Casal Selce, la rabbia dei cittadini contro il biodigestore: “Difendiamo la salute e il nostro territorio”

I residenti attendono con trepidazione l’11 dicembre 2025, quando il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sull’idoneità del sito

Il sole del sabato pomeriggio non ha fermato la protesta. In quasi quattrocento si sono ritrovati a Casal Selce, nel cuore dell’agro romano, per gridare il loro “no” al biodigestore che, nei piani del Campidoglio, dovrebbe smaltire quasi la metà dei rifiuti organici della Capitale.

Striscioni, megafoni e cori hanno attraversato le strade del quartiere, trasformandole in un palcoscenico di rabbia e resistenza civile.

I residenti non si rassegnano. Temono per la salute, per l’ambiente e per la qualità della vita. “Questo blitz di Gualtieri è una forma di disprezzo nei confronti dei cittadini e dei magistrati, perché il giudizio è ancora in corso” ha attaccato Domenico Razza del Comitato Difendiamo Casal Selce.

A preoccupare ulteriormente la comunità è il ritrovamento, durante i primi scavi, dei resti del vecchio Stadio Olimpico: “Potrebbero contenere sostanze tossiche come l’amianto” denunciano, mentre l’ansia cresce soprattutto tra chi vive a ridosso del sito.

Il fronte della protesta non si limita alle piazze. I comitati hanno depositato un’istanza di sospensiva dei lavori e chiedono a gran voce lo stop immediato del cantiere, avviato in pieno agosto “senza nemmeno un cartello visibile”.

“Vogliamo che il Consiglio di Stato, prima di qualsiasi mossa, si esprima sui ricorsi presentati” ribadisce Elisabetta Musso, altra voce del Comitato. La contestazione è chiara: l’impianto è troppo vicino a case e scuole, in una zona agricola vincolata e dal valore paesaggistico.

La battaglia dei cittadini ha trovato sponde anche in politica. Dal Municipio XIII al Parlamento, diversi esponenti si sono schierati al fianco della comunità.

L’ex presidente municipale e oggi dirigente regionale della Lega, Daniele Giannini, parla di “errore strategico”: “Sono contrario ai mega impianti, servono strutture minori, diffuse e sostenibili, una per ogni municipio. Casal Selce è agro romano, un’area da proteggere. Qui un biodigestore significa compromettere paesaggio, salute e vivibilità”.

Il Campidoglio difende la scelta come indispensabile per la gestione dei rifiuti della Capitale. Ma intanto, nelle strade di Casal Selce, il malcontento cresce.

I residenti attendono con trepidazione l’11 dicembre 2025, quando il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sull’idoneità del sito. Una data cerchiata in rosso sui calendari, che potrebbe decidere il futuro non solo di un quartiere, ma del modello di gestione ambientale di tutta Roma.

Fino ad allora, promettono i comitati, la mobilitazione non si fermerà: “Difendiamo il nostro territorio, difendiamo la nostra salute”.

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