Categorie: Scienza Quotidiana

Bollicine multi-tasking

Ogni qualvolta sento un accenno di influenza sono solito prendere una compressa effervescente di aspirina. E questo è uno di quei giorni. Tralasciando il fatto che questo possa, o no, rappresentare il miglior rimedio per combattere lo stato influenzale, sono convinto che è molto interessante capire quello che succede nel bicchiere al momento che la pastiglia entra in contatto con l’acqua. Bollicine.

Bollicine che hanno i compito di far sciogliere la pastiglia. Ci sono delle pastiglie che nono si sciolgono facilmente. Spesso occorre agitare con un cucchiaino fino a che non si ottiene la completa dissoluzione. Invece, la mia aspirina la lascio nel bicchiere e dopo pochi secondi è completamente sciolta. Magia? Assolutamente no.

pasticcaeffervescenteChimica? Esatto! Le pastiglie effervescenti contengono quasi sempre due componenti fondamentali. Il bicarbonato e qualche acido (acido citrico, pensate al succo di limone). Questi, insieme, sono i responsabili dell’effervescenza che tanto mi affascina. Eh si perché la formula chimica del bicarbonato, che è uno ione, è HCO3. Quando c’è anche un acido in “giro”, questo libera a sua volta delle particelle, sempre ioni, in questo caso ioni idrogeno, indicati come H+ (se ricordate quando abbiamo parlato di pH, questi ioni sono i responsabili dell’acidità di qualsiasi cosa). Ok, bene. Ci siamo. Quello che succede è che, se questi due ioni si incontrano, danno luogo ad una reazione che genera, due molecole che conosciamo benissimo, acqua (H2O) ed anidride carbonica (CO2).

È proprio la CO2, che essendo un gas, determina la presenza di bollicine. Queste bollicine sostituiscono il cucchiaino, e quindi, in completa autonomia, fanno si da agitare la soluzione e far sciogliere la nostra pastiglia.

Talvolta infatti, il bicarbonato è utilizzato come anti-acido (alcuni sono contrari). Beh, la reazione che si sfrutta è proprio la stessa che avviene nel bicchiere. Il bicarbonato, essendo un composto leggermente alcalino, riesce ad “opporsi” alla forte acidità che a volte ci tormenta.

Questa reazione è utilizzata anche nei lieviti detti “chimici” (anche se vi ricordo che… tutto è chimica), o meglio quelle formulazioni che sfruttano una reazione chimica, piuttosto che propri e veri lieviti, in cui la produzione di anidride carbonica provoca il rigonfiamento del pane o pizza (ne avevo parlato in uno dei primi articoli).

Insomma, una semplice pastiglia di aspirina ci porta a pensare a tante cose, diverse (pizza, acidità di stomaco, effervescenza), possono essere collegate attraverso una reazione chimica (buona!).

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