Cesare Tacchi, retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni

Roma rende omaggio, a poco più di tre anni dalla sua scomparsa, ad uno dei più importanti artisti della Pop Art italiana. Palaexpò fino al 6 maggio 2018
Carla Guidi - 12 Marzo 2018

Il Palazzo delle Esposizioni presenta “Cesare Tacchi (1940-2014). Una retrospettiva”, esposizione promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, ideata, prodotta ed organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, realizzata in collaborazione con l’Archivio Cesare Tacchi, a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi. (FOTO 1)

Più di 100 sue opere tracciano un percorso ordinato cronologicamente nelle grandi sale del Palazzo delle Esposizioni intorno alla Rotonda. Ritratto dalla critica nel 1959 come “un giovane solitario silenzioso e castigato”, Tacchi non mutò con gli anni il suo temperamento, ma questa predisposizione all’introspezione gli permise di catturare contraddizioni ed aspetti originali della realtà culturale dell’epoca. Sono in mostra i famosi dipinti estroflessi ed imbottiti, le cosiddette “tappezzerie”. Poltrona gialla e Poltrona rossa (FOTO 2) del 1964 aprono la serie di un’umanità rilassata e tradotta in una grafia al negativo, come catturata in effige dalla tappezzeria colorata dei salotti e dei letti sui quali si è momentaneamente abbandonata.

Accanto a queste tappezzerie, dove rimangono le ombre colorate degli esseri umani come fantasmi,sono esposte con la stessa tecnica, catturate in tessuto variamente decorato, famose icone della storia dell’arte italiana, come la Primavera (del Botticelli), ridefinita La primavera allegra, (FOTO 3) della Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Uno spirito assai diverso traspare dalle sculture in vilpelle realizzate intorno al 1967. Sono oggetti d’uso comune ridefiniti negando loro appositamente ogni funzione d’uso, un po’ una continuità tridimensionale della sua ricerca che, nello spirito della Pop Ar, denunciava l’invasione degli oggetti. Sono questi elementi di arredo impossibili – poltrone inutili, porte che non si aprono ecc e la grande Cornice, (FOTO 4) proveniente da La Galleria Nazionale, che non incornicia alcun quadro, ma rimanda solo a se stessa ed al vuoto che contiene.

Cesare Tacchi (Roma, 1940-2014) è stato uno dei maggiori interpreti del secondo dopoguerra italiano, da cui è partito elaborando poi uno stile unico e personale. Dagli anni Sessanta prese parte al dibattito culturale romano insieme ad artisti come Giosetta Fioroni, Mario Schifano, Renato Mambor e altre figure protagoniste della celebre Scuola di Piazza del Popolo. A soli diciannove anni esordisce insieme a Mario Schifano e Renato Mambor alla galleria Appia Antica di Roma nel 1959. Negli anni Sessanta partecipa a numerose mostre personali e collettive, esponendo spesso alla galleria La Tartaruga diventando uno degli artisti protagonisti della Pop Art italiana, “i 13 pittori a Roma”.

Nel catalogo della mostra Cesare Vivaldi, il più attento tra i critici dell’epoca, si domanda: “Sta forse sorgendo una sorta di ‘realismo di massa’, un’arte che si serve degli stessi mezzi della civiltà di massa per tracciarne una satira spietata?” Tacchi ha infatti dimostrato la sua originalità realizzando sin dal 1965 una produzione di oggetti-quadro, tele e dipinti “imbottiti”, sfruttando superfici come in una classica tappezzeria, un altorilievo pittorico ironico ed elegante, ispirato a temi “floreali” ripresi da Botticelli e Pisanello.

Negli anni Settanta partecipa ad importanti mostre presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, la Galleria d’Arte Moderna di Bologna e la Quadriennale di Roma, portando avanti la poetica Pop espressamente nelle citazioni d’immagini mass-mediali, sempre con la tecnica artigianale della tappezzeria. L’artista diventa quindi uno degli esponenti di punta della Pop Art romana o della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo insieme a Tano Festa, Mario Schifano, Franco Angeli, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Pino Pascali, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Mario Ceroli. (FOTO 5)

Il noto ed estremo gesto della Cancellazione d’artista compiuto da Tacchi in occasione della celeberrima rassegna “Teatro delle mostre” alla Galleria La Tartaruga di Roma nel maggio del 1968, è riproposto attraverso un “reperto” proveniente dalla collezione delle eredi del gallerista Plinio De Martiis, che permette ai visitatori del Palazzo delle Esposizioni di compiere un’esperienza che si avvicina a quella vissuta dai visitatori de La Tartaruga nel momento finale dell’azione. La Cancellazione d’artista, ovvero l’atto del cancellarsi con un barattolo di vernice bianca rappresentò un sentire comune in quegli anni, in cui il gesto del cancellare fu adottato da molti altri, fra i quali Isgrò.

A seguire è presentata in mostra una selezione significativa di opere di stampo “concettuale” realizzate nei primi anni Settanta, infine i grandi dipinti realizzati a partire dagli anni Ottanta, espressioni felici di un nuovo linguaggio e di un artista si rinnova.

In occasione della retrospettiva è visibile in mostra la video-intervista Le primavere pop di Cesare Tacchi, realizzata da Antonello Matarazzo. La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi che include i saggi delle curatrici, le tavole e le schede delle opere esposte, un’antologia di testi critici dedicati all’artista, una selezione dei suoi scritti (molti dei quali inediti), un’estesa cronologia e una sezione di apparati espositivo-bibliografici.

 

“Cesare Tacchi. Una retrospettiva” – Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – Roma. Dal 7 febbraio al 6 maggio 2018. Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso.

Informazioni e prenotazioni: Singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. 06 39967500; www.palazzoesposizioni.it

 Carla Guidi

FOTO DI VALTER SAMBUCINI

 


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