Cervelletta: una visita guidata particolare

Tra storia, ambiente, storia e cronaca
di Romilda Salvati - 29 Novembre 2015

Nella mattinata di sabato 28 novembre 2015 una trentina di persone provenienti a piedi o in bicicletta dai quartieri di Colli Aniene e Tor Sapienza si incontra di fronte al Casale della Cervelletta, situato all’interno del parco naturale della Valle dell’Aniene.

Casale della Cervelletta

Casale della Cervelletta

Lo scopo è una visita guidata della struttura, ma si trasforma ben presto in altro: Mimmo Pietrangeli, dell’associazione Insieme per l’Aniene comincia effettivamente a spiegare agli astanti che sono dinnanzi a una struttura composta da un corpo centrale risalente alla seconda metà del Cinquecento da cui svetta una torre tufacea medievale adornata con merli guelfi. Il palazzo attuale fu voluto dalla famiglia Borghese, ma il sito ospita insediamenti sin dell’epoca tardo-imperiale.

A ben guardare, di fronte alla facciata la pavimentazione è composta da basoli romani di riuso e sulla destra dell’arco tufaceo è appoggiata una pietra olearia in marmo bianco della stessa epoca.

Poco lontano dall’ingresso del casale svetta una costruzione dai contorni arrotondati: sembra una vedetta militare ma è in realtà uno sfiatatoio per le esalazioni del mosto in macerazione. Ebbene sì, sotto i piedi dei visitatori esiste tutt’oggi una grande stanza sotterranea, utilizzata un tempo come cantina sociale in cui pigiare l’uva.

La torre ha una lunga storia fatta di diverse funzioni: prima usata come dispositivi di difesa e attacco militare, poi come segno di proprietà (usanza portata avanti da famiglie ricche e prestigiose in età medievale) e poi nell’ultimo periodo di attività produttiva della tenuta come centro direttivo di merci e lavoro.

anfiteatroNella torre, fino agli interventi per far defluire all’esterno l’acqua fatti ai tempi di Veltroni, i gheppi –piccoli rapaci- facevano spontaneamente il nido. La valle dell’Aniene ospita anche popolazioni di tartarughe palustri, volpi, istrici, tassi e volatili particolari; grazie all’associazione di Mimmo, oggi il parco si ripopola progressivamente dell’alberatura originaria. Mimmo stesso, facendo germogliare un piccolo numero di rametti di pioppo cipressino ogni anno, ha fatto sì che oggi la grande conca che viene chiamata anfiteatro naturale sia di nuovo racchiusa tra filari di questo albero.

Anche dell’anfiteatro occorre dire qualcosa: ogni parola della descrizione di Mimmo nasconde un po’ di rabbia e un po’ di nostalgia. Ci si rende conto passo passo che in questa mattinata non ci si è riuniti solo per “ammirare” il casale, ma per pensare e agire. In effetti non possiamo ammirare più di questo: Mimmo non ha ricevuto le chiavi che si aspettava per farci entrare e allora eccoci qui, all’esterno, a cercare di capire cosa sia successo.

Cominciamo dal principio di questa travagliata storia. Quelli in cui l’associazione Insieme per l’Aniene gestiva la struttura sono stati tempi floridi: la valorizzazione artistica dell’immobile stava a cuore ai suoi membri e la biblioteca nata dalle donazioni di enti pubblici, privati e cittadini era arrivata a ospitare 6.500 volumi. A gestirla era la signora Rita; chi c’è stato assicura che fosse un posto accogliente e soprattutto curato, organizzato, amato. Certo, l’edificio era già pericolante… o forse no? Tanti di coloro che tengono a questo posto sembrano insinuare non troppo velatamente che quella fosse solo una scusa per creare problemi burocratici e ostacolare le attività che sarebbero nate all’interno senza scopo di lucro. “Quando bisognava farci entrare una troupe perché girasse un film”, dice ironicamente Mimmo, “la struttura era improvvisamente agibile!”.

