

Chiesa gremita e serrande abbassate per il lutto cittadino
Fin dalle prime luci dell’alba, il sagrato della chiesa Regina Pacis ad Anguillara Sabazia si è riempito lentamente, senza clamore.
Una folla composta, fatta di cittadini, amici, rappresentanti delle istituzioni, si è stretta attorno alla famiglia per l’ultimo saluto a Federica Torzullo.
Fiori bianchi, messaggi scritti a mano e lunghi silenzi hanno raccontato meglio di qualsiasi parola il segno profondo che la giovane donna ha lasciato nella sua comunità.
All’interno della chiesa, gremita, l’omelia di don Paolo Quatrini ha dato voce a un dolore collettivo. Il parroco conosceva Federica da quando era ragazza, dai tempi dello scoutismo, e ne ha restituito un ritratto fatto di gentilezza e determinazione, di quella forza silenziosa che non cerca mai di imporsi.
Un ricordo diventato ancora più struggente quando ha richiamato un dettaglio che ha attraversato la platea come un brivido: era stato lui, anni prima, a celebrare proprio in quella chiesa il matrimonio di Federica. «Dagli scout all’altare», ha detto, sottolineando come la sua vita fosse stata un percorso coerente, fatto di relazioni autentiche e sorrisi donati senza risparmio.
Il momento più intenso della cerimonia è arrivato con la lettera letta dalla sorella, Stefania Torzullo. Parole spezzate dall’emozione, ma lucidissime nel disegnare una Federica “brillante e severa”, capace di proteggere il proprio dolore con un’energia contagiosa.
Il ricordo dell’ultimo concerto, della passione condivisa per la musica e per i Subsonica, ha trasformato il lutto in una promessa: «Saremo sempre io e te su quella transenna». Un’immagine semplice, potentissima, che ha commosso l’intera assemblea.
A nome della città è intervenuto il sindaco Angelo Pizzigallo, visibilmente provato. Il suo messaggio ha avuto il tono sobrio delle occasioni che non ammettono retorica: «La perdita di Federica è una ferita nel cuore della nostra comunità. Non abbiamo risposte, ma sentiamo il dovere di esserci. Oggi chiediamo giustizia e restiamo uniti nel silenzio e nel rispetto».
Un silenzio che, al termine delle esequie, ha accompagnato l’uscita del feretro sul sagrato, tra gli sguardi lucidi di una comunità che si è scoperta più fragile, ma anche più consapevole del valore dei legami che la tengono insieme.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.