

La mappa delle denunce racconta un Lazio a più velocità. Se a Roma l’aumento si mantiene contenuto (+8%), sono le province a registrare gli scarti più evidenti
Non è solo una crescita nei numeri, ma il segnale di un disagio che attraversa il mondo del lavoro. I nuovi dati Inail aggiornati al 28 febbraio 2026 accendono i riflettori su una realtà che nel Lazio si fa sempre più preoccupante: nei primi due mesi dell’anno le denunce di malattie professionali hanno superato quota mille, arrivando a 1.016 casi contro gli 867 registrati nello stesso periodo del 2025.
Un incremento netto, che fotografa un sistema sotto pressione e che ha spinto la CGIL del Lazio a lanciare un allarme chiaro: il fenomeno non solo cresce, ma si diffonde in modo disomogeneo, colpendo con particolare intensità alcune aree del territorio.
La mappa delle denunce racconta un Lazio a più velocità. Se a Roma l’aumento si mantiene contenuto (+8%), sono le province a registrare gli scarti più evidenti.
A Latina si passa da 151 a 261 denunce, con un balzo del 72%. Ancora più marcata la crescita a Rieti, dove i casi salgono da 67 a 117 (+74%).
Incrementi più moderati ma comunque significativi anche a Viterbo (+18%), mentre Frosinone rappresenta l’unica eccezione, con un calo del 24% che interrompe il trend generale.
A pagare il prezzo più alto sono soprattutto gli uomini: le denunce passano da 644 a 783, segno che i settori a maggiore esposizione continuano a essere quelli a prevalenza maschile.

Dietro i numeri si nasconde un quadro sanitario complesso, che mette insieme eredità lontane e nuove fragilità.
Da un lato, riemergono le patologie legate a esposizioni professionali di lungo periodo. Le neoplasie denunciate salgono da 11 a 15, ma è il dato mensile a colpire: a febbraio i casi più che raddoppiano, passando da 3 a 7. Sono malattie che raccontano il conto, spesso tardivo, di ambienti di lavoro segnati da sostanze nocive e protezioni insufficienti.
Dall’altro lato, si affaccia con forza un disagio più contemporaneo. I disturbi psichici e comportamentali, ancora pochi in valore assoluto, crescono in modo esponenziale: da 2 a 9 casi in un anno. Un segnale che rimanda a carichi di lavoro sempre più pesanti, ritmi serrati e modelli organizzativi che mettono sotto pressione i lavoratori.
Accanto a queste, aumentano anche altre patologie: quelle del sistema respiratorio (da 6 a 10 casi), i disturbi dell’udito (da 17 a 22) e le malattie della pelle, che ricompaiono con due segnalazioni dopo l’assenza dell’anno precedente.
Di fronte a questo scenario, la richiesta del sindacato è netta: serve un cambio di passo. La CGIL chiede un rafforzamento della sorveglianza sanitaria, per intercettare prima possibile le patologie, ma anche una revisione profonda dell’organizzazione del lavoro, sempre più spesso fonte di stress e malessere.
Non meno importante il capitolo dei controlli: una presenza più incisiva degli organi ispettivi nei luoghi di lavoro viene indicata come condizione indispensabile per prevenire rischi e garantire il rispetto delle norme.
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