Casale di Roma vecchia al Parco degli Acquedotti. Sulle orme degli Orazi e Curiazi

Una visita guidata da Giuliana Mastrocesare organizzata dall’Associazione “Ecologia urbana”
di Aldo Pirone - 21 Ottobre 2013

Giuliana Mastrocesare è una ragazza minuta, ma piena di passione e di amore per il Parco degli Acquedotti e dell’Appia antica. Con la sua associazione “Ecologia urbana” in collegamento con l’Ente parco lavora da anni, volontariamente e instancabilmente, a far conoscere la storia del territorio, la sua bellezza, i suoi tesori archeologici.
E’ anche autrice insieme a Pasquale Grella del libro “Parco degli Acquedotti. Le acque di Roma passavano di qui”.

Mario Tozzi

Mario Tozzi

Domenica 20 ottobre mattina Giuliana ha condotto una visita al Casale di Roma vecchia e all’antica stazione ferroviaria di Pio IX di fronte alle arcate maestose dell’Acquedotto Claudio. Vi hanno partecipato molti cittadini che per la prima volta hanno potuto visitare il Casale aperto al pubblico per l’occasione. Fra il gruppo, con il suo zainetto fotovoltaico, c’era anche il nuovo commissario all’Ente Parco Mario Tozzi.

Raduno al casotto di legno del punto informativo del Parco in via Lemonia. Poi ci si è avviati verso il Casale. Qui la nostra guida ha cominciato ad illustrare le antiche origini del territorio circostante più volte interrotta dal rumore degli aerei della Rayanair in discesa inquinante verso l’aeroporto di Ciampino.

Dalle prime popolazioni latine pre e protostoriche che abitavano la pianura creata dalle eruzioni laviche del gruppo vulcanico dei Castelli romani fino ai secoli di Roma antica. La formazione durante il secondo Re di Roma Numa Pompilio dei Pagi nell’agro romano, specie di distretti rurali, fra cui il Pago Lemonio della omonima gens Lemonia, una delle più antiche tribù rustiche. Poi la vicenda leggendaria di Albalonga fondata dal figlio di Enea Ascanio, o Iulo, il capostipite della gens Iulia.
Albalonga, come si sa, venne in guerra con Roma ma la comune discendenza attraverso Romolo eponimo dell’urbe condita (fondata) rendeva il conflitto fratricida. Per cui fu deciso di risolverlo col celeberrimo duello fra Orazi e Curiazi nei pressi delle Fosse Cluiliae che dovevano appunto situarsi nell’area degli acquedotti.
Le parole di Giuliana richiamano la leggenda dei luoghi che si fonde con la storia: la connessione culturale, sentimentale, psicologica perfino magica fra Roma e l’elemento latino dei Colli Albani. La piana degli acquedotti che scendeva da quei monti dove c’era già il culto di Diana cacciatrice nel nemus aricinum, un bosco sacro sul lago di Nemi, insieme a quello di Iuppiter Latiaris (Giove laziare) col suo santuario sul monte Cavo che univa la federazione dei 30 populi albenses dentro cui c’erano, in età protostorica, anche alcune tribù residenti nel sito romano: Foreti (Foro), Latinienses (Campo Marzio), Mucienses (Quirinale), Querquetulani (Celio), Titienses e Velienses (Velia).
La piana, dunque, come corridoio naturale di accesso all’urbe. L’accesso dell’acqua, innazitutto, incanalata e irreggimentata dagli Acquedotti romani: l’Anio vetus, il più antico (270 a.c.), sotterraneo, il Marcio (144 a.c.) con sopra alle sue arcate anche i condotti dell’acqua Tepula (125 a.c.) e Iulia (33 a.c.) e il Claudio (52 d.c.) con lo speco sovrapposto anche dell’Anio novus. E uno rinascimentale fatto da Papa Sisto V (1.587) e sovrapposto al Marcio: l’Acquedotto Felice.
Poi c’erano le strade. La via Latina, più antica dell’Appia, che collegava Roma con Capua e la Campania e i cui basolati abbiamo visto per un breve tratto, proprio accanto al Casale, dentro il fosso medievale, oggi asciutto, dell’Acqua mariana realizzato da Papa Callisto II nel 1.120 per riportare in città l’acqua Tepula e Iulia.
La pianura, tra la Prenestina e l’Appia antica, che dai Colli Albani si allungava verso Roma era densamente popolata. Non solo i pagi, cioè i villaggi rurali, ma grandi ville rustiche dei nobili romani: dalla villa imperiale dei Gordiani a villa Settebassi (Settimius Bassus), da villa delle Vignacce (Quinto Servilio Pudente) alla villa dei Quintili. Residenze sontuose e, insieme, fattorie che producevano derrate alimentari per il mercato dell’urbe. Quando nei secoli bui, dopo le invasioni dei Goti e il taglio degli acquedotti da parte di Vitige (537 d.c.), l’agro romano divenne deserto, malarico e insicuro il panorama fu punteggiato dalle torri medievali di avvistamento e dai casali feudali. E così rimase fino all’800.
Il Belli ne parlò nel sonetto “Er deserto” come di “una campaggna rasa come sce sii passata la pianozza, senza manco l’impronta d’una casa! L’unica cosa sola c’ho ttrovato in tutt’er viaggio, è stata una bbarrozza cor barrozzaro ggiú mmorto ammazzato”.

