

Presentato a Casal Palocco il libro "Dovesse capità"
Lo scorso martedì 5 ottobre è stato presentato, nella biblioteca di Casal Palocco, il libro della poetessa romana Anna Ubaldi Dovesse capità. Sonetti romaneschi, Bagatto Libri, 2010, euro 10,00. Novanta sonetti in dialetto romanesco. Poesie al femminile, ma non solo. Infatti, diversi componimenti della raccolta sono prettamente maschili. Uno su tutti: Er Pappone.
Una poetessa in lingua romana è una rarità. L’idioma della città eterna è sempre stato un po’ tabù per il gentil sesso. Basti pensare che a Roma ricordiamo solo due poetesse di un certo livello, in romanesco: Rosangela Zoppi e la stessa Ubaldi.
Eppure farebbe molto bene alla città capitolina una maggiore rappresentanza femminile nella poesia dialettale. Perché, come ha detto al numeroso pubblico presente all’evento, Riccardo Faiella, prefatore del libro, una poetessa come Anna Ubaldi ingentilisce il dialetto romanesco, , a volte greve, trasformando quei messaggi coloriti in fiori dall’intenso profumo romano. “Versi delicati e discreti – ha proseguito Faiella – ma comunque incisivi, che arrivano là dove la poetessa vuole”.
Dopo la breve introduzione, il centro dell’attenzione è stato riservato all’oggetto dell’eveno: la poesia. E allora via con la recitazione. Le poesie al maschile sono state recitate dallo stesso prefatore, Riccardo Faiella. Le poesie al femminile, naturalmente, dalla poetessa Anna Ubaldi, molto a suo agio nel ruolo di interprete delle sue opere. La Ubaldi spesso recita in pubblico. E le sue poesie ben si adattano alla recitazione, tanto che potrebbero essere proposte su un palcoscenico teatrale.
Alla fine l’esigente e competente pubblico è stato soddisfatto. Anche perché, per dirla con i versi della Ubaldi:
Ề mejo accontentasse cara Ivana / inutile sta a piagne si la pera / invece d’esse abbate è ‘na grassana / che in de la panza è tutta a ‘na maniera.
Anna Ubaldi, romana, vive tra Casal Palocco e il Litorale, ha varie passioni ed interessi. Ha cantato tra l’altro nella Corale Polifonica di Ostia, suona il pianoforte, è traduttrice in inglese e in francese, compone sonetti in dialetto romanesco, ha pubblicato due raccolte Magna bello de nonna, te fa bene (1992) e Me corcava de botte (2001). È una poetessa capace di rappresentare la vita di tutti i giorni e lo fa nel modo ribaldo dei romani de Roma. Nel romanesco, considerato rude, esplicito, non alieno da espressioni crude (e quindi maschile), stupisce che una donna possa dilettarsi a scrivere versi spesso anticonvenzionali ed inusitati. Anna Ubaldi ha svolto un’intensa attività a favore dell’emancipazione femminile e ha contribuito a far correggere quei comportamenti, abitudini e norme che nei fatti producono discriminazioni indirette nei confronti delle donne. Il suo impegno su questi temi è fortemente presente e con efficacia nei suoi versi.
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