Baracche rom nell’area Cotral di via Severini, al posto del parco promesso

Pezzi di legno e lamiere all’esterno, cartoni per riscaldare gli interni. Da oltre un anno alcune famiglie rom hanno scelto di costruire "casa" nell’area verde di proprietà "Cotral Patrimonio" circoscritta fra via Massimo Campigli, via Gino Severini, via Collatina, via Giorgio De Chirico e viale Giorgio Morandi, a Tor Sapienza.

Una vera e propria baraccopoli con condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie, soprattutto per i minori presenti nel campo, privo delle più elementari norme e strutture. Nella notte tra il 1° e il 2 luglio 2010 la baraccopoli è stata distrutta dal fuoco e sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco insieme ad alcune volanti della Polizia. Per fortuna, nessuna vittima.

Singolare appare il fatto che nel giro di pochi giorni le famiglie rom abbiano "riedificato" nuovi alloggi di fortuna. E’ chiaro che tale situazione contrasta col superamento della logica dei campi, frutto di una cultura emergenziale, che il comune di Roma e in particolare il VII Municipio si è impegnato a perseguire, come deliberato nella seduta del 12 giugno 2008 in sede di approvazione di linee programmatiche.

Tanto più che nel quadrante Collatino-Tor Sapienza già insistono i due campi nomadi autorizzati di Salviati 1 e 2, oltre all’edificio di via Collatina per i rifugiati politici, e in tal modo la zona si trova a dover sostenere non soltanto una condizione emergenziale maggiore, ma anche più insediamenti rom di altri territori romani. Senza contare il diffuso fenomeno della prostituzione, mai debellato negli ultimi vent’anni.

Queste sono le certezze. I dubbio sono due: quanto sia costata alla collettività la recinzione dell’area verde che il Comune ha realizzato prima che lo spazio in uso ai rom divenisse proprietà Cotral e che oggi risulta in più punti vandalizzata; quando Comune e VII Municipio si decideranno a intervenire per dare ai nuclei rom una soluzione abitativa adeguata e, alle 1.002 famiglie residenti, un parco giochi nell’unico lotto rimasto di proprietà pubblica.

Marcello Santarelli

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