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BASF, i cittadini chiedono alla politica di risolvere il problema

Una questione resta aperta: cosa accadrebbe in caso di incidenti e sulla mancanza di piani, di codici di comportamento da adottare

basf SedeDa Settecamini e Case Rosse continuano gli appelli perché venga allontanato dall’agglomerato urbano lo stabilimento della multinazionale BASF battezzata da tempo la fabbrica dell’oro e dei veleni.

Questa volta, di più, i cittadini si pongono domande angoscianti su cosa accadrebbe in caso di incidenti e sulla mancanza di piani, di codici di comportamento da adottare per scongiurare disgrazie maggiori.

E per dare fondamento e consistenza al loro malessere, fanno risaltare l’inevitabilità degli infortuni in quel tipo di fabbrica alla luce di quelli già accaduti in passato e giustamente paventando il loro ripetersi e relative conseguenze ora inimmaginabili.

Il primo episodio accadde 15 anni fa, esattamente il 12 gennaio 1999, nello stabilimento di Roma e il secondo che si sappia è quello di pochi giorni orsono, nello stabilimento di Cinderford (Regno Unito). In entrambi i casi si è verificata la rottura accidentale di un grosso contenitore di acido cloridrico che non si sa quali danni avrebbe potuto causare se il pronto intervento di personale specializzato non avesse prontamente confinato il pericoloso liquido  nel perimetro degli stabilimenti.

Di quello stesso acido cloridrico, a Roma e nello stabilimento di via di Salone,  la BASF ex Engelhard, ne utilizza ogni anno più di 1000 tonnellate e a poche centinaia di metri da un quartiere densamente popolato ed operoso per attività commerciali, professionali, residenziali compreso anche un asilo nido. La domanda è: cosa accadrebbe se un altro incidente simile, o magari peggiore si verificasse in questo contesto? Cosa si è predisposto per tutelare la salute dell’umanità circostante o in transito che ne verrebbe inevitabilmente coinvolta?  Perché, è bene chiarire, che non sarebbero coinvolti solo i numerosi residenti ed operanti nell’area ma anche quanti vi transitano. Via di Salone infatti fa da collegamento tra due grandi vie di comunicazione quali la Collatina e la Tiburtina sempre intense di traffico e quindi davanti ai cancelli della BASF transitano ogni giorno migliaia di automobilisti.

Le domanda quindi non è peregrina dal momento che la ASL RMB, già nel 2009, nell’esprimere il suo parere negativo all’inceneritore della BASF si premurava di aggiungere: “Dovrebbe in ogni caso essere predisposto un adeguato piano di informazione della popolazione sui rischi associati alle attività della BASF che possono essere autorizzate, sia nelle normali condizioni di esercizio, sia in caso di eventi incidentali, studiato in maniera differenziata per i residenti, per i dipendenti e i clienti delle attività commerciali sorte nelle adiacenze” .

Purtroppo non risulta che a tutt’oggi sia stata presa nella dovuta considerazione la raccomandazione della ASL e stupisce che a fronte di tanti permessi ed autorizzazioni nessuno abbia pensato ad avvenimenti tutt’altro che ipotetici e che al contrario si sia continuato addirittura ad  autorizzare un notevole incremento delle lavorazioni.

Per questi motivi i cittadini sempre più preoccupati chiedono risposte alla politica e si dicono disposti a non cessare dall’avversare la pericolosa “bomba ecologica” rappresentata dallo stabilimento chimico BASF che mette a repentaglio tante vite umane.

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