Ascanio Celestini: barzellette, satira e Covid

Intervista al popolare attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo, dopo il suo spettacolo Barzellette al Tivoli2020 
Riccardo Faiella - 9 Agosto 2020

Il primo agosto 2020, Ascanio Celestini ha portato il suo spettacolo Barzellette al Tivoli2020. Dopo aver deliziato per più di due ore il pubblico del Pecile di Villa Adriana, il più grande affabulatore del nostro teatro, ha risposto alle mie domande aprendoci il suo mondo sulla barzelletta, la satira e il Covid.

La satira racconta il presente. La barzelletta è una fiaba, ma anche un gioco. Esistono barzellette “sempreverdi” capaci di raccontarci il presente meglio della satira?

La barzelletta condivide con la fiaba i circuiti del racconto orale. Si muovono sulle stesse strade come i camion e le motociclette. Mezzi di trasporto diversi che, però, si incontrano nelle stesse aree di servizio, battono le stesse statali, pagano pedaggi per le stesse autostrade, vedono gli stessi panorami. E come le fiabe si aggiornano da sole. Quando un personaggio non produce più lo stesso effetto scompare o viene sostituito con un altro. La barzelletta su Salvini è stata raccontata sulla pelle di Berlusconi e forse anche di Mussolini o Napoleone. Ma ci sono storielle fuori dalla Storia, come quella del cieco e del cane. Stanno sempre insieme, ma si odiano. Ogni tanto la bestia gli piscia sui piedi. Il cieco tira fuori un biscotto dalla tasca e glielo offre. Gli faccio “Ma come ti viene in mente di premiarlo dopo che ti ha pisciato addosso?”. E il cieco: “In questa maniera capisco dove ha la testa e posso dargli un calcio nel culo”.

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La barzelletta a volte è violenta, ma non offende. Per questo potrebbe essere più efficace della satira?

Può offendere. Può farlo inaspettatamente. Bisogna fare attenzione ai contesti. È possibile che la stessa storiella raccontata sugli zingari faccia imbestialire un nero. O il contrario. O entrambi. O nessuno dei due. “Ci sono un negro e uno zingaro dentro a una macchina. Chi guida? Il carabiniere”. Gli ebrei generalmente raccontano barzellette nelle quali si prendono in giro. Spesso si tratta di barzellette che ironizzano sull’avarizia. “Il cattolico chiede all’ebreo: – Come fate a guadagnare tanti soldi? – Dammi cento euro e te lo dico! – fa il giudio”. Ma possono essere anche più violente come quella del pedofilo ebreo che chiede alla bambina: “La vuoi una caramella? Lei annuisce. E lui: – Cinquanta centesimi!”. E altre decisamente più macabre. Quella sui due ebrei che escono ridendo da Auschwitz. Ridono a crepapelle. Tutti gli chiedono: “Perché state ridendo?”. Ma quelli non riescono a smettere di ridere. A un certo punto persino Dio s’affaccia dal cielo e chiede: “Si può sapere perché state ridendo?”. Uno dei due riesce a prendere fiato e risponde: “Dio, tu non puoi capire. Tu non c’eri”. La Satira è una scrittura per professionisti, per letterati. La barzelletta invece è per tutti. Anzi è generalmente snobbata da quelli che scrivono. Anche dai comici.

Nei tuoi spettacoli hai creato il connubio tra teatro e musica. Potrebbe essere un modello esportabile?

Teatro e musica vanno d’accordo da secoli. Questo accade per tanti motivi, ma il principale è che la parola detta è anche suono. Spesso il racconto in teatro somiglia più alla scrittura dei cantautori che non a quella dei romanzieri.

Che ne sarà del teatro dopo il Covid?

Ho fatto l’ultimo spettacolo prima del lockdown il 3 marzo ad Asti. Appena è stato possibile sono tornato sul palco. Il 15 giugno a mezzanotte e un minuto stavamo al Teatro Sperimentale di Pesaro con Radio Clandestina, uno spettacolo che porto in scena da vent’anni. Gli spazi dello spettacolo, che in questo periodo sono soprattutto all’aperto, dovrebbero aprire tutti. Nella maggior parte dei casi le difficoltà sono soltanto un pretesto. Gli spazi non hanno bisogno di igienizzazione straordinaria. In più rispetto alla consuetudine serve alcol o varichina. Poi ci sono le mascherine da indossare fino al raggiungimento del posto a sedere e un po’ di distanziamento. In questo momento il presidente del consiglio avrebbe dovuto moltiplicare i festival per decreto. E invece ha scelto la via dell’assistenza con l’elemosina di qualche centinaia di euro. E tutto ciò senza fare differenze tra i lavoratori professionisti che vivono di questo mestiere e quelli che lo fanno saltuariamente, in maniera amatoriale. Bastano sette giornate lavorative in un anno per essere parificati ai tecnici e agli artisti che vivono realmente di teatro. Sulla cultura pesa un atteggiamento che è stato ben sintetizzato dal nostro presidente del consiglio. Noi artisti siamo quelli che fanno sorridere e appassionare. Siamo un prodotto utile a far passare un’oretta di distensione. Un’alternativa all’aperitivo.

Per il dopo Covid non sei molto ottimista. Probabilmente continueremo a fare le stesse cose di prima, come prima. Pensi che il Covid sarà un’occasione persa?

Sì. È un’occasione persa per tutto il settore. Non ho nessuna speranza che la nostra condizione migliori. E non per un complotto dei poteri forti, anche se alcune grosse istituzioni ci hanno guadagnato. Ma soprattutto perché questo momento di emergenza ha evidenziato una mancanza pressoché totale di coscienza politica tra i lavoratori del settore. Pochissimi hanno manifestato il proprio bisogno di diritti, ma in generale non è cambiato nulla.

Questi i prossimi impegni di Ascanio Celestini:

Novellara – Barzellette (11 agosto)

Riomaggiore – Barzellette (12 agosto)

Cerveteri – Barzellette (14 agosto)

Collalto Sabino – Barzellette (17 agosto)

Cesenatico – lettura de “la freccia azzurra” di Rodari (19 agosto)

Assisi – Barzellette (20 agosto)

Modena – Radio Clandestina (21 agosto)

Santa Maria Maggiore – lettura de “la freccia azzurra” di Rodari (23 agosto)

Clamandrana – Radio Clandestina (24 agosto)

Monforte – Radio Clandestina (25 agosto)

Bosio – Radio Clandestina (26 agosto)

Fiumicino – La Ballata dei Senzatetto (30 agosto)

Auditorium di Roma – Pulcinella di Stravinskij e Pierino di Prokofiev (29 settembre)

Auditorium di Roma – Pulcinella di Stravinskij e Pierino di Prokofiev (30 settembre)

 

Riccardo Faiella


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