Mimmo Pietrangeli

Mimmo Pietrangeli

Ci tiene Mimmo, ci tiene molto: lui e sua moglie sono venuti decine di volte personalmente nel cuore della notte dopo aver avuto l’allarme di presunta intrusione. L’allarme era collegato al suo telefono personale, ci dice; la polizia gli aveva detto spesso che avrebbe potuto correre dei rischi accorrendo senza una volante a suo seguito, ma Mimmo si precipitava come se questo fosse un pezzo di casa sua. Ci teneva anche al soffitto a cassettoni della sala centrale, per esempio: cosa è successo?

E’ qui che comincia il periodo buio del Casale della Cervelletta: un componente del direttivo della sua stessa associazione ne fonda un’altra che quasi due anni fa ottiene dal Comune di Roma una determinazione dirigenziale con cui si autorizza che essa subentri nella gestione. Fioriscono all’interno un ristorante, una birreria e un bar, ma a pagarne il prezzo sono elementi come il suddetto soffitto cassettonato o il già nominato anfieatro naturale, ora ingombro di sedute per gli ospiti degli esercizi commerciali. Ciò che di più prezioso va a spegnersi, però, è di certo l’uso pubblico e non lucrativo della struttura. La storica dell’arte Maria Arcidiacono che prenderà la parola sul finale del nostro incontro riferisce di aver chiesto alla sovraintendenza come avesse potuto autorizzare quella e una serie di pericolose modifiche: la risposta? La sovraintendenza non le ha mai autorizzate. E Maria non è la sola a non vederci chiaro. Mimmo stesso ha scritto e continua a scrivere e parlare per denunciare questa strana faccenda.

pietraoleariaMa questa storia di ingiustizia e inadempienza non è finita qui: RomaNatura aveva avuto l’incarico dal comune di realizzare un albergo diffuso – cioè composto da sette piccole unità abitative staccate tra di loro per evitare l’impatto visivo di un grande edificio con l’ambiente circostante- riutilizzando i resti del fienile del casale. Anche questa possibilità di mantenerlo in vita è sfumata: i due milioni di euro stanziati sono rientrati nelle casse della Comunità europea senza colpo ferire.

Continuano a passarsi il megafono tanti testimoni di varie fasi della “caduta” del Casale della Cervelletta.

Il filosofo in pensione Nicola Marcucci ci fa riflettere sul fallimentare tipo di sviluppo economico su cui si modellano i nostri giorni; giorni in cui i soldi sono il fine e non un mero mezzo. Scherza sulla propria età e con nostalgia ci ricorda i tempi di mutuo soccorso del dopoguerra, quelli in cui circolava poco denaro ma si mangiava tutti, come in una grande famiglia. Ecco, proprio questo propone Marcucci: “costruire una comunità di comunità, in cui ogni quartiere mantiene la propria identità ma è legato a quelli circostanti da una rete di fratellanza”.

Antonio Viccaro, il cordinatore della Rete Territoriale Est e Elio Romano appartenente al cordinamento Uniti per la Cervelletta e tra l’altro presidente del comitato per il riuso della caserma Ruffo, ci riportano all’attualità. Viccaro ci annuncia “siamo qui perché occorre un nuovo progetto per ripartire, data la recente revoca della deliberazione dirigenziale del novembre 2014”. Propone che si metta su carta un programma di lavoro entro aprile con gli abitanti di Colli Aniene e Tor Sapienza e che nel frattempo vengano comandati due guardiaparco per arginare immediatamente il pericolo di occupazione abusiva dell’immobile.

Elio Romano tuona: “finalmente oggi non si vende né birra né pizza”, ma adesso occorre che i cittadini esprimano sogni e bisogni. Mafia Capitale, dice, ci ha insegnato che non è possibile una trasformazione sociale senza la partecipazione attiva della comunità.

