 150 abitanti, con un primato per la capitale: duecentonovantaquattro sale e più di 50mila slot machine distribuite tra Roma e provincia.
"Nella Capitale – dichiara il consigliere del PD Capitolino Dario Nanni membro della commissione sicurezza del Comune di Roma – c’è libertà assoluta di aprire una sala giochi o di ospitare ‘slot machine’ spesso dietro intimidazioni. Attività che spesso nascondono veri e propri racket.
E’ sufficiente avere la fedina penale a posto e rispettare le norme valide per qualsiasi locale. Come dimostra anche la vicenda del cinema Palazzo a San Lorenzo. Ad autorizzare l’apertura è il sindaco e chiunque può fare domanda. Non c’è alcun regolamento legato alla presenza di questi locali nei quartieri ne la distanza minima tra uno e l’altro. Come denuncia Libera tra i fattori che alimentano il crescere della criminalità e della violenza nella nostra città c’è anche il gioco d’azzardo. Dietro il circuito legale si nasconde quello illegale con un giro d’affari miliardario. Purtroppo è sempre più frequente il proliferare nelle periferie di questo tipo di attività che sembrano non conoscere crisi.
Per mettere un freno a quella che si presenta spesso come una attività di copertura della criminalità organizzata e una vera piaga sociale per chi cade nel vortice patologico del gioco d’azzardo c’è bisogno di nuove regole da approvare con urgenza. Mi farò propmotore presso il Consiglio Comunale di una proposta specifica di nuovo regolamento. Tantissimi comuni in Italia hanno scritto nuovi regolamenti fissando distanze e numeri a Roma invece siamo ancora alla deregulation.”
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