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Beffa europea per Roma: l’Agenzia delle Dogane vola a Lille, il “Pentagono” dell’Eur resta vuoto

Dopo i dossier Ema e Amla, l'Italia incassa il terzo "no" consecutivo da Bruxelles

Ancora una volta, Roma arriva a un passo dal traguardo europeo, ma si ferma proprio sul più bello. La mattinata del 25 marzo si è chiusa con una delusione pesante: la nuova Autorità europea delle dogane (Euca) non sarà ospitata nella Capitale, ma nella città francese di Lille.

Una sconfitta che brucia, soprattutto perché Roma aveva superato una concorrenza agguerrita – da Varsavia a Porto, passando per Malaga e Bucarest – arrivando fino all’ultimo atto della selezione.

Poi, però, la decisione finale presa dai rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio UE ha premiato la candidatura francese.

Una storia che si ripete

Per l’Italia è un copione già visto. Negli ultimi anni, le grandi agenzie europee sembrano sfuggire sistematicamente: prima l’Agenzia del Farmaco finita ad Amsterdam, poi l’Autorità antiriciclaggio assegnata altrove nel 2024.

Ora si aggiunge anche la Euca, in quella che appare come una serie di occasioni mancate che alimentano interrogativi sul peso del Paese nei tavoli decisionali europei.

Il quartier generale già pronto all’Eur

E pensare che Roma aveva già preparato tutto. La sede individuata era nel cuore dell’Eur, in viale della Civiltà Romana, all’interno del cosiddetto “Pentagono”: oltre 10mila metri quadrati pronti ad accogliere circa 500 funzionari europei.

Un complesso moderno, inserito in uno dei quadranti più strategici della città, a pochi passi dalla Nuvola e dal Palazzo dei Congressi. Un progetto concreto, che puntava a trasformare l’area in un polo amministrativo e tecnologico di respiro internazionale.

La candidatura: diplomazia e innovazione

La corsa di Roma era partita ufficialmente a dicembre, con il sindaco Roberto Gualtieri impegnato a sostenere la candidatura a Bruxelles.

Sul tavolo, una doppia carta: da un lato il ruolo storico della Capitale come centro diplomatico, con centinaia di ambasciate e organizzazioni internazionali; dall’altro, l’immagine di una città proiettata verso l’innovazione, forte di investimenti e riconoscimenti legati al modello di “smart city”.

Argomenti che hanno convinto nella prima fase della selezione, ma che non sono bastati nell’ultimo confronto.

Tra ambizioni e realtà

Il risultato lascia aperta una riflessione più ampia: Roma continua a essere una città dal fascino indiscusso e con grandi potenzialità, ma fatica a trasformare queste qualità in vittorie concrete nei grandi dossier europei.

Lille festeggia, mentre nella Capitale resta l’amaro di un’occasione sfumata. E ancora una volta, la sensazione è quella di essere arrivati vicini, troppo vicini, a un traguardo che continua a sfuggire.


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