Buone notizie dal Centro Covid dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Perché alcuni bambini guariscono prima? In che modo questi risultati miglioreranno la situazione?
Patrizia Artemisio - 16 Marzo 2021

Qualche giorno fa in una nostra intervista il Dr Andrea Campana, responsabile del Centro Covid dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, diceva: “Questa malattia nel bambino è esattamente la stessa malattia che abbiamo imparato a conoscere lo scorso marzo”.

Oggi la notizia che finalmente abbiamo qualche arma in più per debellarla.

Proprio in piena emergenza sanitaria, nell’estate 2020, è stata svolta una ricerca i cui risultati ora identificano per la prima volta le caratteristiche immunologiche dei bambini che meglio reagiscono all’infezione da nuovo coronavirus, riuscendo a debellarla già dopo la prima settimana.

La ricerca, che ha coinvolto 66 pazienti di età compresa tra 1 e 15 anni ricoverati nel Centro Covid di Palidoro, è stata promossa dal gruppo di studio “CACTUS – Immunological studies in children affected by COVID and acute diseases”, creato da medici e ricercatori del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero del Bambino Gesù, ed è stata realizzata insieme all’Università di Padova e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Perché alcuni bambini guariscono prima

Le indagini di laboratorio hanno evidenziato come il profilo immunologico dei bambini che già dopo una settimana erano riusciti a neutralizzare il virus, era caratterizzato da una grande quantità di linfociti T e B specifici contro SARS-CoV-2, capaci di riprodursi velocemente una volta entrati in contatto con l’agente patogeno e di produrre un gran numero di anticorpi neutralizzanti.

Nei bambini con questo particolare profilo immunologico è stata riscontrata già dopo una settimana una bassissima carica virale (meno di 5 copie virali per microlitro di sangue), tale da annullare di fatto la loro capacità infettiva, dunque la possibilità di contagio, anche in presenza di un tampone ancora positivo.

La presenza di linfociti T e B specifici contro il Coronavirus, inoltre, appare correlata all’esposizione dei bambini ad altri virus stagionali. I pazienti con la maggiore capacità di sconfiggere rapidamente il SARS-CoV-2, infatti, erano quelli già entrati in contatto, nella loro storia clinica, con un numero elevato di altri virus influenzali.

In che modo questi risultati miglioreranno la situazione?

L’identificazione delle caratteristiche immunologiche dei bambini in grado di neutralizzare rapidamente il virus potrà consentire in futuro di adottare migliori strategie terapeutiche, verificare l’efficacia delle vaccinazioni sui bambini e disegnare misure di quarantena personalizzate.

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Qualora infatti si decidesse di testare i bambini sulla base del loro profilo immunologico, oltre che sulla positività al tampone, si potrebbe ipotizzare di personalizzare il periodo di isolamento prima del rientro a scuola, riducendolo potenzialmente ad una settimana.

Il profilo immunologico identificato dallo studio potrà essere utilizzato anche per misurare l’efficacia dei futuri studi sulla vaccinazione in ambito pediatrico. Si tratta dello stesso metodo già utilizzato, per esempio, per verificare l’avvenuta immunizzazione del personale ospedaliero del Bambino Gesù in seguito alla recente campagna vaccinale.

Sul piano delle terapie, infine, conoscere il particolare profilo immunologico del singolo paziente potrebbe consentire, per quelli che presentano sintomi più gravi, di intervenire prima e con farmaci mirati (ad esempio i futuri anticorpi monoclonali), per aiutarli a sconfiggere più facilmente la malattia da SARS-CoV-2.

Così, mentre la rivista scientifica Cell Reports pubblica i risultati dell’indagine, mentre il celebre violoncellista Yo Yo Ma si esibisce in un centro vaccinale del Massachusetts, mentre il teatro si sposta sui devices, mentre dimentichiamo come si applaude, c’è chi lascia nel cuore di ognuno la più profonda e discreta delle standing ovation.


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