Aykut Saribas in mostra nella sede espositiva dell’ambasciata della Turchia

Fino al 9 luglio in piazza della Repubblica le opere pittoriche del "Volo Infinito"
Enzo Luciani - 10 Giugno 2009

Da venerdì 12 giugno 2009 a giovedì 9 luglio 2009, nel nuovo spazio espositivo dell’Ufficio Cultura ed Informazioni dell’Ambasciata di Turchia, nella sua sede di piazza della Repubblica 55-56, sarà allestita la mostra di pittura “Volo Infinito” dell’artista turco Aykut Saribas, le cui opere sono visibili negli orari di apertura degli uffici (09.00 – 17.00). L’inaugurazione è prevista per venerdì 12 giugno alle ore 17.00 alla presenza di S.E. Uğur Ziyal Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia.

Aykut Saribas inizia il suo cammino umano ed artistico ad Istanbul, città nella quale è nato, dove segue studi ad indirizzo classico che comprendono, tra l’altro, un corso di pittura e di disegno dal vero verso il quale dimostra un’attitudine speciale che viene sostenuta dal suo formatore, il grande pittore turco Mehmet Pesen. A seguire frequenta la scuola di tecniche della tradizione Ebru.

Trasferitosi in Italia studia presso l’Università di Perugia la lingua italiana e successivamente si iscrive alla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria dove si laurea nel 1987. Attualmente vive nella città di Taormina, dove esercita la sua professione nell’ambito dell’architettura in una sintesi di parametri mediterranei, tra cultura turca e siciliana, che si distinguono per equilibri di luci, ritmi e colori.

Sempre a Taormina, ormai divenuta la sua città d’elezione, riprende ed approfondisce gli studi pittorici intrapresi al liceo, realizzando lavori dalla tecnica ineccepibile, e dai contenuti che rilevano originalità e profondità d’animo. Partecipa a collettive e realizza personali, sia in Istituzioni pubbliche sia in gallerie private, ricevendo consensi, riconoscimenti e premi. Le sue opere sono in continua evoluzione, più per le tecniche esecutive che per le tematiche affrontate. La sua diviene una continua ricerca espressiva nella quale il recupero del tempo, come storia e come costume, ed il presente, vengono rivestiti da un’intensità poetica che lega il lògos alle immagini. Il suo sentire non si fossilizza sui cristalli del passato, attualizzato nei volti femminili, ma scorre su di essi, così come sui paesaggi della memoria e del momento, attraverso una tecnica che scivola sugli aspetti più melanconici frantumandoli. Nell’uso del colore, sempre velato da un fumo che corrompe i profili nello spazio circostante, per quanto siano presenti i rossi, i verdi, gli azzurri, i gialli, questi non stridono, non si contrastano, si mutuano a vicenda in palpiti di sofferta solarità pienamente mediterranea.

Innalzarsi in volo
come il sole all’alba
e quando scenderà il crepuscolo
sul bosforo
divenire un gabbiano
per vederti al tramonto
sul mar di marmara.
e poi
iniziare
l’infinito volo.

E’ con i colori del crepuscolo che Aykut Saribas apre il racconto di un volo che si snoda dal volto di una fanciulla alle ali di un gabbiano, il volatile a cui da sempre consegna le proprie pulsazioni e la propria anima, sino a giungere alla terra natia. Il crepuscolo è l’ora della malinconia, del giorno che si spegne, la luce muta in bagliori ramati, si affievolisce e si smorza in un nero cupo come il velo che circonda il viso della fanciulla amata (la figlia Paola), alla quale affida il ritorno ad Istanbul, la terra della sua formazione.

In più quadri, come per un tempo dilatato in graduale trasformazione, come per un sogno ad occhi aperti, la fanciulla trascolora, le sue braccia si moltiplicano in ali, ne assumono il fruscio; frantumata in mille gabbiani si eclissa in volo verso quel mare d’oriente da cui è giunto il padre; con questi si identifica, diviene gabbiano solitario, anima che anela al passato per ricongiungersi, riconciliata, al presente.

E il gabbiano si staglia sulle cupole di Istanbul e ne possiede gli Hamam e ne sfiora il mare, in cromatismi allusivi di una nostalgia che permea l’intero percorso figurativo; i colori impregnati di tempo si assopiscono nella monocromatica immagine della città, solare ma dolorosa cartolina del passato impressa a fuoco nell’anima di Saribas.

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Come per un volo infinito, assorbiti i luoghi vissuti dal padre, il gabbiano intraprende la via del ritorno, l’anello di congiunzione tra passato e presente, tra storia e vita, si compie, l’oggi preme, il futuro è nella terra di Sicilia dove da tempo il padre si è fermato. E si accendono i vermigli, i verdi, gli azzurri, il gabbiano abbandona le ali, sommerge il fruscio, plana e si annulla in una sfolgorante veste rosso amaranto che avvolge la superba bellezza della fanciulla dalla quale ha spiccato il volo.

Maggio 2009, testo di Mirella Bolognari


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