Carlo Gori, a noi già noto per il progetto Morandi a Colori, ribadisce la necessità di un senso di responsabilità collettiva e di una cura costante e amorevole per i beni del territorio e approfitta per presentare il gruppo di percussioni africane di Nicola Caravaggio dal Centro Culturale Michele Testa: “l’idea” dice Gori, “è quella di fare ogni giorno una cosa bella”.

Giunge a questo punto la testimonianza più penosa: Maria Giorgina, abitante del villaggio rurale, prende il megafono a suo volta e sfoga la sua rabbia. Ci racconta di quando i suoi genitori, lavoratori dei terreni intorno al casale e licenziati dalla Tirrenia strinsero un patto per cui rinunciavano alla liquidazione in cambio del diritto di abitare nel villaggio come proprietari. Si tratta però di un patto che sa di tempi che furono: “bastava una stretta di mano”, dice Maria Giorgina, ma adesso quel patto non scritto non vale più nulla e cinque famiglie come la sua rischiano lo sfratto. La signora ripete ossessivamente: “non sono abusiva”. Sul diritto all’abitare la supporta una volontaria dei Blocchi Precari Metropolitani, ma il discorso si fa ancora più ampio: è ben noto che il problema non riguarda solo questo spicchio di città.

Mimmo Pietrangeli riprende la parola: entro aprile occorre avere un piano d’azione e tante idee.

cartelloNel frattempo la mattinata si conclude con un gesto simbolico che a dirla tutta ha fatto davvero emozionare i presenti. Elio Romano affigge un cartello sui cui è scritto “casale sottoposto a sequestro popolare per arroganza istituzionale”; nel frattempo qualcuno serra il cancello con un grosso lucchetto (apposto simbolicamente sopra a quello dell’”associazione a scopo di lucro” che non ci ha permesso di entrare). L’applauso esplode spontaneo.

Ora non attendiamo chissà cosa. La richiesta è chiara: occorrono persone pronte a impegnarsi a vario titolo nelle più svariate attività culturali e ambientali. Vogliamo che il casale ospiti ancora una biblioteca? Vogliamo tutelare il palazzo in quanto patrimonio artistico? Vogliamo tutelare la flora e la fauna? Vogliamo che tutto ciò sia messo a disposizione dei ragazzi delle scuole del territorio?

Ecco, è ancora tutto da scrivere, quel che conta è mobilitarsi davvero.

Di seguito i numeri da contattare per partecipare alla nuova vita del Casale della Cervelletta: 368510335; 3356485323; 3288573998.


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  1. Ottima la relazione, c’è solo da precisare che i presenti erano più numerosi: circa 60 in rappresentanze di diverse associazioni e cittadini del territorio. Enumero alcune associazioni partecipanti: Associazione e Centro Culturale Michele Testa; Centro Culturale Giorgio Morandi, Centro Sociale Anziani Michele Testa, Comitato per il riuso della Caserma Ruffo, Insieme per la Cervelletta, Uniti per Tiburtino 3, Osservatorio su Tiburtino 3, Nodo Territoriale Tiburtina, Amici del Cinema, Coordinamento contro ogni speculazione sul Centro Carni, L’Anfiteatro e tante altre, Saluti e complimenti per il giornale e il redattore dell’articolo.


  2. Ulteriore precisazione: erano anche presenti anche rappresentanti del gruppo scout CNGEI ROMA5, tra cui il responsabile. Questo gruppo degli scout laici CNGEI lavora da molti anni nel quadrante Tiburtino, e tra un mese dovrà lasciare i locali condominiali che affitta da più di vent’anni a Via Calosso per termine locazione. Il gruppo lavora con ragazzi dagli 8 anni in su e ha uno staff di volontari giovani e animati da grandissima passione.
    Colgo l’occasione anche io per fare i complimenti e ringraziare la redattrice del giornale.
    Luciano Fanfoni


  3. Anche l’Associazione Vivere a Colli Aniene e il CDQ Colli Aniene Bene Comune erano presenti con i loro rappresentanti. Ottimo il resoconto.

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