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Basf perquisita dopo le denunce per i fumi tossici

La Procura di Roma dispone controlli all'inceneritore e 150 agenti del gruppo Spe, servizio prevenzione emergenze, e operatori dell'Arpa Lazio eseguono sequestri

Finalmente una svolta in un caso di cui ci siamo lungamente interessati e che si trascina da almeno 10 anni e vede da una parte gli abitanti di Case Rosse e Settecamini e dall’altra una multinazionale, la Basf ex Engelhard.

Da una parte i Comitati dei cittadini di Case Rosse e Settecamini che non chiedono altro che di vivere senza l’incubo di tumori e accusano l’inceneritore di rifiuti speciali della Basf di emettere concentrazioni di diossina nell’aria fuori dalla media. Concentrazioni preoccupanti rafforzati da un’analisi del Dipartimento di Epidemiologia della ASL RMB del 16 settembre 2003 che evidenzia una mortalità per tumori nella popolazione maschile di Case Rosse e Settecamini dal 1987 al 2001, del 30% in più della media di Roma e inoltre la maggiore preoccupazione del dirigente del dipartimento che evidenzia una mortalità superiore del 188% causata da linfomi non Hodgkin. I comitati cittadini lanciano perciò da tempo allarmi inutilmente puntando alla delocalizzazione dell’impianto o, in alternativa, la sua sostituzione con l’“AquaCritox/AquaCat”, una tecnologia di smaltimento già sperimentata e capace di azzerare sia le emissioni in atmosfera e che le acque reflue di lavaggio dei fumi attualmente versate nell’Aniene.

Dall’altra c’è il colosso statunitense Basf ex Engelhard che continua imperterrito a smaltire catalizzatori esausti provenienti da mezza Europa ricavandone metalli preziosi, grazie a leggi italiane meno restrittive in materia, proroghe, autorizzazioni e annunci di accordi e delocalizzazioni mai avvenute. Autorizzazioni che consentono fin dal 1993 alla “fabbrica dell’oro e dei veleni” di proseguire nelle sue funzioni di smaltimento di catalizzatori esausti provenienti da fabbriche chimiche e farmaceutiche, benché definiti tossici già nel decennio precedente da due decreti del Presidente della Repubblica.

Ora, il 13 maggio, la svolta dopo 50 anni che la Basf immette veleni nell’aria, inquina le acque e il suolo! Agenti del gruppo servizio prevenzione emergenze infatti, diretti dal comandante Antonio Di Maggio, supportati anche dall’Arpa Lazio, piombano nella fabbrica e sequestrano cartelle e analisi sulla qualità dell’aria per verificare se i temuti rischi di inquinamento ambientale nell’area della fabbrica e nelle falde acquifere siano reali. E’ tempo che la Divisione Catalizzatori della Basf cessi di attentare alla salute, alla vita stessa dei residenti di ben due quartieri della Capitale. A pochi metri dalla fabbrica infatti, dove prima c’era la campagna, oggi ci sono case e asili per la prima infanzia.

Quella che i cittadini considerano l’ultima beffa ai loro danni è del 16 ottobre 2009 allorquando è stato dato parere favorevole a una delle tante autorizzazioni “provvisorie” ignorando il parere avverso emesso qualche mese prima dalla ASL. Il permesso, limitato a 18 mesi più 6, era condizionato, all’esito positivo della sperimentazione della nuova tecnologia a emissioni zero “AquaCritox/AquaCat”. In caso di esito negativo, si sarebbe istituito un tavolo di trattativa per la delocalizzazione dell’inceneritore. Tutta aria fritta in quanto la sperimentazione non è mai avvenuta come non si hanno tracce di controlli sulla qualità dell’aria all’esterno dello stabilimento da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.

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