“Ana Tzarev: the life of flowers” al Museo di Palazzo Venezia

Dal 15 gennaio 2013 si apre la mostra dell'artista dei fiori
Enzo Luciani - 14 Gennaio 2013

Martedì 15 gennaio 2013 nella Sala dell’Antico refettorio del Museo di Palazzo Venezia a Roma, Daniela Porro, Soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, inaugura la mostra dal titolo "Ana Tzarev: the life of flowers". L’esposizione, organizzata da Il Cigno GG Edizioni e curata da Marco Tonelli, che si protrarrà fino al 15 febbraio 2013, presenta al pubblico della Capitale l’opera di un’artista che si caratterizza per una particolare attenzione per i fiori, con pennellate precise e vivaci, le tinte luminose che riscrivono profili, forme e contenuti di immagini materiali.

I soggetti della Tzarev – che negli ultimi anni ha esposto negli Stati Uniti, in Europa e in Asia: dal Today Art Museum di Pechino, al Dag Hammarskjold Plaza di New York, dalla Cité Internationale des Arts di Paris alla Saatchi Gallery di Londra – si inseriscono in una tradizione che fa capo al XX secolo e che è possibile rintracciare, come sostiene il curatore della mostra Marco Tonelli, nelle ninfee di Monet, nei fiori futuristi di Balla, in quelli intimisti di De Pisis, nei vasi di fiori di Buffet, in quelli secchi di Mafai o rigogliosi di O’Kleefe, fino a quelli carichi di morte di Warhol.

Edward Lucie-Smith scrive: «Ana Tzarev è una pittrice dinamica e visionaria perché ha un costante desiderio di ricreare nelle sue opere, attraverso un particolare linguaggio dell’immagine, la realtà che la circonda». I suoi fiori prendono forma quasi come in un palcoscenico, diventando gli attori protagonisti di una narrazione che è costituita da cambi di modulazione continui e da prospettive di luce che avvolgono le opere dal di dentro per poi condividerne il calore e la limpidezza. Nitide le scelte prospettiche, sereni gli spunti di osservazione, arricchiti da una materia densa che dà valore alle persone e alle cose.

Nella conoscenza di storia e tradizioni culturali di terre diverse come l’Africa, il Giappone, le Hawaii, la Thailandia, la Tzarev rimane, a detta di Tonelli, «quasi avvolta in una dimensione ineffabile, evasiva, impalpabile, tanto quanto carnali ed evidenti sono i suoi fiori. […] Se i fiori infatti sono per Ana Tzarev “God’s gift to us to measure all the beauty”, questa sua ossessione è dunque un mezzo per arrivare ad una sorta di grazia, una chiave di armonia universale, quella stessa che probabilmente una critica come Suzi Gablik, così attenta a problematiche di arte femminista, estetica sociale e di “re-enchantment of the world” (le stesse qualità esistenziali di Ana Tzarev), farebbe propria».

Le opere della Tzarev sono chiaramente riconoscibili per la loro notevole vivacità di colori e l’abbondante uso di tonalità. Così il critico russo Alexander Borovsky ne descrive lo stile: «Ana Tzarev ha imparato come “catturare” le tecniche pittoriche molto rapidamente. Ha sviluppato uno stile potente e gestuale con una energia non dissimile da quella caratteristica dei post-impressionisti: un colore aperto, un tratto di pennello tridimensionale, o meglio, un fuoco di colpi alla deriva nello spazio ottico, un trionfo dell’approccio de-riflettente, spinto verso l’acquisizione e la padronanza di segnali della natura».

Nel corso del 2013, Ana Tzarev parteciperà alla LV Biennale di Venezia e sarà protagonista, a maggio, di una nuova esposizione al Dag Hammarskjold Plaza di New York. Nel 2014, le opere dell’artista torneranno in Cina, in una mostra al Today Art Museum di Pechino. 


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