

Fatti e misfatti di marzo 2013 di Mario Relandini
Chi di “vaffa” ferisce…
“Nella votazione per la nomina del Presidente del Senato – va urlando, a voce e su “copmputer”, Beppe Grillo – chi si sia lasciato andare a dire sì al candidato di Pd e Sel, Pietro Grasso, si dimetta”.
Povero Beppe Grillo. Perché non solo alcuni dei suoi non hanno seguito il suo verbo e lo hanno tradito peggio di Giuda, ma ora, sul sito ufficiale e su “Facebook”, vanno affollandosi sempre più messaggi di dissenso nei confronti di lui dittatore e di assenso nei confronti di quanti hanno liberamente espresso il proprio convincimento e il proprio voto. Povero Beppe Grillo, sì: dopo tanti “vaffa” da lui elargiti a destra e a manca, ecco le prime raffiche di “vaffa” contro di lui. E, quel che è peggio, non solo e non tanto dagli scribi e dai farisei della vecchia politica quanto dai suoi stessi apostoli.
La follia dei “todos” impresentabili
“Voi del Pdl – ha schiaffeggiato Lucia Annunziata, durante la trasmissione “In mezz’ora” su Rai3, il segretario Angelino Alfano – siete impresentabili”. “Bersani e compagnia – ha urlato, ovunque si trovasse, Beppe Grillo – siete impresentabili”. “Il “Movimento 5 stelle” – continua a sostenere Niki Vendola – è impresentabile”. “E’ ormai impresentabile – secondo un po’ tutti – anche l’ex “premier” Mario Monti”.
Che sconforto. Che pena. Che dramma. Si riuscirà, alla fine, a trovare qualcuno, per la Presidenza del Consiglio prima e per la Presidenza della Repubblica poi, il quale possa essere giudicato presentabile anche da Beppe Grillo, da Niki Vendola, dagli amici e dai nemici di Mario Monti, perfino da Lucia Annunziata? Un fatto, comunque, è certo: è tutt’ altro che questo il momento in cui qualcuno possa continuare a comportarsi – con pensieri, parole, opere e omissioni – da peccatore laico contro il dialogo del buonsenso e della democrazia. Soprattutto se servizio pubblico come la Rai. Anche se poi, con ritardo e solo su sollecitazione, arrivino le scuse. Ma “pro forma” perché nessuno ha detto alla Lucia, alla fine, ” non lo fare più”. “Non lo fare più con nessuno”.
“Pantalone” e la Provincia di Roma
“Il dottor Umberto Postiglione – ha informato il “Corriere della Sera” – sta rivestendo il doppio ruolo di Prefetto di Palermo e di Commissario alla Provincia di Roma (sede lasciata vacante dal neoeletto a Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti) e quindi, pur dovendo lavorare forzatamente a mezzo servizio, sta percependo un doppio stipendio”.
Non interessa tanto, qui, ciò che il dottor Umberto Postiglione finirà per portarsi a casa, ogni fine mese, per questi due incarichi forzatamente dimezzati. Quanto interessa è annotare che, proprio a causa di questa vacante sede provinciale di Roma, i cittadini sono stati chiamati a pagare 31.470,22 euro al mese: 8.505,47 per il Commissario a mezzo servizio Umberto Postiglione, 6.379,10 per il Subcommissario vicario Clara Vaccaro, 5.528, 55 ciascuno per gli altri tre Subcommissari Paola Bernardino, Antonio Colaianni e Giuseppe Marani. E a pagare fino a quando? Chissà. Perché il Governo Monti, una volta inserite delle relative norme nel tristemente famoso decreto “Salva Italia”, si è poi sempre dimenticato di dare loro concreta attuazione. Ma tanto che fa? A pagare conseguenze e stipendi mica è stato, è e sarà il Governo Monti: è stato, è e sarà, come al solito, Pantalone.
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