Il Casale di Roma Vecchia

Il Casale di Roma Vecchia

Il Casale di Roma vecchia in opera muraria di stile saraceno fu costruito nel XII-XIII secolo. La chiesetta prospiciente chiamava con la sua campana a raccolta i fedeli sparsi e radi nelle capanne coniche nella campagna malsana.
Il nome di Roma Vecchia, spiega Giuliana, deriva dal fatto che nel settecento i grandi feudatari come i Torlonia avendo avviato i primi scavi videro emergere una grande quantità di reperti antichi (statue, fregi, colonne, capitelli ecc.) derivanti anche dalle tombe che costeggiavano la via Latina, ma che uniti ai resti maestosi di ville e acquedotti fecero credere a quei primi archeologi che in queste zone c’era stata una città più antica di Roma. Si entra nel Casale nelle cui mura sono incastonati numerosi reperti di marmo tra cui un’epigrafe funeraria intitolata a Statilio Optato, un sacerdote, che qui, nei pressi del V miglio della via Latina, doveva avere la sua tomba.

La vocazione a corridoio di collegamento di questa pianura è rimasta nei secoli.

Adotta Abitare A

Giuliana dopo la visita al Casale ci conduce più avanti lungo il viale alberato disseminato ai lati dai fusti degli alberi recentemente abbattuti che giacciono a terra come giganti piegati. Arriviamo al Casale del Sellaretto dove il viale alberato piega a sinistra. Qui c’era la stazioncina di Roma vecchia – segnata da una lastra di marmo ben visibile sotto una finestra – della ferrovia fatta costruire nel 1856 da Pio IX per congiungere Roma con i Castelli e, specialmente, con Castelgandolfo residenza estiva dei Papi. La ferrovia partiva da San Giovanni che a quell’epoca era considerata zona molto fuori dell’area allora abitata che era ristretta praticamente al Campo Marzio e arrivava a tre chilometri da Frascati. Per cui, ci riferisce la nostra sapiente guida, i romani dicevano che non partiva da Roma e non arrivava a Frascati. Una ferrovia lumaca che si guastava spesso. Malgrado ciò molto gradita agli abitanti dell’urbe perché consentiva loro di andare a fare le scampagnate ai Castelli dove c’era l’antica “connessione sentimentale” del vino buono. Essendo la linea fortemente affollata, spesso e volentieri molti rimanevano a terra quando il capotreno gridava: “Chiuso Frascati”. Un’espressione talmente frequente che entrò nel gergo usuale a significare che la questione su cui si stava discutendo era chiusa. E chiusa la ferrovia lo fu nel 1892 sostituita da altre, più efficienti e capienti linee ferroviarie e tramviarie per una Roma divenuta capitale d’Italia. Che però passavano sempre in questa zona; la ferrovia al di là dell’Acquedotto Claudio, il tram sull’Appia nuova e di qua su via Tuscolana.

Negli ultimi 77 anni, con la creazione degli Studi cinematografici di Cinecittà, la zona del Parco con le imponenti arcate degli acquedotti e lo stesso Casale di Roma vecchia sono diventati location del cinema italiano in numerosi film. Ultimo la “Grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Racconta Giuliana che anche  Akihito l’attuale imperatore del Giappone e studioso di idraulica volle venire a conoscere questa campagna che lui aveva visto al cinema nelle sequenze iniziali della “Dolce vita” di Fellini, rimanendone commosso.

E qui si chiude anche la visita tra i saluti e i complimenti dei presenti rivolti alla piccola grande Giuliana Mastrocesare ma anche con la vista, inquietante, sulle persistenti presenze e impianti abusivi su via delle Capannelle.


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